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La Pianta dell’Isola di Ponza di Agostino Grasso (XVIII secolo). (1)

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di Arturo Gallia

 

La Pianta dell’Isola di Ponza di Agostino Grasso. Indagini e prodotti cartografici come strumento di conoscenza del territorio e di lettura delle dinamiche insediative (XVIII secolo)

A metà del Settecento, il Re di Napoli, Ferdinando IV, promosse un nuovo popolamento dell’isola di Ponza, dopo il precedente tentativo, poco incisivo, voluto dal padre Carlo nel 1734. Questo nuovo progetto era supportato da una serie di iniziative che avrebbero permesso un più facile insediamento della nuova popolazione, come lo stanziamento di una guarnigione permanente, la realizzazione del porto e del nuovo nucleo urbano e l’ammodernamento delle strutture preesistenti. Tutte queste opere furono portate a termine tra il 1768, anno di inizio dei lavori del porto, e la fine del secolo e diedero al paesaggio costiero dell’isola l’aspetto che possiamo osservare ancora oggi.

Prima di procedere con la fase di popolamento e dare avvio all’urbanizzazione, Ferdinando promosse diverse indagini al fine di comprendere le condizioni effettive del territorio insulare. Tra queste vi fu quella che nel 1763 Bernardo Tanucci assegnò all’agrimensore Agostino Grasso con il compito di censire la popolazione presente e i terreni coltivati. Al termine della ricognizione, egli produsse una relazione datata 17 dicembre 1766, corredata di due prodotti cartografici: la “Pianta dell’Isola di Ponza ed altre isole adiacenti” e la “Pianta dei territori cacciati sistenti nell’Isola di Ponza…”.

Entrambe, conservate oggi presso l’Archivio di Stato di Napoli nel Fondo Farnese, non sono inedite, ma nelle loro precedenti pubblicazioni, due (De Rossi, 1986; Bonifacio, 2010), erano inserite in rassegne sull’evoluzione della rappresentazione cartografica di Ponza nel corso della storia, e non erano esaminate in quanto strumento di analisi e conoscenza del territorio. Eppure, possiamo affermare che, poiché prodotte a seguito dell’indagine, entrambe le carte siano state realizzate proprio a tale scopo, preliminarmente alle opere che sarebbero state realizzate negli anni successivi.

Della “Pianta dell’Isola di Ponza ed altre isole adiacenti” esistono due versioni: una detta “Bozzo di pianta dell’Isola di Ponza” manoscritta a china, non acquerellata se non in una piccola parte, ricca di cancellature e correzioni; un’altra ugualmente manoscritta, ma emendata delle correzioni fatte nella precedente e acquerellata a colori. In entrambe le carte sono rappresentate l’isola di Ponza e quelle di Zannone, Gavi e Palmarola, queste ultime disegnate più piccole e non in scala. Inoltre, l’insenatura del porto di Ponza è molto grande, sproporzionata rispetto alla restante parte del territorio insulare, con i vari elementi che la compongono raffigurati con grande capacità di dettaglio.

