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La pianta che a Ponza chiamano “’a scienza”

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di Sandro Russo
Artemisia. Sfondo Lucia Rosa

 

Nel paesaggio de Le Forna è diffusa dovunque, questa pianta piuttosto invasiva, disordinata, dalle foglie tra il verde chiaro e il grigio-biancastro. Non ha apparentemente alcun uso. Amara, non la mangiano i conigli e nemmeno le capre.
Qui la chiamano ’a scienza e per molto tempo il motivo di tale nome è rimasto (almeno per me) un mistero.

Artemisia. Macchia mediterr. Le Forna

Artemisia a Ponza, nella macchia mediterranea; località Le Forna ‘sopra il Campo’ (vista Palmarola)

Poi un po’ per caso, un po’ rimasticando e pronunciando a voce alta il nome, l’arcano si è chiarito: ’a scienza… l’ascienza… l’assenzio! …Ecco la derivazione del nome dialettale!
L’Artemisia (Fam. Asteraceae), genere piuttosto diffuso, di cui la varietà più famosa è Arthemisia absinthum, la pianta dal cui distillato alcolico si produce l’assenzio, famoso liquore con un ricco e nefasto passato e una possibile riabilitazione futura.

Artemisia absinthium. Fiori
Arthemisia absinthum: fiori

L’artemisia è spontanea e selvatica a Ponza; riportata presente nell’isola in tre varietà, nel bel libro sulla “Flora Illustrata di Ponza” (1997) dei fratelli Mazzella (Ed. Il Brigantino):
– Artemisia arborescens o assenzio arbustivo, di altezza fino a 1 m e mezzo;
– Artemisia alba (Turra ) o assenzio maschio
– Artemisia variabilis o assenzio napoletano
Tutte dalle foglie verde glauco, ubiquitarie sull’isola, ma con netta prevalenza a Le Forna. Della prima è riportata la notizia che “se ne otteneva un ottimo liquore amaro usato come tonico e emmenagogo” (favorente la produzione del latte).

Artemisia. Lucia Rosa e Palmarola

Macchia di Artemisia; Palmarola sulla destra della foto

Le artemisie, come genere, sono piante perenni e legnose alla base (camefite suffruticose).
A Ponza si conosce anche Arthemisia abrotanum, detto comunemente ’a canfura, anche se propriamente Cinnamomun camphora (da cui si estrae l’omonimo principio attivo: ‘la canfora’ dai molteplici impieghi) è un grande albero tropicale o subtropicale della Fam. delle Lauraceae.

Artemisia abrotano.1

Artemisia abrotanum – o Abrotano: dalle foglie più delicate, quasi filiformi. A Ponza è una specie naturalizzata ma si trova solo coltivata. Di dimensioni minori, alt. 20- 30 cm., ha tronchi poco robusti e tende ad abbattersi assumendo un atteggiamento quasi strisciante. Ha un odore – forte e pungente ma gradevole) – assolutamente caratteristico.

Artemisia campestris. Sfondo mare

Arthemisia campestris; sfondo mare

Le due varietà Arthemisia annua e Arthemisia genipi non risultano diffuse a Ponza: la prima (A. annua) è attualmente molto studiata per le sue proprietà antitumorali.

Artemisia annua. Infiorescenza

Arthemisia annua. Infiorescenze

La seconda (A. genipi) cresce in ambiente alpino roccioso, ad altitudini tra i 2500 -3500 m. È l’ingrediente base nella preparazione del liquore aromatico Genepì.

Artemisia genipi
Arthemisia genipi

Il liquore di assenzio

Verso la fine del 1800 e agli albori del XX secolo si affermano in Europa, e a seguire anche negli Stati Uniti, l’uso e l’abuso di varie sostanze come caratteristiche precipue dei tempi moderni, spartendosi il campo l’alcool – mai tramontato – la moda più raffinata dell’assenzio, le sostanze oppioidi tra cui soprattutto la morfina e, come consumi emergenti, la cocaina e la cannabis.

Assenzio. Tris

La pianta dell’assenzio (Artemisia absinthium – Fam. Asteraceae) dal cui distillato, aromatico e molto amaro, si ottiene il liquore di assenzio, la fée verte, la fata verde. A fianco un manifesto che ironizza sulla sua messa al bando (Svizzera, 1910)

L’assenzio è un distillato ad alta gradazione alcolica all’aroma di anice derivato da varie erbe tra cui soprattutto l’assenzio maggiore (Artemisia absinthium – Fam. Asteraceae), dal quale prende il nome, ma anche dai semi di altre piante: dell’anice verde e del finocchio (Pimpinella anisum, Foeniculum vulgare – Fam. Apiaceae), dell’anice stellato (Illicium verum – Fam. Illiciaceae ), e varie altre.

Sull’assenzio sono fiorite leggende, largamente fittizie, che lo descrivono come una bevanda maledetta, con i suoi rituali – il bicchiere con l’indicazione di livello, la zolletta di zucchero, il cucchiaio – per l’uso che se n’è fatto nei circoli intellettuali della metà dell’Ottocento; tanto da coniare il termine absinthisme, ‘absintismo’ ad indicare la relativa intossicazione acuta e cronica.
Responsabilità che la bevanda non ha, perché le sue componenti in olii essenziali – il tujone dell’artemisia, l’anetolo e il fenitolo, rispettivamente dell’anice verde e del finocchio sono pericolosi solo in quantità elevate, mai raggiunte nel distillato preparato per il consumo. Quindi la pericolosità dell’assenzio deriva dalla sua componente alcolica e i sintomi sono quelli dell’alcolismo acuto e cronico.

Edgar Degas. L'absinthe (1876)
Edgar Degas (1876): L’absinthe

Il titolo del quadro si riferisce al liquore molto diffuso in Francia, all’epoca: l’assenzio, nel bicchiere che la donna ha davanti a sé. Le due persone nel bar sono vicine ma si ignorano completamente. La solitudine della donna viene accentuata proprio dal bicchiere che ha innanzi. La donna ha lo sguardo perso nel vuoto, l’uomo è una vicinanza che non le dà compagnia, beve da sola: è l’immagine stessa della solitudine.

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