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Il sostegno all’euro ed il compito di Draghi

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di Vincenzo Di Fazio (Enzo)
sostegno all'euro

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La questione dell’euro e delle problematiche che lo riguardano è da tempo materia di dibattito e di interesse pressochè quotidiano e sulla sua validità come moneta unica, nonché sulla necessità o meno di salvaguardarlo ci sono “visioni” diverse. La lettura del recente articolo del prof. Pagano mi dà lo spunto per alcune considerazioni.
l’A.

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Settimana cruciale questa che entra, per l’euro, per l’Europa e per la politica europea.
Il 25 gennaio ci saranno le elezioni in Grecia e visto i consensi che sta raccogliendo ‘Syriza’, il partito di Tsipras, è possibile che sia messa in discussione la politica di austerità imposta dalla BCE, dalla Commissione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale.
La maggior parte dei greci, secondo un recente sondaggio, preferisce restare nell’euro ma spera, proprio attraverso il piano di rinegoziazione di Tsipras (programma di Salonicco), di recuperare dignità e voglia di sognare dopo i tanti sacrifici patiti a partire dal 2012.

Il 22 gennaio, appena tre giorni prima, Draghi è chiamato a prendere una decisione di notevole portata, probabilmente la più importante da quando è governatore della BCE.
  Dovrà decidere quali misure adottare, come Banca Centrale, per risollevare l’economia dal torpore in cui è caduta e scongiurare l’accentuarsi della recessione.
E’ la cosiddetta politica monetaria espansiva del Quantitative Easing. Draghi può solo immettere liquidità sui mercati, attraverso l’acquisto di titoli; spetta poi ai singoli governi fare le riforme in modo che quella liquidità possa incanalarsi in un circolo virtuoso per trasformarsi in investimenti produttivi.

Draghi
Il prof. Pagano, di cui ormai conosciamo la visione critica nei confronti dell’euro, con il suo ultimo articolo (leggi qui) ci presenta una situazione pesantissima, quasi apocalittica.
Un euro ed un’Europa senza speranze: per essere una moneta dissociata da un comune intento politico; per i limitati poteri che ha la BCE come Banca Centrale; per la supposta soggezione di Draghi nei confronti della Germania e per una sua scelta obbligata nella politica del Q/E.

Per altro verso Draghi in una recente intervista al Die Zeit ha ribadito che dall’euro non si torna indietro. Nell’ambito dell’Europa, e non solo, Draghi ha molti consensi. In merito alle decisioni che dovrà assumere nel direttorio del 22 prossimo, la possibilità che il Q/E si risolva nell’acquisto di titoli di cui si facciano carico, per le eventuali insolvenze, le singole banche centrali nazionali (come prevede il prof. Pagano) non è l’unica opzione. Auspicabile sarebbe che se ne facesse carico la BCE come primo tassello verso la creazione di un debito unico globale. Tale ipotesi non è esclusa come non ne sono escluse altre (per esempio parte a carico della BCE e parte a carico dei singolo stati).
Così pure sull’entità degli interventi, nulla è stato ancora stabilito.
E’ di qualche giorno fa la notizia (la riprendo dal Sole 24Ore) che la Corte Europea di Giustizia – cui si era rivolta in maniera critica la Corte Costituzionale tedesca – ha dato il via libera al piano anti-crisi Omt (*), lanciato due anni fa dalla Banca Centrale europea per soccorrere i paesi dell’Eurozona in difficoltà e finora mai utilizzato. La pronuncia dovrebbe sciogliere i dubbi (pure richiamati dal prof. Pagano nel suo articolo) sui margini di manovra della Bce nel varare il 22 prossimo il  Quantitative Easing (Q/E), senza incorrere in limitazioni di tipo legale.

Il compito di Draghi non è facile ma ci auguriamo che le sue decisioni siano efficaci per dare slancio all’economia e restituire fiducia ai mercati.

La distruzione dell’euro è un salto nel buio per le conseguenze negative economiche che ne deriverebbero, soprattutto per gli stati con maggior debito pubblico come il nostro.
Il ritorno alla moneta nazionale non è cosa che avviene tra l’oggi ed il domani. Il cambiamento richiede tempo e trattative complesse nel corso delle quali i comportamenti della gente sono dettati più dalla paura che dalla ragione. Fenomeni come fuga di capitali verso porti più sicuri, assalto alle banche per ritirare i depositi, vendita inarrestabile dei titoli di stato con ampliamento dello spread, sfiducia da parte dei mercati e degli investitori sono inevitabili. Come inevitabili sono gli interventi autoritari destinati a frenare quei fenomeni.

La conseguente frammentazione dell’Europa non è solo il disfacimento dei sogni e degli sforzi dei padri fondatori ma potrebbe essere preludio di una potenziale disgregazione sociale proprio in un momento cruciale in cui, per i fatti accaduti a Parigi e per le continue minacce che vengono dal mondo islamico jihadista, occorre invece responsabile coesione, capacità nello stare uniti ed impegno nel trovare le giuste soluzioni.

