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Quella casa al “Cuore di Gesù”

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di Sandro Vitiello

 

In questi giorni l’amministrazione comunale di Ponza ha comunicato che intende mettere mano ad una costruzione di sua proprietà a Le Forna perchè il passare degli anni ha reso pericolante alcune sue parti, compresa quella che si affaccia sulla strada.

Cala Cicata

Cala Cicata

Quando io ero ragazzino ci ho passato diversi anni in quell’edificio.
Un pò di storia.
Quella casa e quella zona portavano il nome di chi vi abitava: Peppe Aprea. Oltre a chiamarsi “Cuore di Gesù”- si chiamava anche ‘n’coppa addò Peppe Aprea.
Questi era il proprietario di quella costruzione da lui fatta edificare ai primi del secolo passato.
Forse era la più importante abitazione di Le Forna, tolta qualcuna dalle parti della Chiesa.

Pepp’ Abbrea era un piccolo possidente a Le Forna: apparteneva ad una famiglia che aveva tanto terreno. Coltivavano la vigna e vendevano il vino. Avevano anche un importante pezzo di terra dove oggi c’è la piazzetta di Cala Caparra.
Avevano un pozzo in quella terra e l’abbondanza del raccolto era garantita.
La domenica la loro abitazione diventava una “cantina” dove la gente del posto passava qualche ora giocando a carte e bevendo un bicchiere di vino.
Lui e sua moglie Giulietta erano una coppia affiatatissima, molto attenti al soldo Abitavano quella bella casa che si affacciava verso Cala Cicata.
Erano anche devoti e sulla facciata della loro abitazione fecero erigere quella piccola cappella che è parte della casa.

Cappelletta-del-Sacro-Cuore

La Cappelletta del Cuore di Gesù

La targa in marmo porta la data del ’32 ma la casa è sicuramente più vecchia.

Cappell.-Sacro-Cuore.-Scritta

 Particolare della targa

C’era un solo piccolo problema nel loro piccolo mondo; non avevano figli. Quando negli anni cinquanta morì anche Giulietta non ci furono eredi diretti.
Rimane nella memoria di qualcuno il triste spettacolo della veglia funebre, quando alcuni partecipanti se le diedero di santa ragione per portare via quanto c’era in casa e in cantina. Al colmo della lite anche le candele messe attorno alla morta vennero buone per spaccarsele in testa [Per gli appassionati cinefili ricordo la scena del film “Zorba il greco”, del 1964, quando muore Bobolina, l’amante di Zorba, Anthony Quinn].

Sta di fatto che dalla fine degli anni cinquanta quella casa divenne la sede della scuola di “Avviamento professionale” di Le Forna. Non erano ancora le scuole medie.
La prima elementare la feci in una casa un pò più in basso di quella costruzione, lungo il sentiero che portava al “Cavone”. C’era la maestra Sofia.
In seconda elementare ci misero in una specie di magazzino; l’ultima stanza a destra di quello che era il dopolavoro della Samip.
Ci separava dalla strada un enorme portone di ferro neanche tutto chiuso dai vetri dove, con l’arrivo dell’inverno, si moriva dal freddo.
Avete presente quella foto dei bambini nella scuola di Africo?

A scuola col braciere

 Tra i banchi col braciere

Loro un braciere con un pò di fuoco dentro l’avevano; noi manco quello. Era un posto impossibile.
Avevamo una maestra forse al primo anno di insegnamento: Turiano Franca da Gaeta. Si diede da fare, andò a parlare in comune e ci spostarono nella casa di Pepp’ Abbrea, nella stanza dove si faceva la “cantina.”
Era una brava insegnate quella maestra. Fece costruire e pagò con i suoi soldi una casetta delle bambole e noi provvedemmo ad arredarla con i lavoretti che facevamo a scuola.
Comperava lei il materiale e ci faceva lavorare in gruppo. Ne conservo un bel ricordo.

2a elementare

Seconda elementare

Quarta Elementare

Quarta elementare

Ritornai da quelle parti in prima media. Ci misero, a noi maschi, in basso ma siccome eravamo troppo indisciplinati ci spostarono sopra, per controllarci meglio.
Furono tre anni di gran casino.
Ad un certo punto decidemmo noi maschi di arrivare a scuola una mezz’ora prima per poter giocare a chiapparella lì in strada. Tolto il pullmann, non c’era il pericolo di finire sotto ad una macchina.
Esagerammo e la questione venne risolta dal bidello Cuccumetto che riferì ai nostri genitori quello che facevamo; così ci obbligarono ad uscire di casa giusto in tempo per entrare in classe.
Fino alla terza media niente di che quando arrivò un preside da Roma.
Era un professore prossimo alla pensione che scelse la nostra isola come dimora stabile nel suo anno a Ponza. Non solo: trovò casa a Le Forna, dalle parti della Montagnella e tutti i pomeriggi si faceva una passeggiata fino a Cala Caparra.
Era la prima volta che vedevamo un’autorità essere parte del nostro mondo. Veniva spesso nelle nostre case e si interessava a noi.
Ci portò in gita a Roma e per molti fu un’esperienza unica.

Gita a Roma

Gita a Roma

Nei mesi successivi la scuola incominciò a subire le infiltrazioni della pioggia. In quella che era la stanza più esposta verso il mare pioveva sui banchi e spesso la mattina trovavamo calcinacci per terra. La goccia che fece traboccare il vaso fu la fornitura di banchi e sedie nuove alla scuola di Ponza centro.
Sobillati da Benedetto Migliaccio -professore di matematica- ci mettemmo in sciopero e dopo una veloce colletta andammo in pullmann al porto, dal sindaco.
C’eravamo io, Silveria Botto e Franco Balzano.
Dopo non so quante ore il sindaco ci ricevette e ci spiegò che non dovevamo più scioperare.
Silveria, la minore tra noi, gli rispose che la nostra scuola era uno schifo.
Il dottore Sandolo le rispose che una ragazza perbene non usa certe parole.
Un dialogo tutto così: surreale.

Per fortuna nei giorni successivi non piovve più.

Dopo qualche mese la scuola finì e per alcuni di noi quel luogo rimase solo un ricordo.
Con un piccolo dettaglio.

Nel 75 tornai da Milano per fare lo scrutatore alle elezioni comunali. Uno dei seggi di Le Forna era nell’aula della mia terza media.
Il dottore Sandolo perse contro don Mario Vitiello.

Erano passati sei anni dal mio primo sciopero.

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File .pdf da “Il Giornale di Latina” del 22 gennaio 2015: Giorn. di Latina. 22.01. Pnz Sacro Cuore

 

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1 commento per Quella casa al “Cuore di Gesù”

  • silverio lamonica1

    Il prosieguo della storia. Appena dopo l’insediamento dell’Amministrazione di Mario Vitiello gli eredi Aprea si fecero vivi in massa (erano circa una ventina) al Comune e reclamarono indietro la casa. Siccome avevo la delega alla P.I. (Franco Schiano era ancora il vice sindaco) toccò a me trattare quella faccenda tanto delicata, tanto più che i bellicosi eredi diventavano via via sempre più intransigenti e pressanti. Ma il calcolo delle quote era molto difficile per cui decidemmo di nominare un legale del posto, l’Avv. Rivieccio, il quale consigliò a qualcuno di loro di comprare le quote degli altri, in modo da semplificare la cosa.
    Fatto sta che gli eredi a poco a poco si “afflosciarono” e tutto rimase lettera morta.
    Ora sembra che il Comune sia venuto in possesso del fabbricato forse per usu-capione. Comunque ben venga il restauro; è una cosa ottima.

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