In entrambe le versioni, due elenchi posti sui lati sinistro e destro del disegno svolgono la funzione di legenda estesa. A sinistra 26 lettere indicano altrettanti luoghi o edifici principali dell’isola. È interessante notare come alcuni toponimi siano perdurati fino ad oggi, come Santa Maria, Sant’Antonio, il Fieno; altri invece sono scomparsi, come la Terra del Grano; altri ancora si sono modificati nel tempo come Giancossa, divenuto Giancos, e Le Fornelle, divenuto Le Forna. In questo elenco figurano anche i toponimi delle altre isole circostanti, per ciascuna delle quali è indicata la distanza in miglia dal porto di Ponza: Zannone, definita scoglio, è distante 10 miglia, Gavi 8, Palmarola dodici. Inoltre, nella zona circostante il porto sono indicati alcuni edifici: con la lettera K) l’abitazione del Castellano, di cui è riprodotta la pianta dell’edificio e non l’edificio stesso; L) le abitazioni degli Officiali; O) l’abitazione del Sagrestano; P) la Parrocchia; Q) la Torre; R) la Cappella della Madonna. Infine, è interessante notare due ultimi elementi: con la T è indicata la Grotta dell’Eremita, anche se secondo diverse fonti il monastero d’epoca medievale ubicato laddove ci dovevano essere le abitazioni degli eremiti, giunti prima del Mille sull’isola in quanto luogo di relegazione dei primi martiri cristiani, è stato rinvenuto in località Santa Maria. Con la M, invece, è indicato un pozzo e vicino ad esso un albero di gelso. Questa indicazione è importante perché, da una parte, riafferma la presenza di acqua sorgiva e di falda sull’isola, così come lo attestavano numerose testimonianze sia precedenti, che coeve, ma anche successive; dall’altra, ci dice che già allora era presente, sebbene non possiamo sapere in che quantità, l’albero del gelso, caratteristico dell’isola fin in tempi recenti: alcune testimonianze orali contemporanee affermano, infatti, la presenza di almeno un gelso nel cortile di ogni casa. La funzione di questo albero non è certa, perché l’esiguo numero non fa pensare che potessero essere utilizzati per la produzione del baco da seta, ipotesi che potrebbe essere confermata dall’assenza di fonti documentali in tal senso rinvenute in archivio.

L’elenco numerato posto sulla destra, invece, indica i terreni censiti dall’agrimensore: nella Bozza sono 36, nella carta a colori invece solo 34. Per ciascuno di essi è indicata la tipologia, ovvero se fosse “bosco” incolto o terra coltivata; il titolare della proprietà, ovvero il capofamiglia; la dimensione, espressa in moggi. Un moggio equivaleva a poco più di 3.300 m2. La delimitazione dei terreni numerati è tratteggiata in maniera approssimativa sulla carta e, nella versione definitiva, quella a colori, sono disposti da nord a sud seguendo la numerazione crescente, mentre nella Bozza sembrano essere disposti in maniera casuale, presumibilmente seguono l’ordine in cui vennero censiti. Entrambe le numerazioni non corrispondono a quella proposta nella “Pianta dei territori cacciati sistenti dell’Isola di Ponza…”, dove sono raffigurate le sole terre coltivate per un numero complessivo di 24. Vi sono comunque corrispondenze tra le terre censite ed indicate nelle tre carte. Dalla lettura più approfondita delle proprietà terriere è possibile rintracciare i nomi delle famiglie provenienti da Ischia insediatesi a Ponza nella colonizzazione del 1734, come i Mazzella, i Migliaccio, i Coppa, gli Scotti, e così via. Molti di questi nomi sono perdurati fino ad oggi ed alcuni di essi hanno influenzato l’attuale toponomastica, come ad esempio gli Scotti, insediatisi alle pendici del Monte Guardia, nella località oggi detta, per l’appunto, “Scotti”. Il numero in elenco 1 è indicato come «Bosco reale alle Fornelle». Pochi anni dopo, nel 1772, questo territorio fu concesso per dar vita al nuovo insediamento di Le Forna popolato con famiglie provenienti da Torre del Greco.

Al punto 2, troviamo un ‘interessante didascalia: «Terra e bosco in detto luogo [le Fornelle] di moggia 14 di Michele Mazzella con tre grotte e piscina». Questi due elementi sono importanti, perché potrebbero fornire alcuni indizi sull’esatta ubicazione della parcella censita. Tuttavia l’uso del condizionale è d’obbligo perché tale affermazione è vera solo nel caso in cui per piscina si intendesse una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana risalente all’epoca romana. Se così fosse, appunto, potremmo individuare esattamente l’ubicazione del terreno, altrimenti farlo sarebbe praticamente impossibile. Comunque sia, la didascalia rimane interessante per la segnalazione degli elementi naturali, le grotte, e della cisterna per la raccolta dell’acqua piovana.

