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0028-028 i-01 14 39 80 Spugne e astroides si contengono lo spazio

La via del thè

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di Irma Zecca

 

Sono le sei del mattino ora locale quando il nostro aereo atterra: in aereo abbiamo riposto la giacca invernale e tirato fuori degli abiti estivi, che indossiamo nel bar dell’aeroporto.
Dopo aver recuperato le valigie, arrivate sane e salve, prendiamo un taxi ed arriviamo a Polhena Rd, la strada che porta a casa dei nostri amici.
L’aria è festosa quando arriviamo ad un cancello che si apre al rumore della nostra macchina…
– Evviva, finalmente ci siete riusciti ! – ci vengono incontro gli amici con le braccia aperte e con loro anche Rose e Chocolate, i due cani di famiglia che abbaiano festosi e subito diventiamo di casa.
Che bello! Negozi di frutta ad ogni angolo di strada e poi facciamo la conoscenza con Jeena, l’autista del tuc-tuc (una sorta di taxi ricavato da un furgoncino tipo Apetta, mille volte visti ma mai usati e vi assicuro che non c’è giostra più divertente) .
Dopo aver fatto un minimo di conoscenza dei luoghi, decidiamo di andare a vedere una “Tea factory” (lo stabilimento della lavorazione del thè).

Al mattino, dopo colazione, chiamiamo Jeena ma le uniche persone a casa che parlano inglese le lasciamo libere: ogni amico che arriva lo portano a fare il giro …ma il thè proprio no! …non gli interessa, l’hanno visto almeno cento volte!
Partiamo con grandi risa e schiamazzi con il nostro tuc-tuc, seguite da due motorini sempre del gruppo, e fatta poca strada arriviamo alla fabbrica dove si lavora il thè.

Ci accoglie un addetto alla visita e dopo un giro nel bosco adiacente la fabbrica ci indica delle grosse cataste di legna e poi ci fa vedere l’albero da cui viene ricavata; ovviamente non capiamo il perché, ma il thè non è una pianta bassa? Poi ci porta a vedere due grandi forni: uno antico in disuso ed uno, per loro moderno, in piena attività.
Presa dallo sconforto penso che devo assolutamente prendere lezioni di inglese perché quelle poche parole che conosco le pronuncio pure male, non vengo capita e tanto meno comprendo chi mi parla.

Intanto saliamo una scala esterna di ferro e finalmente entriamo in un grande capannone con delle grandi piste fitte di foglie di thè appena raccolte: sotto le foglie c’è una rete che permette l’areazione ed ancora più giù il forno che riscalda tutto e favorisce una veloce essiccazione; quindi il legno che prima ci veniva mostrato è quello specifico per questa prima fase della lavorazione.

Griglia di essiccamento
Il nostro accompagnatore si illumina tutto, rassicurato che abbiamo capito ed ora tutto è più semplice e chiaro: lo seguiamo ed entriamo su una pedana dove scorre acqua per la pulizia delle nostre scarpe. Poi veniamo vestiti con camici e cappellini ed entriamo in una sala dove ci sono delle grandi presse dove le foglie vengono reidratate con dei grandi ventilatori che nebulizzano acqua ad alta temperatura, rendendo  l’ambiente a noi quasi insopportabile. Scendiamo delle scale e vediamo una ventina di operaie, intente a seguire ciascuna la propria macchina che  altro non è se non un carrello tremolante con delle griglie fatte con maglie di diversa grandezza;  tutte hanno delle palette di legno che girano continuamente avanti e indietro con le essenze essiccate insieme al thè, così da poter esaudire le varie richieste della clientela, thè al limone, al gelsomino, alla vaniglia, al cardamomo ecc.

Nello stabilimento

Interno stabilim.2

Ci siamo rilassati, abbiamo rispolverato il nostro misero inglese mentre l’accompagnatore ci presenta i proprietari, una coppia di simpatici cinquantenni con i quali ha inizio una piacevole conversazione: come fossimo vecchi amici che non si vedono da tempo, ci invitano in un salottino con adiacente un piccolo angolo cottura, dove una signora in sari ha messo a bollire una teiera in metallo d’altri tempi. La signora versa il thè in sei bricchetti bianchi ma noi siamo in sette, chissà perché?  Veniamo chiamati uno allo volta e ci viene chiesto di assaggiare con un cucchiaino, che verrà sciacquato sotto un filo di acqua corrente, in modo da distinguere una qualità dall’altra ed anche la diversa decantazione, che riesce a variarne il gusto. Nel frattempo la padrona di casa prende dalla cristalliera delle tazze con la decorazione floreale e la bordatura dorata come quelli delle nostre mamme e mentre ci versano il thè, in base a quello scelto, la signora ci mostra le foto degli antenati: il bisnonno, il nonno, il padre, il marito e con orgoglio il figlio.

Sorseggiamo il thè, accompagnato da piccoli biscotti preparati dalla signora in sari .

Bello, bellissimo, sono certa che quando nelle sere invernali mi ritroverò a casa delle amiche a sorseggiare la bionda bevanda nessuno di noi potrà mai dimenticare questa bellissima esperienza, quella di alcuni amici ponzesi sulla via del thè.

Altre fasi della lavorazione

Macchinari

Lavoranti

Ulteriore essiccamento

Selezione

Separazione

Irma prende spiegazioni

Foto di A. Migliaccio

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