Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

i-17 foto-03 s-_silverio_febbraio_1961 ss17 109a 88

Cinquant’anni da raccontare (4)

Condividi questo articolo

di Adriano Madonna

il tempo che passa

 

Bollicine italiane

A tavola neppure i ricchi bevevano l’acqua minerale, che era considerata un lusso da ristorante. L’acqua Sangemini, destinata a lattanti e ammalati, si comperava solo in farmacia. Tutti, invece, bevevano l’acqua Idrolitina, che si preparava versando in una bottiglia con il tappo automatico prima la bustina N° 1 (quella rossa) e poi la bustina N° 2 (quella blu). Si aspettava un po’ perché la reazione si completasse e… ecco l’acqua con le bollicine, l’acqua minerale fatta in casa dell’Italia povera e felice.
pibblicità dell'Idrolitina
L’Idrolitina, di antica formula, fu pubblicizzata con questo sonetto ormai storico, presente ancora oggi sulla stessa scatola gialla:

Diceva l’oste al vino

«Tu mi diventi vecchio

ti voglio maritare con l’acqua del mio secchio».

Rispose il vino all’oste:

«Fai le pubblicazioni,

sposo l’Idrolitina

del cavalier Gazzoni».

Da noi era mio fratello che si occupava di preparare l’acqua Idrolitina: studiava chimica all’università e certo, anche per questo, ci sembrava giusto che l’acqua la preparasse lui, ma continuava a girare e a rigirare la bottiglia e ad agitarla per far sciogliere bene le polverine, cogliendo sempre l’occasione per spiegarci che cosa fosse il precipitato, e sempre continuando a girare e rigirare la bottiglia. A quel punto a tutti veniva il vomito per quella specie di risciacquatura e nessuno beveva più.

«Speriamo che non faccia l’Idrolitina pure a Napoli!» scappò detto un giorno a mio padre, che alludeva ai costosi studi dell’università.

Al mio paese un personaggio celebre era il professor Fantasia, grande matematico, che morì alla bella età di 103 anni. Quando giunse al secolo gli fu proposto di registrare uno spot radiofonico in cui gli si chiedeva il segreto della sua longevità, al che il professor Fantasia, secondo copione, rispondeva con entusiasmo che il traguardo dei cent’anni gli era stato possibile grazie all’acqua Idrolitina. Ma una volta chiese candidamente a mio padre:

«Giggì, ma che t’è ’st’Idrolitina

Grande concorrente ad insidiare il trono dell’Idrolitina era l’acqua Idriz, che lanciò la novità della polverina in bustina unica, ma la lotta all’ultima bollicina infine fu vinta dall’Idrolitina, che aveva più anni e, in un certo senso, era come se appartenesse alla storia d’Italia.

pubblicità per l'idriz

 

Italia da 600 c.c.

La Fiat 600 fu il traguardo dell’italiano lavoratore degli anni Sessanta, il sogno realizzabile dell’epoca del boom economico. La famiglia media aveva la 600 e un figlio all’università. In realtà, la 600 era un finto regalo per il conseguimento del diploma delle superiori; finto perché solo nominalmente, dopo l’esame di stato, si diventava proprietari dell’automobile, che invece era predestinata a diventare automobile di famiglia e guai a toccarla con un dito! Di domenica, per la passeggiata sulle quattro ruote, ci si sistemava così: il figlio maggiore alla guida, ovvero quello che era stato infinocchiato con la balla del regalo di diploma liceale, che poi era l’unico ad avere la patente (anche quella aveva fatto parte del famoso “pacchetto regalo-truffa”); accanto, il padre, con la sua saggezza, che dava suggerimenti sulla velocità da raggiungere e sulle manovre. Dietro c’erano la mamma e il figlio più piccolo. Era buona norma di prudenza portare le catene da neve nel portabagagli se il cielo era nuvoloso e una bottiglia d’acqua nel caso in cui il radiatore iniziasse a bollire.
La 600

La 600 era una macchina straordinaria, ma anche la neonata 500 non era da meno. Di entrambe si guardavano con ulteriore ammirazione i modelli cosiddetti “elaborati”, con una fascia di colore diverso lungo la portiera. Quando mio fratello si laureò e cominciò a lavorare, comperò una 500 metallizzata con il volante di legno, una sofisticata elaborazione di Francis Lombardi, un illustre sconosciuto, ma il nome faceva effetto.

