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Il sogno mediterraneo di Marsiglia (3)

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di Sandro RussoEntree-du-vieux-port-marseille

 

‘MuCEM’ e ‘Villa méditerranée’ a Marsiglia. Idee per un Museo del Mediterraneo esportabili a Ponza

Quello che per brevità tutti chiamano “MuCEM” è propriamente – si è detto – Le Musée des Civilisations de l’Europe et de la Méditerranée.
Immagino che anche la sola scelta del nome abbia impegnato seriamente i curatori perché si trattava di dare, già con il nome, l’impronta e il programma.

Coerentemente, il Museo si affranca da un approccio puramente geografico e/o storico, e tende piuttosto a proporre i tratti fondamentali della civilizzazione nata e affermatasi lungo e tra le rive del Mediterraneo. Quindi uno sguardo sia archeologico che etnologico che artistico sui diversi aspetti della civilizzazione, senza peraltro pretendere la completezza dell’esposizione.
In altri termini ci si è posto l’ambizioso obbiettivo di estrarre un senso da un’idea enorme – quella di Mediterraneo inteso come unicità – che può essere audace anche solo immaginare, ma che ha avuto come ‘padri nobili’ studiosi come Fernand Braudel (1902 –1985) – leggi qui – e il ‘nostro’ Predrag Matvejević (Mostar, 1932) (leggi qui e altrove nel sito, digitando – Predrag Matvejevic – nel riquadro CERCA NEL SITO, in Frontespizio).

Ingresso MuCEM per il Fort St. Jean

L’entrata al MuCEM per la passerella del Fort St Jean

Il MuCEM è strutturato attraverso esposizioni permanenti (semipermanenti, in realtà, con avvicendamento del materiale esposto) ed esposizioni temporanee; inoltre prevede una ricca scelta di “collezioni” per una visita più approfondita: gli oggetti di culto, i percorsi tematici, i poli di interesse [il tutto consultabile al sito del MuCEM: www.mucem.org].

Gran parte del materiale è stato trasferito al MuCEM dalla raccolta etnologica de ‘Le musée de l’Homme’ e da ‘Le musée national des Arts et Traditions populaires’, entrambi prima a Parigi.

Chiesa. Cathédrale Sainte-Marie-Majeure

La Cattedrale di Sainte Marie Majeure vista attraverso le tamerici del ‘Giardino delle Migrazioni delle Piante’

Secondo noi il pregio maggiore del MuCEM è quello della sintesi: aver isolato e proporre dei concetti fondamentali che caratterizzano il Mediterraneo come unità.

Quattro tappe fondamentali della civilizzazione sono state identificate come precipue delle società mediterranee, dall’epoca del neolitico ai giorni nostri.
Esse sono:

  1. cambiamento dal nomadismo alla stanzialità: colture del grano, della vite e dell’olivo;
  2. lo sviluppo delle tre grandi religioni monoteiste (Giudaismo, Cristianesino, Islamismo);
  3. la nascita, in Grecia e poi a Roma delle prime forme associative implicanti il concetto di ‘cittadinanza’;
  4. lo sviluppo (in epoche diverse) del concetto di ‘esplorazione’, con la messa a punto delle prime ‘rotte’ del commercio mondiale.

Due facce del MuCem dal Giardino nel Fort

Due facce del MuCEM dal Giardino nel Fort

Per ciascuno di questi punti sono necessarie alcune righe di puntualizzazione.

1. La rivoluzione ha luogo nel Neolitico, quando gli uomini da nomadi cacciatori si sedentarizzano, dedicandosi alla coltivazione del suolo e all’allevamento degli animali. Dalla completa identificazione nella Natura, l’Uomo si mette al disopra di essa ed inventa gli Dei che sono superiori a lui.
Molto presto nel Mediterraneo si creano dei raggruppamenti di popolazione presso estuari golfi, testimoniando l’importanza dell’accesso a fonti di acqua dolce e l’importanza del mare, attraverso la pesca e la piscicoltura, come fonti di sostentamento.
Lo storico Fernand Braudel ha messo in evidenza – come caratteristica della ‘regione mediterranea – le colture del grano, dell’olivo e della vigna.
Il mare diventa il mezzo privilegiato attraverso cui si effettuano gli scambi.

2. Il Cristianesimo, l’Islam e il Giudaismo sono delle religioni monoteistiche che riconoscono un dio unico, invisibile, che tutto può. I monoteismi riconoscono in ciascun essere umano un’anima che li distingue da ogni altro vivente. Anche comune è il concetto che la condizioni di ciascun uomo è identica davanti al Dio. Ciascuna di queste grande religioni ha un Libro Sacro: la Torah, per gli Ebrei, la Bibbia e il Corano.
Gerusalemme – città tre volte santa – è comune ai tre grandi monoteismi del Mediterraneo. La Chiesa del Santo Sepolcro costituisce il Santuario del Figlio di Dio per i Cristiani; è anche la città del re David e del Secondo tempio (di Salomone) per gli Ebrei, di cui il Muro del Pianto costituisce l’ultimo vestigio; infine è il luogo dell’elevazione verso il cielo del profeta Maometto, sulla creatura alata detta Buraq, il mistico cavallo con la testa di donna le ali e la coda di pavone. Allo stesso modo i tre Monoteismi hanno in comune, ciascuno con la propria rappresentazione fantastica, le risposte all’inquietudine dell’uomo alla fine del tempo; e di nuovo il luogo dell’Apocalisse e della riunione definitiva è Gerusalemme

