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Il tesoro del Dory (1)

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di Adriano Madonna

Azzorre 3

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Il braccio di mare che divide Pico da Fayal era un cratere di acqua burrascosa, bianca come uno sbuffo di champagne, ma Diogo Gonçalves de Vasconcelos è un bravo comandante e O Cruzeiro do Canal ha una prua forte che riesce a sfondare le onde impetuose dell’Atlantico.

A qualunque altro marinaio mollare gli ormeggi sarebbe sembrata una pazzia, ma Diogo mise i motori a mezza forza, doppiò il faro dell’antemurale del porto e fece rotta verso Pico, dove giungemmo dopo una traversata densa di emozioni bagnate dalle montagne d’acqua che avevano spazzato il ponte.

Azzorre barca con mare in burrasca

Nell’isola dei balenieri presi il piccolo aereo azzurro e bianco della Sociedade Açoreana Transportes Aereos e arrivai a São Miguel. I miei amici di Ponta Delgada già avevano messo le bombole sotto carica per una discesa sul Dory, il relitto del cargo che giace sul fondo di sabbia davanti al villaggio di São Roque, con le sue casette da presepe piccole e basse che resistono al respiro mostruoso del ciclone.
Azzorre villaggio Sao Roque

Il Dory lo conoscevo da tempo: la prima volta mi ci aveva portato George Prista, un francese che aveva lavorato con Cousteau e poi s’era stabilito a São Miguel, dove gestiva un diving presso il Clube Naval di Ponta Delgada.
Poi George morì e restarono i suoi uomini a portare in giro i rari subacquei che capitavano da quelle parti, ma del Dory e di qualche altro punto particolare, come la tana della cernia Anamaria, gli amici di George sono un po’ gelosi e li mostrano a pochi. Io sono uno di “quei pochi”, perché sono azzorriano di adozione e grande amico dei più vecchi balenieri dell’isola, con cui mi piace dividere tabacco e “vinho tinto” all’osteria del White Shark (lo Squalo Bianco), nelle serate uggiose di vento e di tempesta.

Azzorre balena 2

Uno di questi è Manuel, che mi aveva parlato della grande nave di São Roque, dei banchi di tonni che ci girano intorno d’estate e di un grande squalo con una coda come una falce di luna che negli anni Quaranta era diventato il padrone del Dory e aveva strappato i palamiti di Josè Mendes Nunes innescati con le trance di “abacoas”, tirandosi dietro i galeggianti per due miglia.
Azzorre branco di tonni
Tutto ciò sembrava una favola, ma le Azzorre sono proprio queste: dei pezzetti di mondo galleggianti sull’acqua in mezzo all’oceano, lontani dallo spazio e dal tempo, dove non sai mai se ciò che ti accade intorno è una favola o una realtà, e in tutto questo il grande Atlantico è protagonista, regista e perfetto sceneggiatore.

Azzorre 2

Io i racconti di Manuel li ascoltavo affascinato, e riuscivo a restargli accanto per ore, nonostante quei suoi sigari maleodoranti che comperava alla Tabacaria Açoreana, in Rua do Diario dos Açores, ma quando, poi, me ne andavo via, a notte fonda, avevo sempre lo spunto e la traccia per una storia nuova da scrivere e qualcosa di straordinario a cui pensare.

Il Dory, dunque, lo avevo conosciuto così, dai racconti di Manuel e da quelli di George il francese, e mi ci ero immerso cento volte.

Ci sono tornato ancora, perché se si desidera vedere lo spettacolo di tutto il pesce possibile e immaginabile in uno spazio ristretto, con lamiere e ferraglie che formano un’affascinante scenografia, si deve scendere sul Dory.

Il giorno dopo il mio arrivo la situazione del tempo era cambiata: al mattino era piovuto, poi il cielo s’era rasserenato e un sole bianco e forte aveva asciugato São Miguel.

Azzorre Sao Miguel 2

Al porto gli argani stridevano e le barche colorate riaffondavano la pancia in acqua. Vidi scendere sugli scivoli neri di grasso O Robalo di Arcadio Tavares, O Sol do Atlantico di Garcia Mota e A Estrela do Dia di Joaquim Sampaio.

Anche la barca del Clube Naval scese in acqua e i motori comiciarono a borbottare: il fumo del diesel da nero divenne bianco e ciò significava che tutto era in ordine per prendere il mare.

 

[Il tesoro del Dory (1) – continua]

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