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Lo squalo capopiatto, una nostra conoscenza

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 di Sandro Vitiello

 

E’ finita sui giornali la foto di uno squalo capopiatto (capochiatto) arenatosi sulla spiaggia di Sant’Angelo di Ischia.
Esemplare di ben due metri probabilmente abbandonato alla deriva da pescatori che non sapevano cosa farsene.

Lo squalo spiaggiato.1

Wikipedia ci informa che questo pesce è diffuso in tutti i mari della terra ed ha la caratteristica di riprodursi mettendo al mondo le uova già schiuse.
E’ uno squalo che vive sul fondo del mare.
Nei nostri mari è presente nei fondali sabbiosi o fangosi e lo si trova dai cento-centocinquanta metri fino ai quattrocento metri di profondità.
Dimensioni sostenute; in passato capitava spesso di pescare esemplari tra i sessanta ed i cento chili ma qualche volta si è messo in barca pesci anche di due quintali.

Quando si andava a merluzzi con le coffe quasi tutti i giorni si metteva a bordo un Capochiatto e la cosa che più colpiva era il fatto che un pesce di così grandi dimensioni si faceva issare sulla barca senza quasi muoversi, anche se ancora vivo.
Una volta issato a bordo al massimo, prima di morire, sbatteva la coda un paio di volte.
Nulla a che vedere con gli squali di superficie – verdesche, smerigli – che vendevano cara la pelle fino all’ultimo respiro.

Ecoscan

Era un pesce di non grande valore commerciale ma che è sempre stato considerato e che i pescatori portavano volentieri a terra per rivenderlo. Anche quando non c’erano le coffe il Capochiatto era una presenza costante.
I nostri ponzesi che pescavano le aragoste in Sardegna avevano l’abitudine di legare al pedagno di testa, qualche metro sopra l’ultima nassa, un amo nascosto entro una piccola musdea, tenuto con del pilo di seta.
Puntualmente la mattina successiva a quell’amo si trovava abboccato un pesce di grosse dimensioni.
Il Capochiatto era quello più presente, quasi sempre ancora vivo.

Squalo capopiatto

Mio zio Girolamo ha portato fino alla tomba un segno di quel pesce. Mentre era in barca in Sardegna, dopo una giornata in mare, mentre sistemava il pescato della giornata si prese una codata da un pesce di un quintale e mezza che si pensava morto già da qualche ora. Venne sbattuto sulla murata della barca e si spezzò un dito che rimase storto.

Ho un ricordo di quand’ero ragazzino.
In un giorno d’estate dalle parti di Palmarola vidi comparire vicino alla barca questo pesce enorme che si fece trascinare a bordo, tenuto solamente da un insignificante filo di nylon.

Racconti ponzesi parlano anche del Capochiatto pescato con i tremaglioni ma è un evento molto più raro.

 

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La rimozione della carcassa

Qui di seguito la notizia e le foto pubblicate su repubblica.it.napoli/cronaca:

“Un esemplare di squalo capopiatto (Hexanchus griseus il nome scientifico) si è spiaggiato a Sant’Angelo d’Ischia. Curiosità tra i pescatori e gli abitanti della frazione del comune di Serrara Fontana.
L’animale, lungo oltre due metri, potrebbe essere rimasto vittima di una coffa di profondità: presentava infatti un amo tra le fauci. Non è da escludere che siano stati gli stessi pescatori a liberarlo, dopo aver constatato che si trattava di uno squalo, peraltro di grosse dimensioni.
Diffusi in tutto il mondo, gli squali capopiatto – non rari sui versanti tirrenici – non sono ritenuti pericolosi per l’uomo.
La carcassa, in stato di decomposizione, è stata rimossa e trasferita, sotto il coordinamento della Guardia Costiera di Ischia, alla stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli, dove un esame autoptico accerterà le cause del decesso.
Qualche ora prima, peraltro, la carcassa di una tartaruga marina, una “Caretta caretta”, era stata ritrovata sulla spiaggia di San Pietro, a Ischia (a cura di Pasquale Raicaldo)”.

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