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La casa-grotta ponzese

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di Domenico Musco
Casa-grotta-a-Ponza
 

L’articolo fa riferimento ad uno precedente dello stesso Autore: leggi qui

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E interessante come spesso su una questione semplice e chiara – nel caso specifico le case-grotte di Ponza – si aprano scenari così vasti che deviano dal tema principale, anche se mi pareva di averlo esposto con chiarezza. Ritorno quindi sull’argomento.

La grotta fa parte della nostra storia passata e, se si vuole, anche di quella presente.
Meriterebbe infatti una qualifica di importanza superiore, rispetto ai manufatti moderni. Perché è un fenomeno unico ed irrepetibile e per questo, secondo me, dovrebbe essere protetta.
Forse è sull’aspetto ‘protezione’ che occorre un chiarimento .

‘Proteggere’ una qualsiasi cosa non significa metterla sotto vetro e non usarla, come spesso si fa con le protezioni tipiche dello Stato italiano vedi l’idea di ‘Parco’… Montecristo vale come esempio per tutti!

Proteggere – secondo il mio modesto avviso e con un esempio banale, giusto per chiarire il concetto – è quando la mamma mette il vestitino nuovo al figlio e gli dice – Mi raccomando, attento a non strapparlo o sporcarlo – così il vestito si usa con parsimonia e con molta attenzione.
Quindi l’idea è usare il bene; non metterlo ‘sotto vuoto’ per sempre!

Per la grotta si dovrebbe procedere allo stesso modo: valorizzarla e continuare ad usarla come è sempre stata (deposito, bottega o abitazione).

Vincenzo ha aperto con il suo intervento – vedi commento all’art. citato (NdR) – scenari e problematiche diversi…
Provo a dare delle risposte partendo dal principio che i colori non sono solo il bianco e il nero ma una gamma infinita e andar a cercare (e trovare) subito un colpevole, al principio di un ragionamento, non è cosa buona e giusta, mentre lo è trovare una soluzione condivisa.

Per quanto riguarda Palmarola, se sia compatibile il moderno con l’antico, io credo fortemente di !

Perché non sono lo spiazzo sterrato naturale di trenta metri per far atterrare un elicottero, o una funivia, che rovinano l’isola. In tutto il mondo il rispetto dell’antichità e le esigenze della modernizzazione sono ben conciliabili – vedi il Louvre a Parigi con la piramide di vetro; ascensori, scale mobili, tapis roulant, bar e ristoranti sono perfettamente inseriti in palazzi storici; anche in una città ‘storica’ per eccellenza come può essere Roma, di soluzioni architettoniche di connubio in cui ‘l’antico’ è perfettamente inserito nel ‘moderno’, ce ne sono a migliaia .
Le Alpi sono piene di impianti di risalita ed è stato grazie ad essi che quel territorio è uscito dalla miseria ed è diventato un’attrattiva turistica internazionale.

Sull’elicottero che atterra a Palmarola è interessante la posizione di Leone (il guardiano non solo della Fendi ma di tutta l’isola) che quando si è posto il problema di portare i gruppi elettrogeni, non ha fatto avvicinare l’elicottero al punto dove bisognava allocare i motori perché il vento delle pale avrebbe rovinato tutta la vegetazione e le piante che aveva messo: li ha fatti depositare in uno spazio molto più lontano per salvare le piante; facendo poi un lavoro disumano per trasportare i pesantissimi motori fino alla destinazione definitiva. Ecco un giusto compromesso tra l’esigenza di avere dei motori e la protezione delle piante…

All’architetto che ha lavorato alla realizzazione del piano regolatore di Ponza, in una discussione tecnica, esprimevo le mie perplessità sull’uso del cemento armato; lui mi ha risposto con una semplicità disarmante che il mondo va avanti e non si costruisce più con le colonne di marmo, come si faceva nell’antica Roma…

Quello che vorrei dire è che essere fanatici della conservazione ad ogni costo e non aprirsi alle esigenze dell’uomo della società moderna ha il rischio di farci ritrovare tagliati fuori da tutto. Basta vedere l’Italia: c’è stato un tempo in cui eravamo all’avanguardia in tutto, dalla scuola alle industrie; eravamo nel G7… ora siamo ormai in caduta libera… Ma mi sto un allargando troppo…

Quando sono stato Consigliere Comunale, al tempo della prima amministrazione Ferraiuolo, insieme a tutta la compagine Amministrativa facemmo fuoco e fiamme per difendere l’isola di Palmarola da tutto e da chiunque; forse abbiamo anche esagerato, eravamo giovani e le idee di rivolta ribollivano…
Era un momento storico diverso e su Ponza si costruiva con sistemi non perfettamente legali. Ferraiuolo si è trovato a fronteggiare le norme del Piano Regolatore ed altri problemi enormi, con un Consiglio Comunale di venti persone e un’opposizione di cinque e a dover mettere d’accordo tutti…
Aggiungo che all’opposizione eravamo tutti giovani ribelli che volevamo “cambiare il mondo” partendo proprio da Ponza; dico solo che tappezzavamo l’isola con manifesti un giorno sì e un altro pure, e diffondevamo anche un giornalino che si chiamava ‘Punto Rosso’.

Non devo essere proprio io che ho fatto opposizione a Ferraiuolo, a difenderlo; si sa difendere benissimo da solo; ma dopo tanti anni che lo conosco, anche come collega di scuola, posso dire con molta serenità che è stato sempre equilibrato nelle scelte e soprattutto ha sempre messo per prima cosa “le carte a posto”.

Detto ciò forse è importante che anche l’Amministrazione attuale, insieme ai diretti interessati, si impegni con un piano ben preciso a salvare i tre agglomerati di grotte rimaste e tutte le altre per diversi fini, prima che la natura con la sua forza travolgente le faccia crollare – a Palmarola so per certo che la corrosione del vento ha reso le pareti esterne molto sottili – oppure le leggi che ci sono (se non si trovano delle deroghe come a Matera) faranno finire la loro storia…

‘La grotta’, elemento quasi quasi insignificante tra i manufatti ponzesi, può costituire un valore aggiunto alla attrattiva maggiore dell’isola che è il mare, nel periodo di bassa stagione; si può organizzare un percorso per cantine-grotte per degustazioni del Biancolella di Ponza, come già alcuni viticultori hanno proposto, puntando su un’operazione di recupero dei vigneti.

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Nota della Redazione
Per completezza di trattazione si segnala sul tema il recente saggio di Giuliano Massari – “È stata dura, Ponza dalla casa in grotta ai nuclei abitativi” – recensito da Silverio Lamonica su questo sito: leggi qui

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