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Domenica ragù. (8). Epicrisi su e giù nel tempo

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di Rosanna Conte
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Quanta carne a cuocere, questa settimana! Altro che ragù!
Il sugo è fatto con ingredienti raffinati che sfuggono ad una lettura frettolosa, ma danno un sapore che impregna le menti senza che ce ne accorgiamo: i tempi dei verbi.

C’è il futuro, che può far vedere di tutto – dalle cose mirabili a quelle terribili -, c’è il presente che sentiamo vero e reale perché lo viviamo, e poi c’è il passato che possiamo conoscere dando fiducia a documenti e testimoni del tempo.

Sabato 17 il sindaco Vigorelli, alle Forna ha detto che abbiamo uno spazio polifunzionale che diventerà un punto d’incontro con vocazione a problemi sociali. Ci sono soldi impegnati per sistemare il campo sportivo e la zona del Pallone ed il 14 aprile ci sarà la prima Conferenza dei Servizi per mettere mano alla zona di Cala dell’Acqua.
Il presente e il futuro ci portano cose positive, ma il tempo passato ci imprime nella mente il negativo – “i fornesi hanno pianto mentre altri hanno fottuto” – abile contrapposizione comunicativa, anche se con una certa caduta di stile.

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Il nostro Giuseppe Mazzella, partendo dal fatto che i ponzesi si stanno confrontando, fa un ballo fra passato e presente per recuperare il bello e il brutto di Cala dell’Acqua, come è naturale che sia nella Storia, e conclude coniugando armoniosamente i tre tempi dicendo che bisognerà preservare come appare, il palinsesto-zona che si è formato col tempo. Per la verità usa anche un futuro, ma in maniera interrogativa che è la modalità più corretta di usarlo visto che il futuro è sempre incerto: “Il progetto che si sceglierà, rispetterà la storia ponzese oppure no?”

E’ lo stesso tempo interrogativo che usa Enzo Di Fazio parlando di Zannone – Cosa diventerà domani se ne cambiamo l’equilibrio? – sollecitato dal presente esortativo del sindaco Vigorelli – ”Riprendiamoci Zannone!” del tutto contrapposto al presente affermativo di Enzo: “Zannone è già dei ponzesi!”, anzi “è della comunità internazionale” per le peculiarità preservate nei secoli grazie alla scarsissima presenza umana.

Questo presente coincide con quello di Franco Schiano in “Zannone bene dei ponzesi”, ma qui c’è anche un: “Non vorremmo che dietro tutto questo parlare […] ci fosse la solita operazione di capitali privati”, presente incerto e condizionato da un timore espresso al congiuntivo.

congiuntivo

Svetta il presente nello scritto di Ponza racconta quando chiede di partecipare alla Conferenza dei Servizi per il progetto del porto di Cala dell’Acqua, porge saluti e ringrazia, confidando nell’accoglimento della richiesta.

Franco De Luca, voce poetica, passa, invece, dai presenti negativi – scivoli, annulla, plorano… – che descrivono Ponza annegandoci dentro l’incerto interrogativo – chi ci tratterrà..? – giungendo al futuro possibilista di “non potrà che seguire il sereno”.

Il presente che usa il nostro caporedattore in Mediterraneo addio, come preannuncia il titolo, è carico di irreversibilità: “il benessere [europeo] è a rischio, la pace non è sicura” e l’Europa, chiusa al Mediterraneo non è in grado di cogliere il senso dei cambiamenti che vi avvengono.
Urge andare ad un’altra conferenza, caro Sandro, che non si fermi all’irreparabile! Non siamo disposti a rinunciare al nostro Mediterraneo perché l’Europa ha sbagliato politica mentre l’Italia e gli altri paesi europei del nostro mare dormivano!

Ad un presente assertivo si può sempre contrapporne un altro, così alla “Libertà è partecipazione” di Gaber, Vincenzo può contrapporre il commento “Libertà è scelta”.

Nelle nostre pagine ci sono, poi, altri presenti.
Quello dei dialoghi dei racconti che ci fa sentire vicini al coraggioso cuoco napoletano di Adriano Madonna e ci immerge nelle angosce di Giggino, e quello di Giovanni Califano che ci trasmette l’emozione per la vittoria della squadra di calcio ponzese: sembra di stare sul campo.

