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e-01 q-17 v2-22 v4-9 sl372221 L'approdo romano presso Cala Inferno

San Silverio di Febbraio: il senso di un’appartenenza

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di Sandro Vitiello 

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Tra un  po’ di ore me ne torno a Ponza
“Ma che c… ci vai a fare a fine febbraio, di un inverno che, da quelle parti, peggio non poteva essere, a Ponza?”
Questo mi ha detto un amico che conosce bene il mio legame con l’isola.
Che ci vado a fare? Ci vado a festeggiare il santo di noi ponzesi.

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“Tu, che quando vai in chiesa non ti fai manco il segno della croce?”
E che vuol dire, quello che c’ho dentro io mica lo devo far vedere con i gesti della liturgia.
Però questo amico un po’ rompic… qualche ragione ce l’ha nel farmi queste domande.
Io che ci azzecco? Sto forse invecchiando?
Questo è poco ma sicuro, però c’è qualcosa di più che prescinde l’aspetto religioso.

E’ il senso di appartenenza ad un mondo, ai suoi valori e ai suoi legami.
Non sono solo legami familiari; sono anche quelli.

La festa di san Silverio di Febbraio – come la chiamiamo noi – è forse la festa più laica tra le feste religiose di Ponza.
E’ nata un centinaio di anni fa per volere dei pescatori e dei marinai dell’isola che, non potendo partecipare a quella di giugno – perchè lontani a pescare o navigare – chiesero e organizzarono questa.La data non è casuale.
Con i primi di marzo si partiva per la Sardegna e per le altre destinazioni di pesca e di lavoro.
Ci si metteva alle spalle l’inverno passato a casa e si riprendeva il mare per andarsi a guadagnare la pagnotta altrove.
La nostalgia di casa, delle tradizioni, delle feste era forte quando si passava tanto tempo fuori casa.
Partire dopo aver vissuto un momento, anche piccolo, di festa con la famiglia era meno doloroso.
Erano i nostri padri, era la nostra gente quelli che partivano.
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Nella chiesetta di San Silverio a Vignola- Sardegna

Erano loro che hanno tenuto insieme il nostro mondo.
Forse non sapevano ne leggere ne scrivere ma conoscevano bene le regole di una comunità.
Soprattutto a Le Forna, isola nell’isola.
Partivano per la Sardegna e per le altre destinazioni, a volte senza neanche un cambio di vestiti eppure appena iniziavano a pescare si preoccupavano di mettere via una parte del guadagno.
Andava portato alla chiesa perchè il parroco avesse qualcosa da dare a chi non aveva niente.
Don Francesco Sandolo e don Gennaro sono state due tra le figure più rappresentative di quel tempo.
Preti che avevano molto forte il senso di solidarietà e di vicinanza alla comunità che rappresentavano.
Se oggi – febbraio 2015 – sento la necessità di tornare a Ponza per san Silverio di Febbraio, è perchè quel mondo e quei legami li considero più vivi ed attuali che mai.
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4 commenti per San Silverio di Febbraio: il senso di un’appartenenza

  • Caro Sandro non comprendo questa tua affermazione: “La festa di san Silverio di Febbraio – come la chiamiamo noi – è forse la festa più laica tra le feste religiose di Ponza.”

    In generale l’uomo moderno ha di fatto laicizzato tutte le feste religiose, anche per il Natale per esempio – la festa centrale della cristianità – si fa festa a scuola e molti prendono le ferie per andare a fare la corsa nei negozi oppure in montagna a sciare e bruciarsi la tredicesima; ma non capisco il termine laico in una celebrazione di un atto di fede che si rinnova tra pescatori che chiedono protezione al loro Santo Patrono.

    Tutto ruota intorno alla chiesa, alla celebrazione religiosa, alla confessione, al dono al Santo, alla processione, alla benedizione impartita dal prete ai pescatori.

    Quella gente andava per mare, in tempi più complessi non posso credere che la loro non era una sincera professione di fede se non altro perché realmente chiedevano al Santo il miracolo di portare a casa la loro vita e magari il “pane quotidiano”

  • Silverio Tomeo

    Vedi, caro Vincenzo, che non vi è alcuna contraddizione tra il sentire un’appartenenza nella liturgia collettiva di una festa di fede e il sentirla laicamente come un’appartenenza solo e soltanto umana e comunitaria. La secolarizzazione (più che la laicizzazione) della manifestazione religiosa, del rito collettivo, rendono questo possibile, e non certo in senso estetizzante come per D’Annunzio che, a volte, nel suo eremo usava il saio francescano e ospitava le mercenarie del sesso, o come per Berlusconi che faceva travestire da suora la povera Minetti (comunque ben retribuita per questo). Lo stesso concetto di secolarizzazione è un concetto che proviene dalla teologia cristiana, e quindi andrebbe usato con le dovute cautele. A me commuove, a volte, la manifestazione di fede semplice, ingenua e popolare, ma mi disgusta chi cerca di strumentalizzarla. Ogni riferimento a chi, avendo una carica pubblica, dichiara sulla stampa che porterà a Ponza una reliquia di Padre Pio, non è per nulla casuale. Prima o poi, e prima che sia troppo tardi, dovrete fare i conti su Ponza con l’uso politico della religiosità popolare.

  • Sandro Vitiello

    …scusate ma io volevo solo dire che la mia gente vedeva in quella festa, in quel rapporto col santo, un qualcosa di molto familiare quasi che il vecchiariello con la barba fosse uno di famiglia.
    Tutto qui.

  • Giusto il tuo Commento Sandro, io so per esperienza diretta per averlo sentito molte volte e perché lo faccio anche io (noi, anche se siamo lontani dagli incanti di Ponza, più di altri), nei momenti di difficoltà diciamo: Tranquillo, ‘ncià facimmo, ‘o vicchiariello ‘nce sta vicino! …e cerchiamo con l’occhio del cuore l’immagine di S. Silverio.

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