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0024-024 sgb h-23 ss26 prove-con-giancarlo-nicotra Idraulica antica: parte dell'acquedotto

Miracolo a Matara. (1)

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di Emanuela Siciliani
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Ci si può credere oppure no, al malocchio e agli spiriti cattivi. A Ponza alcune anziane praticano tuttora l’arte segreta – tramandata di madre in figlia – dell’ uocchie sicch’…
Questa è la storia vera (tranne che per le conclusioni) di un esorcismo di cui siamo stati testimoni in Sri Lanka.

 

Ha appena smesso di piovere e ogni pianta diffonde il suo profumo, amplificato dalla pioggia abbondante. Sta per scendere il tramonto e il verso insistente di due cornacchie accompagna l’uomo e la donna che, stretti sotto un ombrello, avanzano lentamente verso la Chiesa Evangelica di Padre Herath, situata nel Fort, l’enclave fortificata più antica e più bella della città di Matara, Sri Lanka.

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Il Padre è uscito in auto ma tornerà tra breve, li informa solerte un aiutante del pastore, mentre li fa accomodare in una stretta saletta adiacente la chiesa. Un gruppetto di bambini gioca rumorosamente tra le sedie di plastica della Chiesa: curiosi, fanno capolino nella saletta dove la coppia europea ha preso posto, in attesa che il Padre arrivi. Silenziosa la moglie si cosparge di Autan contro gli attacchi delle zanzare mentre il marito intrattiene i bambini che gli chiedono senza posa … “What’s your name?… What’s your name?.

Di fuori, nel cortile della chiesa, la sera dei Tropici avanza lentamente, atterrando su questa terra, che pare essere il mitico giardino dell’Eden, per la sua natura rigogliosa che palpita di vita.

Poca vita è invece rimasta addosso ai due coniugi, venuti a conoscere Padre Herath, spinti dalla sua fama di “Miracle Man”.

E’ così che lo chiamano da quando, il giorno dello Tsunami, la sua chiesa è rimasta in piedi e tutti i fedeli che assistevano alla funzione domenicale (era il 26 dicembre 2004) sono rimasti incolumi. Persino la BBC si è interessata a questa storia e ne ha tratto un documentario.

Padre Herath

Il padre sostiene di essere uscito ad affrontare l’acqua e di averle ordinato di fermarsi, che molte persone che erano già state inghiottite dai flutti sono riemerse dopo il suo intervento. Egli crede nel valore della preghiera, nella forza che scaturisce in chi invoca il nome di Gesù… – in the name of Jesus, in the name of Jesus – ripete come un mantra, quando predica dal pulpito, e i fedeli lo seguono, catturati dalla forza che Padre Herath emana, ipnotizzati e quasi in trance, quando la domenica assistono alla funzione. Si sentono al sicuro tra le mura della chiesa miracolata; tanti sono buddisti convertiti, attratti dalla nomea miracolosa che avvolge Padre Herath.

Finalmente il padre arriva, lesto parcheggia la nera utilitaria lucida di pioggia, sfondo perfetto per la bianca veste talare… e si affretta impaziente. I due bianchi sono infatti già stati annunciati al modernissimo cellulare del padre: il tempo di bere un bicchier d’acqua e li fa accomodare nel suo studio.

La moglie di Padre Herath arriva con un vassoio di thè fumante; è un’insegnate in pensione, ha portato con sé una nipote, una giovane dai lineamenti delicati che le tiene compagnia e l’aiuta nelle numerose incombenze.
L’ha sposata tre anni fa in seconde nozze, dopo che la prima moglie del pastore era morta insieme alla figlia di dodici anni. Si trovavano vicino Nuwara Eliya per una breve vacanza, ma la stufetta lasciata accesa la notte era difettosa e il monossido di carbonio li ha uccisi.
Solo Padre Herath si è salvato. Era morto – racconta – per più di quaranta ore le sue funzioni vitali erano assenti, ma si è ripreso e, pur nell’immane dolore provato per la perdita dei suoi cari, afferma che la sua salvezza è stata un miracolo e che evidentemente la sua presenza sulla terra era necessaria. Ha faticato a farsene una ragione, ha tentennato quando il suo superiore lo ha esortato a prendere di nuovo moglie. Alla fine ha acconsentito, perché da solo non ce l’avrebbe ad essere di aiuto a tutti quelli che, senza distinzioni confessionali, si rivolgono a lui per una preghiera.

