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Le ripetizioni estive

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di Silverio Guarino
Einstein jo-jo

 

Ho creduto a lungo nella mia vita che avessi frequentato il Liceo Classico perché ero bello, biondo e con gli occhi azzurri. Neanche per sogno.
In realtà avevo frequentato il Liceo Classico perché lo aveva già iniziato mia sorella Luisa: stesso istituto (il “Dante Alighieri” di Latina); stessa sezione, la “C” (quella dei proletari e della media borghesia; le sezioni A e B erano quelle dei “figli di papà”); stessa lingua straniera, il francese; ma, soprattutto: stessi libri.
Insomma, per risparmiare.

E poi, mia madre, Olga Mazzella la maestra, rimasta vedova e con due figli di undici e tredici anni, era riuscita ad acquistare (con un mutuo ventennale e cambiali mensili da £ 30.000 dal peso di 1 kg circa) un appartamento proprio dietro Palazzo “M”, sede del Liceo Classico.

Una cosa avevamo in comune, io e mia sorella Luisa: ci piaceva lo studio e se “sciaguratamente” ci fossimo iscritti allo “Scientifico”, ci sarebbe stata preclusa l’iscrizione alle facoltà di Lettere e di Giurisprudenza.
Certo, quando sostenevamo gli esami di V Ginnasio (per andare al “Liceo”) ci rodeva un po’, mentre i nostri compagni erano già in vacanza e noi a sgobbare; però poi era un vanto in più. Come adesso per me.

Questa fama di studenti studiosi ci accompagnava anche durante l’estate e così venivamo contattati da genitori e conoscenti per aiutare i “rimandati” a settembre o per fare un po’ di ripasso, con ripetizioni di Italiano (Luisa), di Latino, Greco e Francese (io).

Ebbene sì: come non ricordare le mie ripetizioni estive?

A parte qualche maschietto (oggi affermato professionista) che si potrà riconoscere nelle mie “performance” estive giovanili di docenza, ricordo in particolare le lezioni di greco e di francese impartite alle due più belle fanciulle dell’isola, che turbavano i sonni di tutti i ragazzi e che ci riempivano i sogni.
Ma io, pur non insensibile al loro indiscutibile fascino, riuscivo tuttavia a mantenere un “very british style” e non sono mai andato, nelle mie vesti ufficiali di docente, al di là di un aoristo, di una perifrastica o di un genitivo assoluto.

La cosa che più mi fa riflettere, a distanza di anni, è con quale leggerezza e facilità io e Luisa ci imbarcavamo a dare ripetizioni estive, con la responsabilità di professori affermati, sicuri del risultato da ottenere per i nostri allievi “rimandati”, con il superamento degli esami di riparazione di settembre (risultati sempre conseguiti).

Una cosa, però, avevamo in comune con i veri professori di allora e di adesso: non rilasciavamo alcuna fattura e i pagamenti (di modesta entità, ovviamente) avvenivano rigorosamente “in nero”. D’altra parte si sa che le fatture nel nostro paese continuano a farle soprattutto, se non esclusivamente, le streghe e le fattucchiere.

Ma erano un’altra Italia e un’altra Ponza; erano altri i rimandati ed erano altri gli studenti studiosi come me e mia sorella Luisa che davano ripetizioni estive invece di darsi solo agli ozi delle meritate vacanze.

 

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