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Intervista a Silverio Coppa, ex-assessore allo sviluppo economico

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a cura della Redazione
Intervista

 

La lunga chiacchierata che abbiamo fatto con Silverio Coppa ha messo in luce, seppure per grandi linee,  i motivi di amarezza e dissenso che hanno fatto maturare la decisione alle dimissioni dell’ormai ex assessore, toccando “dal di dentro” alcuni aspetti salienti delle problematiche isolane:
– frattura sempre più evidente tra amministrazione comunale e cittadini;
– vincoli mai affrontati quali il PAI (vedi nota a fondo pagina)
– recupero del territorio;
– portualità. 

La Redazione

 

…Sono stato chiamato come assessore esterno, essendo un professionista presumo per avvalersi di una competenza tecnica. Il primo anno, d’accordo, possiamo dire che è stato di studio: dopo un commissariamento, c’era da impostare un percorso amministrativo insieme ad un gruppo di amministratori formato essenzialmente da giovani. Passata questa prima fase propulsiva, però, ho avvertito sempre più che la mia funzione veniva svilita, ed il mio ruolo sempre più ai margini…

E’ profondamente deluso, Silverio Coppa, ex-assessore allo sviluppo economico, e non lo nasconde.

Ho cercato, nel corso di svariati incontri, di far capire che, soprattutto dopo la traumatica fine della scorsa amministrazione a causa delle note vicende giudiziarie, l’isola aveva bisogno di instaurare un clima più disteso, soprattutto un rapporto più diretto, più trasparente con i cittadini. Ponzesi e amministratori non possono essere due entità separate.

Che però, spesso, e non solo con questa amministrazione, è la sensazione che si ha…

Infatti. Speravo, ed ero sinceramente convinto, che il nuovo corso potesse dare quella ventata fresca, quel rinnovamento finalizzato al recupero dell’isola ed alla vivibilità della stessa, nonché allo sviluppo delle necessarie infrastrutture. Ed il mio impegno, l’iniziale entusiasmo era teso in questa direzione.

Tu eri assessore allo sviluppo economico. Ma in cosa consisteva realmente questo tuo incarico?

Possiamo dire che doveva essere una sorta di coordinamento in maniera da ottimizzare le risorse esistenti e progettarne delle nuove. Ma per far questo occorre un indirizzo politico deciso. Purtroppo fin da subito questo ruolo è stato svilito: c’è piovuta addosso un’alternanza di funzionari, motivata dalla situazione iniziale che tutti ben sappiamo, e di pari passo, per motivi che non ho ancora compreso, c’è stato uno scarso sviluppo dell’azione politico-programmatica. Ciò di fatto mi ha impedito di essere operativo come avrei sperato.

Hai accennato ad un entusiasmo iniziale: puoi chiarire in maniera più approfondita quali erano le aspettative e come sono state deluse? 

L’isola sta perdendo proprietà, identità. Un tempo, quando eravamo ragazzi, il mare per noi era uno spazio aperto. Quanti bagni alla Parata degli Scotti, alla Caletta, alla Parata di Bellavista, a cala Feola, Cala Inferno, a Chiaia di Luna ed altre meravigliose spiagge e calette dell’isola solo per citare alcuni scorci meravigliosi di Ponza! Ogni angolo di Ponza aveva aree fruibili: le abbiamo perse tutte. Siamo ingabbiati da vincoli sempre più soffocanti, ZPS, SIC, PAI, tanto per citarne alcuni. Vincoli che spesso, come nel caso del PAI avrebbero bisogno di un ulteriore monitoraggio del territorio attraverso una consulenza di specialisti del settore, per trasformare dove è possibile, le zone “rosse” a zone “rosa”: questo consentirebbe la riapertura concertata di alcune aree e/o strade attualmente chiuse. Vittime di una gabbia che ha fatto diventare il mare un confine, da che era simbolo di libertà. Tutto ciò è inaccettabile per un isolano. Bene, sarebbe necessaria da parte dell’amministrazione un’azione più incisiva, non una contrapposizione cieca e sorda, beninteso, ma una concertazione con i vari Enti per dare ai cittadini non solo vincoli, ma anche possibilità di sviluppo. Che cosa viene invece percepito? Una impostazione vissuta solo negativamente dal cittadino.

Insomma l’amministrazione vista come una ulteriore gabbia repressiva, non come una istituzione vicina al territorio in grado di dare risposte e rappresentare le esigenze dei cittadini.

