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Commento a “L’isolaitudine di Derek Walcott, Nobel 1992”

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di Francesco De Luca
Walcott. Dis. di Manuele Fior

 

“Diavolo di un Sandro Russo” (direbbe l’amico Silverio Guarino ) …ha gettato un sasso nel mare della “scrittura ponzese” affinché trapeli qualcosa sul perché si scriva di cose ponzesi.

Lo fa, Sandro, perché il sito Ponza racconta ha dato spazio a diversi cultori della scrittura, nativi di Ponza, e se ne sono palesati gli scopi, le fondamenta letterarie e quelle psicologiche.
Lo fa altresì perché “i racconti” che il Sito ha estratto dai Ponzesi sono considerevoli per quantità e valore.
E allora? Allora… sollecita Sandro, sfruculeie, affinché siano esplicitate le intenzioni letterarie.

In questo modo lo stesso “scritto” si insaporisce, perché letto e interpretato alla luce dell’intenzione nascosta dell’autore.

Questa operazione di parto critico, Sandro la propone puntellandola sul caso letterario di Derek Walcott, nativo dell’ isola caraibica Santa Lucia. Il quale, intessendo i suoi scritti di nostalgia, di rimpianto per la cultura della sua isola ma anche di rigetto, di nobilitazione di essa, raggiunge i vertici del Nobel.

Beh, suggerisce Sandro, anche il poeta ponzese vive gli stessi traumi, le stesse lacerazioni e dunque può aspirare, da lì, a ben più alti vertici letterari.

Non conosco Walcott che attraverso le righe critiche a disposizione di tutti, e da essi traggo il convincimento della diversità logica delle posizioni (mi riferisco esclusivamente alla mia).

Walcott ha giocato molto la carta della “nobilitazione” della sua scrittura attraverso l’innesto referenziale con la classicità. La mia espressione invece si sofferma, appagata, della sua diversità.

Il mondo poetico di Walcott ambisce sposarsi con la grecità, ripercorrendone gli aneliti e le pulsioni.
Il mio mondo poetico si crogiola nella sua placenta e gode per il contrasto con le forme di vita e di sentire e di espressione in voga aldilà del mare.
Nella mia visione Ulisse è già tornato nella sua Itaca, e canta non l’ansia del ritorno, bensì il piacere di sostare.

Mi fermo qui. Il paragone con Derek Walcott mi ha entusiasmato abbastanza. Dire altro sarebbe sciocco.

“Diavolo di un Sandro” …che ti fa confessare quello che sarebbe bene tacere.

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Immagine di copertina – Disegno di Manuele Fior, da “La Repubblica”
Per l’articolo di riferimento, leggi qui

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