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Il confinato Mario Buda

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di Paolo Iannuccelli
Mario-Buda

 

La rete televisiva Rai Storia ha dedicato giorni fa un servizio a Mario Buda, l’anarchico considerato l’inventore dell’autobomba, confinato a Ponza durante il periodo fascista.
La cosa mi ha interessato, trattandosi un personaggio – sicuramente da condannare – che non conoscevo.
Buda, nato nel 1884 a Savignano in Romagna, si trasferì nel 1907 negli Stati Uniti, dove svolse diversi mestieri; conobbe Sacco e Vanzetti (1) ed entrò ben presto a frequentare ambienti anarchici.

Il 16 settembre del 1920, Buda percorreva Wall Street con il suo carretto trainato da un cavallo e si fermò davanti la Borsa Valori. Un comando a distanza provocò la deflagrazione del materiale esplosivo: morirono 33 persone, 200 rimasero ferite.

Attentato a Wall Street
Immagini dell’attentato a Wall Street, il 16 settembre del 1920

Buda fu incolpato del vile attentato ma riuscì a fuggire in Messico, poi tornò in Italia.
Nel 1927 fu arrestato per attività sovversiva nei confronti del fascismo e assegnato al confino a Lipari.

Un giornalista americano, Edward Holton James, arrivò in Italia per saperne di più sulla vita di Sacco e Vanzetti, convinto della loro innocenza. Si recò a Lipari per ascoltare Mario Buda, godendo del permesso di Benito Mussolini, interessato alla vicenda.
Poi il reporter statunitense incontrò nuovamente Buda a Ponza, in compagnia di Dante Sacco. L’anarchico romagnolo non seppe dire molto, era forse reticente.

Nel periodo del confino Buda scrisse una lettera a Mussolini, spiegando che non esisteva motivo di trattenerlo a Ponza.
Lasciò l’isola nel 1932 per trasferisi nella natìa Savignano. Lì diventò subito informatore della locale sezione dell’OVRA (2), e sembra che anche a Ponza abbia collaborato con i fascisti.

 

Note
(1)
– Ferdinando Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti (pugliese il primo, piemontese il secondo), furono due immigrati italiani in America, arrestati, processati e giustiziati sulla sedia elettrica negli Stati Uniti negli anni venti con l’accusa di omicidio di un contabile e di una guardia durante una rapina ad un calzaturificio. Unica prova certa fu che erano stati trovati in possesso di armi e di volantini anarchici, ma sulla loro colpevolezza vi furono molti dubbi già all’epoca del loro processo.
L’esplosione di Wall Street avvenne 5 giorni dopo il loro arresto.
A cinquant’anni esatti dalla loro morte, il 23 agosto 1977 Michael Dukakis, governatore dello Stato del Massachusetts, riconobbe ufficialmente gli errori commessi nel processo e riabilitò completamente la memoria di Sacco e Vanzetti.

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(2) – OVRA, la polizia segreta fascista. L’acronimo non è stata mai spiegato; tra le versioni più accreditate: “Opera Volontaria di Repressione Antifascista”.
Mussolini ne scrisse in proposito: “Nell’Esercito vi era un’arma che aveva sopra tutto carattere esclusivamente dinastico: l’arma dei carabinieri. Era questa l’arma del re. Anche qui il Fascismo cercò di organizzare una polizia che desse garanzie dal punto di vista politico e vi aggiunse una organizzazione segreta: l’OVRA” [Benito Mussolini, Il tempo del bastone e della carota. Storia di un anno (ottobre 1942 – settembre 1943), in supplemento al Corriere della Sera, n. 190 del 9 agosto 1944, p. 40].

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Immagine di copertina: Mario Buda

 

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