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Le più belle Natività dei grandi Maestri della pittura (3). Da una pala d’altare

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proposto da Sandro Russo

 

Gentile di Niccolò di Giovanni di Massio detto Gentile da Fabriano (Fa­briano, 1370 – Roma, 1427) è stato un pittore italiano tra i più importanti esponenti della corrente artistica del “tardo Gotico” conosciuta anche come “Gotico internazionale” per la sua diffusione in tutta l’Europa.
Gentile da Fabriano incarnò nel suo secolo la tipica figura dell’artista itinerante, che preferiva spostarsi per trovare le più svariate occasioni di lavoro offerte dalle corti piuttosto che stanziarsi a bottega.
La sua pittura poetica e fiabesca, il gusto per la linea e un uso raffinato degli elementi decorativi lo portarono al vertice della scuola italiana dell’epoca e a ricevere commissioni di grande prestigio.
Con la visita a Firenze entrò in dialogo con il nascente umanesimo nell’arte e, pur senza rinunciare al proprio stile, iniziò una consapevole transizione tra il decorativismo tardo-gotico e l’essenzialità rinascimentale (informazioni di base riprese da Wikipedia).

Questo suo lavoro gli fu commissionato al suo arrivo a Firenze nel 1420 dalla ricca famiglia fiorentina Strozzi (per questo è anche conosciuto come “Pala Strozzi”), e ultimato nel 1423; destinato alla nuova Cappella di famiglia nella Chiesa di Santa Trinità affidata all’architetto e scultore Lorenzo Ghiberti.

Gentile da Fabriano. Pala Adorazione dei Magi

Il dipinto nella sua interezza, con la sontuosa cornice (cliccare per ingrandire)

L’Adorazione dei Magi è un dipinto a tempera e oro su tavola (173×228 cm con cornice 303×282) di Gentile da Fabriano, datato 1423 e conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze.
L’opera è stata firmata sopra la predella: “OPVS GENTILIS DE FRABRIANO M CCCC XX III MENSIS MAIJ”. È inquadrato in un’elaborata cornice scolpita in legno dorato, in larga parte originale.

Il tema dell’adorazione dei magi era molto diffuso in quel periodo storico ed era un pretesto da parte dei ricchi committenti per alludere alla propria agiatezza economica e superiorità culturale. Il corteo dei magi occupa tutta la scena ed è uno sfoggio di abiti sontuosi con dettagli minuziosamente descritti (fino ai finimenti dei cavalli) e un forte uso dell’oro. Dietro i tre Re magi si può riconoscere il ritratto del committente Palla Strozzi nell’uomo con il falcone.

2. Gentile_da_Fabriano. Adorazione dei Magi

La predella è composta da tre scomparti rettangolari, che mostrano (in ordine temporale da sinistra verso destra) la Natività, la Fuga in Egitto e la Presentazione al Tempio (in copia, perché l’originale è al Museo del Louvre, a Parigi).
La predella è una fascia dipinta divisa in più riquadri che di solito faceva da corredo alle pale d’altare dipinte su legno.
La sua funzione era da un lato quella di coprire lo zoccolo inferiore della cornice, dall’altro di corredare di scene accessorie la pittura principale.
Non necessariamente predella e pala erano dipinte dallo stesso autore: a volte erano curate da allievi, altre dal maestro stesso, altre ancora poteva venir aggiunta in un secondo momento.

Le traversie dell’opera. Nel 1806, durante le soppressioni napoleoniche, il dipinto venne spostato in un deposito, per venire poi trasferito nel 1810 alla Galleria dell’Accademia, per l’istruzione dei giovani allievi. Nel 1812 venne privato dello scomparto della predella con la Presentazione al tempio, che da allora si trova al  Louvre (agli Uffizi è presente una copia). Nel 1919 la pala approdò alla galleria fiorentina.

Presentazione_al_Tempio_(Gentile_da_Fabriano)_restored,_louvre

“La presentazione al Tempio” (all’estrema destra della predella:)

Gentile_da_Fabriano. Fuga in Egitto
“La fuga in Egitto” (al centro della predella)

Gentile da Fabriano. Natività. Pala dell'adorazione dei magi

 “La Natività” (a sinistra, nei tre riquadri che compongono la predella):

La Natività è ambientata di notte, nella stessa ambientazione della pala centrale: a sinistra si scorge infatti lo stesso edificio rosato, dove le due ancelle di Maria riposano sotto un arco: una dorme con la testa girata verso il fondo, l’altra è sveglia e sbircia la scena centrale, in cui il Bambino appena nato emette un bagliore di santità che rischiara tutto: Maria inginocchiata in adorazione, il bue e l’asinello a semicerchio e san Giuseppe che è addormentato e un po’ in disparte, a sottolineare il suo ruolo di semplice protettore di Maria e Gesù, senza un ruolo attivo nella nascita (elemento comune a molte delle rappresentazioni della Natività).
Di grande sensibilità artistica è l’illuminazione dal basso del tettuccio davanti alla porta dell’edificio e della caverna, e nelle ombre che coprono solo metà del tetto sotto il quale le ancelle sono riparate. Un’analoga luce rischiara solo alcuni dei rametti dell’alberello a cui è appoggiato Giuseppe.
Sullo sfondo a destra un’altra apparizione luminosa, in questo caso angelica, domina l’episodio dell’annuncio ai pastori; il resto del brullo paesaggio montuoso è in ombra, sotto un cielo stellato con un iniziale chiarore che si delinea vicino all’orizzonte. In alto a sinistra si scorge anche uno spicchio di luna.

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[Le più belle Natività dei grandi Maestri della pittura (3). Gentile da Fabriano – Continua]

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