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Refolo disperato

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di Francesco De Luca
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Sbattuto nello spazio dell’isola, slargato a dismisura dalla violenza del libeccio rinforzato da raffiche di ponente, lacero, straziato, mi straccio agli angoli dei caseggiati. Sui dirupi perdo brandelli e mi distruggo. Anche dai corridoi dove cerco conforto vengo strappato via.

Oggi è un giorno disperato, e disgrazia vedo nel mio scorrere veloce sulle case, nei cortili, per i vicoli, agli attracchi.

E’ la disgrazia di una solitudine umana. Nessun appiglio, né materiale né sentimentale. Persone come frammenti di cose, uomini divenuti plastica al vento, richiami come stridii di alberi. Le occhiate hanno la passività dello scoglio che subisce l’onda. I gesti… i gesti sono accennati, senza partecipazione.

L’esistenza è svuotata, il paese è un contenitore ai capricci del vento che lo sbatte.

L’isola come una strada con cose, uomini, sentimenti e pensieri strascinati sul selciato dal vento dell’indifferenza, dell’ accussì è… e accussì ha dda esse.

L’atmosfera musicale la dà la voce ruvida e graffiante di Tom Waits in Kentucky Avenue (dall’album raccolta “Asylum Years”, del 1986):

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Kentuky Avenue

Eddie Graces Buick got four bullet holes in the side
Charlie Delisle sittin at the top of an avocado tree
Mrs Storm will stab you with a steak knife if you step on her
lawn
I got a half pack of Lucky Strikes man come along with me
Lets fill our pockets with macadamia nuts
Then go over to Bobby Goodmansons
And jump off the roof

Hilda plays strip poker
And her mamas across the street
Joey Navinski says she put her tongue in his mouth
Dicky Faulkners got a switchblade
And some gooseneck risers
That eucalyptus is a hunchback
Theres a wind up from the south
Let me tie you up with kite string
And i’ll show you the scabs on my knee
Watch out for the broken glass, put your shoes and socks
On and come along with me

Lets follow that fire track
I think your house is burnin down
The go down to the hobo jungle and kill some rattle
Snakes with a trowel
We’ll break all the windows in the old Anderson place
And steal a bunch of boysenberrys
And smear em on our face
I’ll get a dollar from my mamas purse
And buy that scull and crossbones ring
And you can wear it around your neck on an old piece of
string

Then we’ll spit on Ronnie Arnold
And flip him the bird
And slash the tires on the school bus
Now don’t say a word
I’ll take a rusty nail and scratch your initials on my arm
And i’ll show you how to sneak up on the roof of the
drugstore

Take the spongs from your wheelchair
And a magpies wings
And tie em to your shoulders and your feet
I’ll steal a hacksaw from my dad
And cut the braces off your legs
And we’ll bury them tonight in the cornfield

Put a church key in your pocket
We’ll hop that freight train in the hall
And we’ll slide down the drain all the way
To New Orleans in the fall

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La Buick di Eddie Grace ha quattro fori di pallottola sulla fiancata / Charlie Delisle se ne sta seduto in cima ad un albero di avocado / Mrs Stormill ti pianta un coltello da cucina da qualche parte se solo cammini sul suo prato / io ho mezzo pacchetto di Lucky Strikes, vieni con me/ riempiamoci le tasche di noccioline, poi saliamo da Bobby Goodmansons / e saltiamo giù dal tetto.

Hilda gioca a strip poker/ e sua madre sta dall’altra parte della strada/ Joey Navinski sta dicendo in giro che lei gli ha ficcato la lingua in bocca / Dicky Faulkners ha un coltello a serramanico / e delle aste portalampada/ quell’eucalipto è gobbo e c’è un vento che soffia da sud/ lasciati legare con un filo di aquilone / e ti mostrerò le croste sul mio ginocchio/ occhio a quel bicchiere rotto, infilati scarpe e calze e vieni con me.

Seguiamo quel camion dei pompieri / credo che casa tua stia proprio andando a fuoco / poi scendiamo alla giungla dei vagabondi a uccidere qualche serpente a sonagli con la cazzuola / romperemo tutti i vetri della vecchia casa degli Anderson / e ruberemo una manciata di more per poi spalmarcela sulla faccia / prenderò un dollaro dal borsellino di mia madre / e comprerò quell’anello con il teschio e le ossa incrociate / e tu potrai mettertelo al collo con un filo di spago usato.

Poi sputeremo addosso a Ronnie Arnold / e gli daremo una botta sull’uccello / taglieremo le gomme allo scuolabus / adesso non dire niente / con un chiodo arrugginito mi inciderò le tue iniziali sul braccio / e ti mostrerò come ci si arrampica sul tetto dell’emporio.

Io prenderò i raggi della tua sedia a rotelle / e le ali di una gazza / e te le legherò alle spalle e ai piedi / ruberò un seghetto a mio padre / taglierò l’apparecchio che hai alle gambe/ e lo seppelliremo stanotte nel campo di granoturco.

Infilati in tasca un apribottiglia / salteremo su quel treno merci / e scivoleremo giù, dritti verso l’autunno di New Orleans.

 

 

Kentucky Avenue contiene numerosi elementi autobiografici.

Tom Waits (1949) è cresciuto in una strada chiamata Kentucky Avenue a Whittier, California.
In un’intervista  del 1979 ha raccontato:

Ero solito camminare per Kentucky Avenue raccogliendo mozziconi di sigaretta. Poi ho trovato un lavoro di fattorino. Mi alzavo all’una di notte per consegnare i miei giornali e avere ancora tempo per infrangere la legge…

Molti dei testi delle canzoni di Tom Waits riguardano persone reali della sua infanzia e adolescenza. La signora Storm era una vicina di casa che usava sedersi con un fucile da caccia calibro dodici che sporgeva dalla finestra della sua cucina. Forse la più significativa influenza di quel periodo, per Waits, fu un amico d’infanzia, un ragazzo di nome Kipper, che aveva avuto la poliomielite e usava una carrozzina. 
Nel 1981, Waits scrisse nelle sue memorie:

Non sapevo cos’era la polio. Sapevo soltanto che impiegava più tempo di me per raggiungere la fermata dell’autobus… A volte penso che i bambini ne sanno più di chiunque altro. Ho preso un treno per Santa Barbara una volta, con questo ragazzo, e sembrava quasi come se lui avesse vissuto una vita da qualche parte prima della sua nascita e che avesse portato con sé in questo mondo ciò che sapeva da prima, e così… E’ quello che non sai che di solito è più interessante. Le cose su cui ti interroghi, cose a cui non hai mai ancora mai pensato. Molto che riguarda ben altro che la tua basilare conoscenza di strada. Sogni. Incubi.

E in chiusura del brano c’è la frase: “salteremo sul treno merci nel salone” – che si riferisce ad uno dei primi ricordi d’infanzia di Waits, in cui immaginava che ogni notte un treno merci attraversava il centro della sua casa [Tradotto da Wikipedia – USA a cura della Redazione].

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Immagine di copertina: foto di Gaia De Luca

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