Al punto 5, invece, in prossimità della località Santa Maria, è significativo leggere l’indicazione «Terra con tenimento di Case di S. Maria [di] Sabato e Michele Mazzella di moggia 25 e ½ e passi 3». Questa didascalia è singolare perché è l’unica che indica il “tenimento” di case, non genericamente abitazioni o grotte, e, diversamente dalle altre, la superficie riportata è molto precisa.

Confrontando questo elenco con quello nella Bozza è possibile riscontrare alcuni elementi di discrepanza. Oltre al già accennato ordine con cui sono elencati i terreni, è possibile rilevare che nella carta a colori alcune didascalie sono l’accorpamento di più punti dell’elenco in Bozza. Ad esempio, la didascalia appena citata al punto 5 della carta a colori nell’elenco in Bozza è distribuita su tre punti (30, 31 e 32). E nuovamente, la didascalia al punto 2 della carta a colori, che ci informava delle tre grotte e della piscina, la ritroviamo nell’elenco della carta in Bozza al numero 33 e priva delle importanti informazioni di cui abbiamo parlato.

Inoltre, l’elenco nella carta in Bozza riporta alcune informazioni assenti nella versione finale della carta. La didascalia al punto 1 indica il «territorio campese del Sig. Comandante di moggia quattro circa»; il punto 2 il «territorio campese del Sergente invalido d’un quarto di moggio»; mentre il punto 3 indica il «territorio campese di Giuseppe Tordo valoroso artigliero invalido di un terzo di Moggio da sopra al porto». Per giunta, di molti terreni è indicata la natura delle colture: essi sono indicati, infatti, come «campese» o «vitato», dandoci informazioni utili sulla presenza, relativamente abbondante, della vite e, presumibilmente, si dovrebbe trattare del vitigno della Biancolella, fatto importare da Ischia già con il primo popolamento del 1734 ed oggi rivalorizzato come prodotto tipico dell’isola.

Entrambi gli elenchi si concludono con una didascalia fuori elenco; nella carta in Bozza essa recita «In dette Forne grandi e Fornelle vi sono da circa moggia quattrocento da poterci cacciare e piantare oltre all’assegnare», mentre nella carta a colori afferma che «sopra la Guardia ci sono circa quaranta moggi di terra». Due informazioni completamente differenti e di importanza forse diversa: la prima non ricompare nella carta a colori, se non in maniera più sintetica nella didascalia al punto 4 che indica il «Bosco di moggia 23 di Sebastiano Amalfitano in detto luogo [le Fornelle] restandosi oltre moggia 300 del Re»; la seconda ci indica la quantità di terreno non attribuito ad altre proprietà sul Monte Guardia, ma senza altre informazioni.

Figure (cliccare per ingrandire)
Fig. 1

Fig. 1 – Agostino Grasso, Bozzo di pianta dell’Isola di Ponza, 1766 (Archivio di Stato di Napoli, AF Piante e disegni)

Fig. 2

Fig. 2 – Agostino Grasso, Pianta dell’Isola di Ponza ed altre isole adiacenti, 1766 (Archivio di Stato di Napoli, AF Piante e disegni)

Fig. 3

Fig. 3 – Agostino Grasso, Pianta dei territori cacciati sistenti nell’Isola di Ponza…, 1766 (Archivio di Stato di Napoli, AF Piante e disegni)

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Arturo Gallia
Dipartimento di Studi Umanistici
Università Roma Tre

 

Note
– Estratto dagli “Atti del VI Congresso AISU”  Associazione Italiana di Storia Urbana – Catania 12-14 sett. 2013; Monastero dei Benedettini (a cura di S. Adorno, G. Cristina, A. Rotondo) – VII. Ritratti di città: città restituite e città reinterpretate. Pagg. 2163-2173
– Il file .pdf completo del lavoro sarà allegato alla seconda puntata (N.d.R.)

 

[La Pianta dell’Isola di Ponza di Agostino Grasso (XVIII secolo). (1) – Continua]

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