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Ponza e l’idraulica romana. La diga di Giancos

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di Leonardo Lombardi
Foto recente Diga Giancos

 

Gent. Redazione di Ponza Racconta,

ho inviato al sindaco di Ponza una lettera pregandolo di intervenire, con la sua autorità, affinché le opere romane che ancora sono leggibili ed osservabili in Ponza, vengano protette e messe in risalto così che studiosi e turisti possano valutare quanto i Romani fecero per rendere l’isola non solo abitabile e ricca d’acqua, ma ricca anche di svaghi. In particolare segnalavo al Sindaco la necessità di proteggere e mettere in risalto la diga di Giancos. Non ho mai ricevuto risposta.

Ponza è un esempio paradigmatico di come i Romani trasformavano i territori.
Ponza è un concentrato della tecnica idraulica romana.

Assieme a Domenico Musco e Ernesto Prudente, negli anni 90 del secolo scorso, eseguimmo lo studio e il rilievo delle 32 cisterne romane (le piscine), dell’acquedotto, che dalla cala dell’Acqua alle Forna, tutto in sotterraneo, scavato nella viva roccia, traversava l’isola e raggiungeva Santa Maria, per alimentare il Porto romano.

Inoltre scoprimmo la vera natura del “ponte” di Giancos, che secondo alcuni pareri sosteneva l’acquedotto che da Santa Maria (a quota 8 m s.l.m.) passava sul ponte a quota 14 m s.l.m. (!).
Ciò evidentemente non è possibile. Il “ponte” era una meravigliosa diga ad arco, vecchia di oltre 2000 anni, che mantiene nella sua struttura interna tutti gli elementi necessari al suo funzionamento.

Diga-Giancos. Ipotesi ricostruttiva
Si tratta in effetti di una diga ad arco; in archeologia se ne conoscono solo altre due, una è andata distrutta, l’altra è molto piccola.
Quella di Ponza è in effetti un unicum che andrebbe restaurato e valutato a pieno. Alta 13-14 m e lunga circa 30 m, di essa resta la grande struttura che all’esterno non mostra la sua arcuazione, ma all’interno l’arco è perfettamente visibile.
Un grande cunicolo molto arcuato riceve ai due estremi due bocche in muratura che, in caso di piena dell’invaso, consentivano lo sfioro dell’acqua e il suo scarico a mare. Il muro che proteggeva il cunicolo di scarico è stato rotto sul lato sinistro per consentire il passaggio di una fogna che fino a qualche anno orsono deturpava la diga.
Il coronamento in effetti rappresenta, oggi, e forse anche in epoca romana, un ponte sulla valle; ricoperto di opus spicatum (piccoli mattoni posti in verticale e messi in opera formando degli angoli tra loro) è indubbiamente romano.

La valle chiusa dalla diga è ormai completamente colmata da alluvioni e detriti per cui non è possibile vedere l’opera di presa della diga che doveva essere a qualche metro sopra il fondo dell’invaso; a suo tempo avevamo trovato un finanziamento del CNR per effettuare uno scavo dal fronte della diga, con la direzione di Filippo Coarelli, uno dei migliori archeologi dell’area romana, ma la Soprintendenza che non ha mai voluto riconoscere che non fosse un ponte, quindi non autorizzò lo scavo e non diede il consenso.

Tra la diga e il mare il Tricoli, nella sua preziosa pubblicazione, ci racconta che esistevano dei mosaici con figure umane nere, mosaici tipici di un edificio termale romano.

Sarebbe un delitto se questo patrimonio andasse perduto, mi auguro sempre che la Soprintendenza chiami un tecnico ad esaminare il rudere e ne chiarisca l’importanza.

Cordiali saluti
Leonardo Lombardi

Leo-Lombardi.-Copertina-libro.-Ponza.-Impianti-idraulici-romani.1

 

Note
Sul sito si trovano altri articoli dedicati alle dighe romane e a quella di Giancos in particolare e ad altri impianti idraulici romani correlati:

Impianti idraulici romani. La diga di Giancos (1); del 3 settembre 2011 (leggi qui)
Impianti idraulici romani. La diga di Giancos (2); del 30 settembre 2011(leggi qui)
Impianti idraulici romani. La diga di Giancos (3); del 10 ottobre 2011 (leggi qui)
Ponza e le Terme; del 24 gennaio 2014 (leggi qui)

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