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Preso posto alla sua scrivania, con alle spalle un pannello luminoso su cui campeggia la scritta PEACE, interroga i due coniugi sul motivo che li ha spinti a volerlo incontrare.

L’uomo si sistema sulla sedia e inizia il racconto di ciò che la notte prima lui e la moglie hanno vissuto.

Erano entrambi addormentati quando, nel cuore della notte, la moglie si era svegliata all’improvviso, come da un bruttissimo sogno. Il marito si era svegliato nello stesso momento e, aperti gli occhi, gli era comparsa davanti una figura di donna con una veste a fiori verdi, una presenza malevola, tanto che aveva preso a pugni la zanzariera, colpendo solo l’aria d’intorno.
Ispezionata la casa – dove pernottano stabilmente sei cani che la fanno da padroni – il marito era tornato a letto, ma entrambi non avevano più chiuso occhio.

Erano certi che non fosse stato un brutto sogno – tutti e due avvertivano una identica angoscia – e, pur se normalmente molto pragmatici e realisti – avevano accettato di buon grado il consiglio di un’amica, di recarsi a trovare Padre Herath per esporgli il loro caso.

Padre Herath aveva ascoltato le parole dell’uomo, pronunciate dapprima con incertezza, vuoi per la difficoltà di esprimersi in inglese, vuoi per la strana sensazione che provava a raccontare vicende che normalmente si nascondono nel cassetto più remoto della psiche.

Il padre non si era perso una sillaba e l’uomo aveva terminato il suo racconto, che aveva messo in luce un periodo di vita piuttosto infelice:
– Non era questo che avevamo in mente quando abbiamo lasciato l’Italia per vivere in Sri Lanka, avevamo una visione positiva, volevamo e abbiamo costruito, invece ora vediamo solo macerie e quello che abbiamo creato – la loro casa è un magnifico esempio di architettura dei Tropici in un fondale naturale di immensa bellezza – ci sembra che stia andando in rovina.

Padre Herath aveva chiesto alcune delucidazioni sulla casa, se ci fosse un giardino, quante porte e finestre, rivolte in quale direzione, e una volta ottenute le risposte, aveva individuato la finestra da dove probabilmente era entrato lo spirito. La moglie, che si era nel frattempo ritirata, chiamata a gran voce, accorreva nello studio, portando con sé dell’acqua benedetta e dell’olio santo. Impartita la benedizione alle boccette, il padre aveva spiegato alla coppia come aspergere le due sostanze per tutta la casa e aveva chiesto loro di chiamarlo, a qualsiasi ora del giorno e della notte per pregare insieme, se e quando ce ne fosse stato bisogno.

L’uomo, che aveva nel frattempo preso coraggio e con l’inglese pareva cavarsela già meglio, aveva quindi raccontato che la loro grande casa, arredata con gusto e preziosi oggetti di antiquariato, necessitava ogni giorno di cure domestiche, come pure l’immenso giardino; eppure, malgrado le tante ricerche di personale, nessuno dei lavoranti riusciva a restare al servizio della casa per più di due giorni. Neanche a dire che la paga non fosse buona o i benefits insufficienti. Forse, si dicevano, sarà a causa dei cani, che tenuti la notte rinchiusi per fare la guardia orinavano indiscriminatamente in ogni angolo della casa e un paio di loro avevano l’abitudine di azzannare il primo malcapitato che mostrasse di avere paura.

Il culmine dell’incontro si era raggiunto quando, levatisi tutti in piedi e formato un circolo con le mani intrecciate, si era proceduto nella preghiera per scacciare il maleficio dalla casa, mentre la moglie del pastore traduceva le preghiere in simultanea, gli occhi semichiusi e un reale, tangibile coinvolgimento emotivo da cui nessuno dei presenti poteva sottrarsi.
Di fuori la pioggia era ripresa e si udivano dei tuoni in lontananza.

L’incontro si era concluso ed era scesa la notte, illuminata dalla parte del mare, da lampi che squarciavano il buio incipiente.

 

[Miracolo a Matara. (1) – Continua]

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Alcune foto dell’interno della chiesa al Fort di Matara, Sri-Lanka

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