Non dobbiamo mai dimenticare che è dalla notte dei tempi che i popoli europei si sono sempre combattuti  tra loro, fino a culminare nelle due disastrose Guerre Mondiali. Il progetto dell’Unione Europea ha fatto si che gran parte di un continente di guerra si trasformasse in un continente di pace. E da oltre sessant’anni quell’Europa contribuisce a promuovere democrazia, pace e diritti umani.
Le cose in Europa oggi non vanno affatto bene, vanno modificate le politiche di austerità, vanno rivisti probabilmente anche i trattati ma non è pensabile, a mio avviso, che vada abbandonata la strada verso l’affermazione degli Stati Uniti d’Europa.

Stati Uniti d'Europa 2

 

(*) OMT è un acronimo che sta per Outright Monetary Transactions (letteralmente transazioni monetarie dirette) ed è il nome tecnico di ciò che comunemente la stampa chiama «piano anti spread» o «piano salva Euro». Sostanzialmente, si tratta della misura ideata dalla Banca Centrale Europea per intervenire ed arginare le problematiche legate alla crisi del debito nei paesi dell’Eurozona (fonte Forexinfo.it).

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Integrazione del 22 gennaio 2015 dopo le decisioni assunte da Draghi.

Mario Draghi ha oggi annunciato l’atteso intervento di Q/E da parte della Banca Centrale Europea.
Consisterà nell’acquisto di titoli pubblici e privati, con caratteristiche di “sufficiente” solvibilità, nella misura di 60 miliardi al mese a partire dal marzo prossimo e fino al settembre 2016 o fino a quando l’inflazione si riporterà ai livelli ritenuti coerenti con gli obiettivi.
Scopo primario della BCE è infatti quello di garantire la stabilità dei prezzi, che significa, nelle attuali circostanze, far avvicinare, attraverso l’immissione di liquidità e l’atteso aumento dei consumi, il tasso d’ inflazione al 2% in modo da scongiurare la pericolosa spirale deflazionistica in atto che vuol dire calo dei consumi, minori investimenti, meno ricchezza e meno occupazione.
Per quanto riguarda i rischi del programma di Q/E, le eventuali perdite legate ai titoli acquistati saranno a carico della BCE nella misura del 20% (che è un primo passo verso la condivisione del debito) mentre il restante 80% ricadrà sulle banche centrali nazionali.

Per i paesi i cui titoli sono considerati “spazzatura” e che sono sotto programmi di risanamento, come la Grecia, sono previsti criteri aggiuntivi di ammissibilità purché i “suggerimenti guida” siano ascoltati.

Queste le misure essenziali che, per certi versi, vanno anche oltre le aspettative della vigilia (vedasi entità degli interventi e possibilità di ampliare le misure in caso di necessità). C’è da chiedersi se la struttura del pacchetto della BCE promuova o ostacoli l’integrazione europea.
Al di là delle opinioni più disparate che saranno espresse nelle prossime ore, le misure di questo importante intervento della BCE vanno sicuramente nella direzione della coesione ma molto dipenderà dalla capacità dei governi dei singoli paesi di mettere a punto le riforme strutturali che servono per innovare e stimolare la ripresa degli investimenti (penso per quanto riguarda l’Italia alle riforme fiscale, della pubblica amministrazione e della giustizia di cui fa parte l’attesa legge sulla corruzione).

Intanto le borse oggi hanno festeggiato.

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3 commenti per Il sostegno all’euro ed il compito di Draghi

  • silverio lamonica1

    Sono un profano in economia, lo ammetto, ma seguendo il problema sugli organi di stampa e “massmedia” in genere, sono convinto che il governo tedesco e i dirigenti della Deutsche Bundesbank che “dettano legge” alla Banca Centrale Europea, preferiscono aderire al “mondo islamico jiadista”, anziché attuare il piano anticrisi OMT a totale carico della BCE.

  • giovanni hausmann

    Leggo con piacere finalmente un intervento lucido fatto di cose concrete e poche visioni. Anch’io, pur essendo un economista, seguo con apprensione le previsioni apocalittiche di diversi economisti che si premurano di “leggere le carte” piuttosto che di descrivere la realtà. Mi definisco uno “street economist”, un economista di strada che osserva il presente, valuta il passato e su queste basi cerca si interpretare il futuro.
    In questo senso non vorrei, senza euro, tornare a pagare i mutui al 20% d’interesse, avere una svalutazione annua di pari importo che dissolve in un attimo eventuali redditi faticosamente guadagnati, passare un’altra crisi energetica, il terrorismo delle BR ed altro, del recente passato, che ci siamo dimenticati.
    Nel presente spero in una Europa nuova, magari con un vero governo centrale sull’esempio americano, una nuova energia propulsiva dell’azione piuttosto che l’attuale estesa burocratizzazione insomma una “Nuova Europa”, magari un po’ più mediterranea e meno mitteleuropea, perché questa attuale si è proprio invecchiata.
    E questo lo possono fare solo le nuove generazioni togliendo di mezzo tanti, troppi “vecchi” aggrappati a convinzioni stantie e di basso profilo.
    Ecco il “passato”, il “presente” ed il “futuro”!

  • Enzo Di Fazio

    A beneficio dei lettori interessati e ad integrazione di quanto scritto nell’articolo, riporto in calce allo stesso i contenuti essenziali delle decisioni adottate oggi 22 gennaio 2015 dalla BCE, in merito alla politica di espansione del Q/E.

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