3. La comparsa del concetto di “cittadinanza” va di pari passo con quella di una città organizzata, in cui ciascuno è solidale con gli altri a difesa della collettività. L’attività di “cittadini” implica la creazione di spazi fisici per le attività sociali, nell’organizzazione della città: l’agorà, la piazza, il teatro, lo stadio, il luogo dove si amministra la giustizia. Tutti molto presenti nell’iconografia che ci è giunta attraverso dipinti su vasi di creta e altri supporti progressivamente più elaborati. In quest’ambito trovano posto il costume, nell’antica Roma, di estendere la cittadinanza a tutti i paesi conquistati. Seguono le progressive variazioni di significato del termine “cittadino” nel medio Evo e presso le civiltà mercantili del Mediterraneo; fino al XVIII secolo, quello della Rivoluzione francese che trova la società stratificata in classi sociali: nobiltà, clero, terzo stato e promette Liberté, Egalité e Fraternité.
…E infine i diritti (e i doveri) dell’uomo moderno.

4. Al di là del mondo conosciuto. Il viaggio è evocato nella sua duplice valenza: il collegamento tra le diverse sponde del Mediterraneo che ha preso l’avvio agli albori della civiltà e il viaggio verso l’ignoto.
Fino al XVI sec. la navigazione in mare è un’avventura pericolosa; il mare stesso un territorio sconosciuto. L’angoscia di una morte sempre in agguato fa nascere leggende paurose, come quelle delle Sirene o del Leviatano. Ma la spinta a partire è altrettanto forte: la promessa di favolose ricchezze e di immensi territori vagheggiati al di là del mare. La fascinazione di terre piene di meraviglie: sete dall’Oriente misterioso e porcellane cinesi, spezie di isole lontane, pepe e chiodo di garofano, cannella e noce moscata. Le motivazioni ideologiche sono altrettanto forti: far trionfar la propria fede al di là delle frontiere conosciute.
Degli strumenti accompagnano gli uomini nel loro viaggio attraverso i mari: la sfera armillaria, il sestante, l’astrolabio ed altri.
Nel XVI sec. il portoghese Enrico il Navigatore riunisce insieme tutti i saperi dei popoli mediterranei alla ricerca di una via marittima per le Indie – a quel tempo la via terrestre è bloccata dagli arabi che detengono parte dell’Asia [l’avventura di Enrico il Navigatore è già stata toccata su questo sito: leggi qui]. Egli utilizza la cartografia ebraica (la sfera di Martin Behaim), l’astronomia araba (l’astrolabio siro-egiziano) e la scienza cristiana della navigazione in alto mare.
I Portoghesi trasformano un’imbarcazione da pesca, la caravella, in un naviglio d’esplorazione. Attraverso varie tappe, il viaggio culmina con l’approdo di Vasco De Gama a Calcutta (Calicut) il 20 maggio del 1498. Ma è solo la premessa di un’avventura più grande: partita dalle coste dell’Africa all’inizio del XV sec., si conclude circa un secolo dopo, con la circumnavigazione del globo di Magellano all’inizio del XVI sec.
L’avventura dei portoghesi ha condotto gli esploratori per tutti i mari del mondo; ma la riuscita di questa impresa – ovvero l’epilogo, a distanza di tempo – ha portato il Mediterraneo, dal  “Centro del Mondo” che era, a diventare “un mare interno”. A secondo degli interessi e dei punti di vista, luogo di memoria o di vacanze, oppure meta di un “pellegrinaggio” volto a comprendere le origini e lo sviluppo di una civiltà.

Questi per sommi capi i temi sviluppati nel MuCEM …ma non finisce qui!

Consiglio di visionare una breve sintesi dei concetti espressi in questo video (di un minuto e mezzo!) da YouTube: “MuCEM: Marsiglia cuore del Mediterraneo”:

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Breve nota sul video – Ho sussultato scorrendo le immagini. Quando viene mostrato il cosiddetto saquiè’, “un congegno che veniva usato dagli Egizi nella regione del Nilo per far salire l’acqua dei pozzi – come dice Bruno Suzzarelli, Presidente del MuCEM – È un esempio interessante delle diverse tecniche utilizzate per risolvere il problema dell’approvvigionamento idrico nell’area del Mediterraneo”. Avrebbe risolto il problema che poneva Domenico Musco in un recente articolo (leggi qui).

Per concludere questo impegnativo viaggio nel grande mare Mediterraneo e nel mondo ci resta ancora da approfondire il messaggio del MuCEM e segnalare quello dell’altro Museo: la Villa Mediterranée. Poi legare tutto questo con il piccolo Mediterraneo intorno a Ponza: una cosa da niente!

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Per la prima puntata, leggi qui
Per la puntata precedente, leggi qui

[Il sogno mediterraneo di Marsiglia. (3). Continua qui]

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3 commenti per Il sogno mediterraneo di Marsiglia (3)

  • silverio_lm

    L’ennesimo articolo “copia e incolla”…ma che senso ha

  • Sandro Russo

    Risponde l’Autore dell’articolo
    Anche se vorrebbe farlo intendere, non credo assolutamente che sia silverio lm (Lamonica?) l’autore di un commento così meschino e povero di contenuto. Silverio lo conosco bene e, a parte l’amicizia, argomenterebbe di gran lunga più riccamente le sue opinioni.
    Sono eventualmente disponibile ad un contraddittorio per dimostrare che non ho copia-incollato un bel niente; se invece voleva ‘puramente’ essere un’offesa, la restituisco al mittente, qualunque contenuto essa abbia.
    S.R.

  • silverio lamonica1

    Caro Sandro, ti assicuro che NON SONO IO QUEL DESSO!

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