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Donne di mare. (2)

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di Gabriella Nardacci
Riemersione di donna Ama di Hekura

.

Per l’articolo precedente, leggi qui

Durante la preparazione dello scritto su “Donne di mare” ho interagito con uno dei redattori del sito che non aveva mai visto queste foto di Fosco Maraini, anche se conosceva bene il personaggio (tra l’altro padre della scrittrice Dacia).
Mi ha segnalato il link a un recente articolo sul sito scritto da Silverio Guarino (leggi qui) insieme a questa particolare foto della serie di Maraini:

Donne Ama e conchiglie di awabi

Donne Ama mostrano le conchiglie del mollusco da loro pescato che corrispondono ad una specie gigante di Haliotis

Ho scoperto così che l’esotico mollusco awabi, anche conosciuto come ‘abalone’ non è che una delle vostre patelle reali’ seppure molto più grande, una prelibatezza gastronomica nel lontano Giappone, la cui conchiglia è utilizzata per lavori di artigianato e souvenir.

Abalone cleaning

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Abalone jewelry

Fasi dell lavorazione della conchiglia di abalone

Sono così ritornata sulle foto e sulla mostra di Fosco Maraini, traendone altri spunti e altre informazioni. Fosco Maraini scompare dieci anni fa (1912-2004).

F.M. Pescatrice di awabi

Il MAO (Museo Arti Orientali) di Torino l’ha ricordato con una mostra fotografica dal titolo “L’incanto delle donne di mare”, come già scritto, allestita appunto nel 2014.

Sono rimasta colpita da un gesto di coraggio di questo personaggio dalla vita molto avventurosa e dai tanti interessi.

Nel settembre del 1943 Fosco Maraini si trovava a Tokyo con moglie e figli; per aver rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò fu internato nel campo di concentramento giapponese di Nagoya insieme a tutta la sua famiglia che non aveva il bastante per non morire di fame. Conoscendo perfettamente i codici d’onore giapponese andò davanti al comandante del campo e con una piccola scure si tagliò un dito e glielo buttò addosso.
Poteva essere ucciso per questo, invece ottenne il risultato sperato e le razioni alla sua famiglia aumentarono tanto da poter sopravvivere. Alla fine della guerra tornarono in Italia e qui si innestano i ricordi di Dacia Maraini…

F.M. Raccolta di awabi

A proposito delle donne Ama, Fosco scriveva:

“Le giovani erano bellissime: i loro corpi gentili e forti scivolavano nell’acqua con la naturalezza di un essere che si trova nel proprio elemento. Ma le anziane, in genere molto meno avvenenti, con le tracce di numerose maternità nel petto, nel ventre o nei fianchi, riempivano di meraviglia e di ammirazione per la loro bravura.
Le giovani erano spesso irruenti, talvolta giocavano fra loro sprecando energie preziose, ogni tanto facevano dei movimenti bruschi: ma le anziane con anni di esperienza divenuta istinto e seconda natura, riuscivano a spostarsi rimanendo quasi immobili, consumando la propria riserva d’aria con grande giudizio: esse lavoravano soprattutto con gli occhi, coll’intelligenza planando leggere tra le rocce e le alghe, dirigendosi senza errori verso i nascondigli preferiti degli awabi”.

***

Nei confronti delle donne che hanno avuto a che fare con gli elementi “terra” e “acqua”, ho nutrito sempre un affetto particolare nonché una forma di rispetto profondo e sentito.

Le loro rughe sembrano aver assorbito il sale e il sole del mare e della terra; le cose raccontate e insegnate sono fonti importanti di conoscenza che insieme ai fatti – il guardare i loro gesti sapienti – permettono di ricostruire la storia.

Mia madre non ha studiato, ma conosce i segreti della terra. Neanche la mia vicina della casa al mare ha studiato, ma conosce molte cose del mare.
Io ho maggior dimestichezza con la conoscenza della terra ma sarei curiosa di sapere di più delle donne di mare.

Chissà quante donne di Ponza potrebbero raccontarsi! Mi piacerebbe conoscere la storia di queste donne: cosa pensavano, facevano mentre i loro uomini erano fuori in mare… E se oltre a pescatori rinomati tra gli uomini, ce ne siano stati anche tra le donne… Quale rapporto hanno avuto con il mare d’inverno e quello d’estate. Sapere da loro cosa pensano dell’amore e della vita.
Sono certa che a seconda dell’ambiente in cui si vive, delle diverse esperienze sensoriali, le stesse prospettive dell’amore e della vita hanno sostanza diversa.

Potrei consolidare l’idea che, dentro di me, vive davvero una donna di mare.

Reti da pesca

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