C’erano la benzina super e quella normale, ma, per economia, nel serbatoio era buona abitudine metterne metà e metà.

Fu il periodo d’oro delle agenzie di scuola guida: tutti prendevano la patente, persino le donne e le persone di mezz’età. La regina della strada era la Giulietta Sprint dell’Alfa Romeo, automobile di gran classe che ancora oggi, ambito pezzo da collezione, conserva immutato tutto il suo fascino.

La grande olimpiade

Le Olimpiadi di Roma del 1960 fecero spuntare i tricolori sui balconi, quando Livio Berruti tagliò vittorioso il filo di lana dei 200 metri piani, facendo una metaforica pernacchia ai favoritissimi velocisti americani. Con lo stesso entusiasmo vedemmo volare verso la medaglia d’oro Sante Gaiardoni, imprendibile eroe del ciclismo su pista, uno dei più begli allori dei giochi di Roma.
livio berruti vincitore alle olimpiadi di roma
Berruti divenne l’eroe del momento, il beniamino d’Italia, e fece capolino dalle pagine di tutti i giornali, nazionali ed esteri. Un noto settimanale gli dedicò un servizio con un gran numero di fotografie che lo mostravano persino lattante mentre faceva il bagnetto.

La Luna a portata di mano

Il 21 luglio 1969 tutto il mondo restò senza fiato davanti al televisore, nel vedere in diretta gli astronauti che saltellavano sulla Luna. Fu l’americano Armstrong a scendere per primo la scaletta della capsula e ad appoggiare il piede sul nuovo pianeta. Per la televisione italiana commentò l’impresa, dal punto di vista scientifico, il professor Medi e la cronaca giornalistica fu affidata a un giovanissimo Piero Angela.
il primo uomo sulla luna
E di colpo furono rispolverate tutte le canzoni, di ogni tempo, di cui la Luna è magia e protagonista: ritornarono in voga “Luna caprese”, “Luna Rossa”, “Guarda che Luna” e tante altre, ma dopo un primo momento di frenesia sembrò che quell’occhio del cielo a cui si erano ispirate generazioni di innamorati, poeti e canzonettisti, una volta persi il suo mistero e la sua irraggiungibilità, avesse perso anche un po’ della sua magia e, ad onta di quanto s’era predetto, non ispirò nuove canzoni e nuovi versi, ma divenne una cosa normale, con meno fascino, ormai… a portata di mano.

La scarpa più famosa del mondo

Tra tanta fama di uomini, scienziati e politici, anche la scarpa di Krusciov divenne famosa: il leader sovietico, preso da un attacco d’ira, la sbatté sul tavolo delle Nazioni Unite in occasione della crisi dell’U2, quando i ricognitori americani, che volavano più in alto dei missi sovietici, fotografarono indisturbati il territorio russo.
la scarpa di Krusciov sul tavolo delle Nazioni Unite

 

Sono stati questi i miei primi cinquant’anni. Avrei intenzione di scrivere anche dei secondi. Sapete, non è l’idea di arrivare a cent’anni che mi spaventa: forse ci arriveremo tutti, con dei computer al posto di cuore, fegato e polmoni. Ho solo un dubbio: così “aggiustati”, avremo ancora sentimenti per scrivere e ricordare?
A.M.

[Cinquant’anni da raccontare (4). Fine]

per la parte 1: leggi qui
per la parte 2: leggi qui
per la parte 3: leggi qui

Condividi questo articolo

Devi essere collegato per poter inserire un commento.