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Babbo Natale e le pagelle

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di Silverio Lamonica
Ventotene

 

Ho seguito la manifestazione dei genitori ed alunni della Scuola di Ventotene dedicata ad Altiero Spinelli, a causa delle prolungate assenze degli insegnanti (non sostituiti), per cui la protesta con tanto di cartelli:

Mamma, i voti sulla pagella chi li mette …. Babbo Natale?

Per la verità, cari ragazzi, se dipendesse da Babbo Natale avreste tutti i voti più alti con tanto di lode, altrettanto non merita – a mio avviso – chi prende un impegno e poi non lo mantiene. Ma su questo c’è un’indagine in corso, da parte dei Carabinieri, per cui aspettiamo gli sviluppi.

Quando ero dirigente scolastico sostituivo puntualmente gli insegnanti assenti per almeno due giorni, spesso anche meno, specie se si trattava di classi con alunni diversamente abili. Ma non sono più in servizio dal settembre 2006, per cui tra spending review, razionalizzazioni varie, ecc. le cose sono senz’altro cambiate, per cui credo che il Dirigente Scolastico dell’I.C. Dante Alighieri di Formia avrà avuto le sue buone ragioni per non nominare supplenti, a meno che questi ultimi non si siano a loro volta ammalati. Ricordo, a proposito, una gustosa battuta di un collega preside dell’Istituto per Ragionieri “Filangieri” di Formia (ora in pensione), da cui dipendeva la sede distaccata di Ponza: “Ebbene, sappiatelo, appena una professoressa ottiene una supplenza a Ponza, se non è del luogo, accetta solo se è in stato interessante e se non lo è vi provvede immediatamente!”.

Insegnare in un’isola per molti non è semplice: l’ambiente è “ristretto”, non c’è “un cinema”, un “club” una “palestra” (badate bene, sto solo riferendo ciò che provano certi insegnanti costretti obtorto collo ad accettare un incarico in una scuola situata in una delle isole minori). Ma ne conosco molti altri che affrontano questa esperienza con tanto entusiasmo, perché gli alunni che vivono in una piccola isola, o in un comune di montagna, hanno una ricchezza interiore che a volte non si riscontra in tanti bambini “di città” spesso iper protetti e viziati.

Ma non tutti gli insegnanti si sentono “missionari”.

Allora, constatata la difficoltà di vivere ed operare in una piccola isola, occorrerebbe – da parte dello Stato – un qualche incentivo: una volta c’era il doppio punteggio, valevole per i trasferimenti (non so se ancora esiste). Ma si potrebbero prevedere altri benefici come “gli scatti anticipati di carriera” o altro. Del resto, considerato il progressivo spopolamento delle isole minori (diversi genitori si trasferiscono “in continente” nel tentativo di assicurare ai loro figli una scuola che funzioni con maggiore regolarità) occorrono dei rimedi che hanno inevitabilmente dei costi, così come costano – e non pochi spiccioli – le missioni dei militari italiani all’estero e in questo settore lo Stato è più che prodigo. A meno che il governo nazionale non voglia permettere di proposito lo spopolamento totale delle isole minori, svendendole magari a qualche sceicco arabo per fare cassa.

Però, battute a parte, all’inizio del suo mandato, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, ogni mercoledì visitava una scuola; se fossi il sindaco di Ventotene e/o il Dirigente dell’I.C. Dante Alighieri non esiterei ad invitarlo – magari non verrebbe – però il tentativo lo farei per illustrargli, da uomo ad uomo, tutte le difficoltà affrontate quotidianamente da chi scommette di vivere e lavorare in una piccola isola.

Matteo Renzi non è certo Babbo Natale, tuttavia per “salvare la faccia” un provvedimento a favore delle isole minori, le scuole in primis, con tutta probabilità lo prenderebbe.

 

Articolo di Silverio Lamonica. In condivisione con http://www.buongiornolatina.it

 

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1 commento per Babbo Natale e le pagelle

  • polina ambrosino

    Purtroppo fra gli insegnanti ce ne sono molti che usano Ponza e Ventotene solo per il doppio punteggio, mettendosi in malattia o in maternità o in 104 o chi più ne ha più ne metta, pur di restare a casa e non rimetterci nulla di tasca propria. E qui lo Stato latita, perché non vigila come dovrebbe e non interviene con dure sanzioni. Fortuna che non siamo tutti cosi.
    Interviene, invece, lo Stato quando, nelle persone dei suoi ministri, si ricorda delle piccole isole solo nelle campagne elettorali, finite le quali noi e i nostri guai veniamo accantonati come fossimo soprammobili che purtroppo esistono, come le brutte bomboniere che talvolta capita di ricevere ai matrimoni: e cosa fa? Ad ogni governo che cambia, decide di “mettere mano” alla riforma scolastica, ma, guarda un po’, nessun ministro cerca di fare prima dei sopralluoghi personali nelle scuole, specie in quelle ai limiti dell’universo come le nostre: si soffermano a scartabellare dati statistici, rendiconti spese e alla fine TAGLIANO.
    Dicono che i soldi nella scuola si sprecano. Sinceramente gli sprechi esistono altrove: tagliare insegnanti dove ci sono pochi alunni non è un taglio sensato, ma un taglio fatto sulla pelle e sulla cultura dei futuri cittadini italiani. Perché non si tagliano le spese delle forze armate? Perché non si tagliano i privilegi dei politici? Perché quelli non sono considerati SPRECHI mentre un insegnante che guadagna 1.200 euro al mese nette è uno spreco (se insegna a pochi bambini)? Sappiamo che ormai la natalità è in crisi: cosa succederà quando i bambini diminuiranno ancora? Diranno: “teneteveli a casa e insegnate loro a leggere, scrivere e far di conto, perché se no lo Stato spreca!?!”…
    Io, da insegnante, credo che ben vengano i soldi spesi nella scuola, ben vengano le supplenti chiamate anche per pochi giorni e per pochi bambini, poiché quei soldi daranno un frutto che non ha prezzo: LA CULTURA DEI NOSTRI FIGLI.
    Purtroppo per noi, però, la piega presa dai vari governi degli ultimi anni è ben diversa: il diritto a una scuola che funziona è solo di chi può pagarsi una retta in un istituto d’elite con classi poco numerose, con insegnanti specializzati, con laboratori e quant’altro, mentre nella scuola pubblica la parola d’ordine è TAGLIARE.
    Si taglino i posti agli insegnanti nullafacenti, si sorvegli attentamente il loro lavoro, ma NON SI TAGLINO I DIRITTI, NON CI VENGANO TOLTE LE ULTIME SPERANZE DI ESSERE CITTADINI CON GLI STESSI DIRITTI E DOVERI DEGLI ALTRI.
    La civiltà umana è nata quando è nata la scrittura, ma se si continua a tagliare, fidatevi, torneremo all’età della pietra e dell’inciviltà.

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