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Il “forestiero” di Jimmy’s Hall. Un bel film di Ken Loach.

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di Sandro Vitiello
Jimmy's Hall

 

Cosa hanno in comune Carlo Marx e il jazz?
Portano tutti e due alla “losangelizzazione dei costumi”.

Con questa certezza piantata in testa il prete di una comunità di campagna nell’Irlanda degli anni ’30 dichiara guerra ad una sala da ballo colpevole, a suo dire, di essere un luogo di perdizione.
Un posto dove si ballava con movenze “animalesche, africane”, dove si imparava a dipingere, a tirare a pugni, a leggere i libri insieme e casomai commentarli insieme.
Il film non è la storia di Jimmy Granton – un attivista politico irlandese realmente esistito – ma di uno spazio, una sala da ballo.
Oggi lo si potrebbe chiamare “centro sociale”.
L’Irlanda degli anni ’20 era dilaniata da una guerra contro gli inglesi oppressori e al suo interno tra il mondo cattolico e quello protestante.
Ma la religione – soprattutto quella cattolica – era anche uno strumento di oppressione sociale.
Padre Sheridan non si limitava solo a dire messa e a confessare la sua gente.
Con i suoi sermoni, con il suo controllo totale sulla vita dei suoi compaesani, difendeva una moralità ormai superata, nemica di quella felicità che dovrebbe essere anch’essa un dono di Dio.
Questo prete non aveva solo a cuore le virtù della sua gente ma anche e soprattutto gli interessi di quella aristocrazia che si era formata grazie ai privilegi concessi dagli inglesi.
Privilegi che hanno contribuito a tenere l’Irlanda ai margini dello sviluppo del nostro continente fino a non troppi anni fa.

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Jimmy Granton negli anni ’20, insieme ai suoi amici aveva costruito uno spazio dove star bene insieme: ballare, leggere, studiare e – perché no – anche innamorarsi.
E lui si era innamorato e avrebbe sicuramente sposato quella ragazza dagli occhi dolci ma per quel prete e per i fascisti di quel tempo lui era una minaccia. Quando ormai capì che il suo destino era segnato non potè fare altro che scappare in America.
Vi restò dieci anni e tornò soprattutto perchè sua madre, ormai anziana, aveva bisogno di quel suo unico figlio.
Una vecchia contadina che in gioventù aveva messo in piedi una biblioteca ambulante e che, con il suo carretto pieno di libri, aveva regalato tante emozioni ai ragazzi e non solo.
Jimmy Granton tornò e la guerra contro gli inglesi era finita ma non era finita la guerra civile tra gli irlandesi.
Lui provò a star fuori da quelle vicende ma per alcuni esiste davvero un destino da cui non si può sfuggire.
E la storia ricominciò intorno a quella sala da ballo che non era andata distrutta e che un gruppo di ragazzi voleva a tutti i costi rivedere aperta.
Non si scappa a un certo destino e non si mettono mai definitivamente da parte certi amori di gioventù.
La sua Ona era ormai sposata con figli ma il loro amore non è stato cancellato dal tempo.
La sala riapre e in poco tempo tutto ritorna come prima e meglio di prima.
Intorno alla Pearse-Connolly Hall – così si chiamava quello spazio – si ritrovano quelli che vogliono sperare in un futuro migliore per sé e per il proprio mondo o che vogliono anche solo divertirsi.
Grande cinema nella scena del ballo tra Jimmy e Ona – senza musica e illuminati solo dal chiarore della luna – nella sala vuota, tutta per loro due.

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In quella sala si decide anche di aiutare le famiglie di contadini che subiscono i soprusi dei latifondisti e questo è un affronto al potere costituito.
Padre Sheridan decide di ritornare a combattere la sua crociata.
Il destino di Jimmy è di nuovo segnato: la sala viene prima assaltata e poi data alle fiamme e per Jimmy viene deciso l’arresto e l’espulsione dalla sua terra natale perchè era rientrato dagli Stati Uniti con un passaporto americano e senza visto di ingresso.
Senza nemmeno un processo.
Morì una decina di anni dopo a New York senza aver potuto più rivedere il suo mondo.

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