Invece il presente del commento di Luisa Guarino alla brillante rappresentazione di “Miseria e Nobiltà” della ‘A Priezza a Latina ci riporta la bravura assodata della nostra compagnia senza la necessità di auguranti e incerte previsioni future che sarebbero superflue.

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Il futuro senza incertezze è quello degli avvisi di attività che portano la data e l’orario: la lezione di Astronomia marittima di Silverio Schiano a Gaeta, lo spettacolo del Nuovo Teatro Ponzese il 30 marzo, la 16^ avventura di Isolamondo che parte da Marina di Campo e la segnalazione della pulizia dei sentieri a Ischia, inviata dalla Pro-loco. Per la verità, anche un futuro sicuro non è tanto sicuro: un programma stabilito può non esserci più, come è successo proprio ai ragazzi delle flottiglie isolane lo scorso ottobre. D’accordo, è stato per forza maggiore: c’era una tempesta!

Ma pensiamo a come restiamo male quando c’è la disdetta di un appuntamento. E’ che non vogliamo convincerci che il futuro è un tempo poco affidabile. Bisogna lavorarci molto, tallonarlo, modellarlo, calcolare e sfidare gli imprevisti perché diventi presente, come nel programma della pro-loco di Ischia per pulire i sentieri.

E il passato? La memoria dei nostri luoghi? C’è anche quello!
Bellissima e circostanziata la ricostruzione del naufragio della nave LST 349 – febbraio del ’44 – riportataci da Silverio Lamonica.
Da affresco è la repertazione delle diverse cisterne “fatte in casa” di Luisa Guarino tanto da essere commentata da un nostro attento lettore con un presente condizionale “sarebbe importante per le generazioni future” fare una mappatura di tutte cisterne dell’isola.

Anche la nostra lettrice Linda Sandolo, dopo aver usato il presente per collocarsi fisicamente e sentimentalmente, ci dice chi erano i suoi nonni emigrati in Tunisia e quando si sono sposati i suoi genitori.

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Chi invece gioca col passato è il nostro Sandrone che si adagia comodamente nel racconto di cos’era la festa nel piccolo mondo delle Forna, per far emergere l’amaro presente di un divieto: le bancarelle non possono più esserci nelle feste di paese perché non garantiscono gli standard igienici di un esercizio pubblico e danneggiano i commercianti ponzesi. Per la verità usa anche il presente: il possibilista “può essere oggetto di confronto” per controbattere il primo motivo del divieto, l’assertivo “dove c’è cibo o bevande arriva gente” per il secondo.
Io, prevaricando il pensiero di Sandrone, uso il futuro incerto per chiedere: “Anche alla festa del 20 giugno non ci saranno più le bancarelle?”

Nel bel mezzo di questa danza nel tempo, Enzo Di Fazio e Mario Balzano ci hanno trascinati nella dimensione siderale. La lezione di Silverio Schiano ha consentito di vedere come presenti spettacoli astronomici che, visto il tempo che ci vuole perché le immagini attraversino lo spazio, sono già passato. Grande lezione! Il presente ci può anche abbindolare se non sappiamo dove è collocato.

Ma c’è di più.
Nel dialogo-intervista fra Enzo e Mario predomina un presente che finora non abbiamo notato.
Sarà un po’ di polvere siderale che si sono portati dal cielo dopo la lezione o è la purezza di un sogno, ma parlano di un progetto futuro al presente.
Ci lasciamo il punto interrogativo come abbiamo capito che è sempre giusto affiancare al futuro?

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1 commento per Domenica ragù. (8). Epicrisi su e giù nel tempo

  • Si dice che una interpretazione attenta del passato (l’esperienza) serve a non rifare gli stessi errori nel presente (esperienza acquisita), per prospettare il futuro in chiave nuova, non ripetitiva, (progetto) che rimane comunque un tentativo ma teso al miglioramento della qualità della vita delle persone.

    Ho l’impressione che tutti gli articoli di questa settimana che sono stati indotti dagli avvenimenti della nostra quotidianità (presente), dimostrano che ancora non si siano acquisite le esperienze e ci si lascia distrarre da obiettivi dalle incerte finalità.

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