Esatto. Non si tratta ovviamente di eludere le normative, ma di dare le informazioni in maniera più chiara possibile, e nel contempo di rappresentarne le esigenze tutte particolari di un territorio come questo, in un rapporto fluido insomma con i vari Enti. Invece spesso i cittadini trovano porte chiuse. Io lo l’ho rappresentato mille volte ai miei ex-colleghi in Amministrazione: cerchiamo di vedere tutti questi vincoli in maniera costruttiva, cogliendo non solo l’aspetto negativo, ma in una ottica di confronto concertare che tipo di economia può essere valorizzata in tale contesto.

Il progetto che hai presentato all’ultimo consiglio comunale, quello sulla mappatura e successiva valorizzazione dei vigneti, era finalizzato a ciò?

Sì, in un momento di crisi, soprattutto in realtà marginali e deboli come Ponza vanno colte tutte le occasioni. E’ sotto gli occhi di tutti: le giornate di lavoro estivo diminuiscono sempre di più. Attraverso uno studio approfondito abbiamo verificato che buona parte del territorio ponzese è ancora classificato a vigneto. Considerando che le isole minori hanno visto riconosciuta l’esclusiva per la produzione di particolari vitigni (nello specifico ponzese, il biancolella), ciò potrebbe offrire una prospettiva concreta di una economia di singoli produttori o associati, la realizzazione ad esempio di un vero e proprio marchio, con ricadute sull’occupazione e a sua volta sul settore turistico. Altrimenti a che pro parliamo di destagionalizzazione? Di aria fritta? Non dimentichiamo poi un altro aspetto qualificante: il recupero del territorio attraverso il rifacimento di parracine e canalizzazioni avrebbe riscontri importanti per il PAI, per lo ZPS e per la salvaguardia ambientale del territorio. Ne ho parlato a lungo con il Sindaco: affrontiamo il problema dei vincoli. Parliamone con i cittadini senza paura. Cerchiamo delle strade. Perché se non progettiamo il recupero del territorio, di cosa parliamo? Un modello? Le Cinque Terre. Uno primo step del lavoro è stato fatto, attraverso uno studio ed una mappatura del territorio e proficui incontri con interlocutori di Enti come l’ARSIAL.

Tutto bello, ma allora..?

Allora mi sarei aspettato, aldilà della facciata, un interessamento concreto da parte dell’Amministrazione dopo un lavoro in cui ho coinvolto anche altri professionisti. Ed invece: non ho mai avuto nemmeno una sede, una scrivania, un luogo dove conferire con i cittadini interessati alle tematiche collegate al mio mandato. Come creare una sinergia col territorio ed i suoi cittadini, senza nemmeno uno sportello

Passiamo dalla micro-economia alla macro-economia, se ci passi il termine. Davanti ad un progetto di primaria importanza sociale, ambientale ed economica come il porto alle Forna, la partecipazione popolare rappresentata dalla richiesta formale di ben tre tra associazioni e comitati, non ha avuto finora riscontro da parte dell’amministrazione. Cosa ci puoi dire in merito?

Già tanti anni fa, ai tempi della mia tesi universitaria, discussi un progetto di recupero urbanistico nell’area ex SAMIP ed era previsto anche la progettazione del porto a Cala dell’Acqua, perché già allora (oltre trenta anni fa) emergeva l’importanza di una nuova area portuale per un corretto sviluppo dell’isola. Il porto borbonico rappresenta il biglietto da visita di Ponza: recuperare l’area dell’ex miniera garantiva da un lato la soluzione al degrado della zona, dall’altro decongestionava un gioiellino come da tutti riconosciuto essere il porto di Ponza. lo posso solo ribadire, come già espresso in un’altra intervista rilasciata, che durante il mio mandato non sono mai stato messo al corrente di proponimenti amministrativi in merito, né ci sono stati incontri all’interno quantomeno della giunta almeno per un contributo di idee sulla tematica. Non se ne parla. Non nego che la cosa mi abbia amareggiato, essendo io un professionista che avrebbe ben volentieri dato il suo contributo. Cosa dire? Il porto a Le Forna può e deve essere una risorsa per la popolazione, guai se diventasse un’isola nell’isola. Mi auguro da parte dell’amministrazione più trasparenza e confronto con la cittadinanza. Qualità che sono mancate finora, e che sono alla base delle mie dimissioni. Se temi così importanti per il futuro di Ponza, oserei dire decisivi, non vengono nemmeno discussi all’interno della Giunta, non ha senso rimanere, per senso di responsabilità e per la mia immagine.

 

Nota
L’argomento PAI è stato trattato sul sito in una serie di articoli, il conclusivo dei quali – il n°8, a cura della Redazione, a seguito del Corso svoltosi a Ponza dall’Ordine dei Geologi del Lazio) – è stato pubblicato il 20 luglio 2014 (leggi qui)

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