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Il Presepe proibito

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di Silverio Lamonica
Presepe

 

Ho appena letto sul portale multimediale di “La Repubblica.it – Milano” un articolo che mi ha lasciato quasi di stucco: un dirigente scolastico di Bergamo ha proibito a docenti ed alunni di allestire a scuola il tradizionale presepe, perché l’espressione di fede, di francescana memoria, offenderebbe i credenti di altre religioni e pare che in quella scuola siano iscritti molti bambini arabi di fede musulmana.

Innanzitutto bisogna precisare che con il presepe si commemora la nascita di Gesù Cristo che venne ad annunciare “la buona novella”: un messaggio altamente positivo, l’Amore nel senso più ampio.
Non vedo perché un tale avvenimento non debba essere commemorato a scuola e valorizzato nella sua giusta luce, data la sua valenza altamente educativa e farlo conoscere anche ai bambini musulmani.

Inoltre un tale divieto contrasta con l’articolo 33 della nostra Costituzione “L’arte e la scienza sono libere e libero è l’insegnamento ….” Perciò nella maniera più assoluta il collega dirigente non poteva imporre a docenti ed alunni una tale direttiva.

A scuola ci sono molti bambini di fede musulmana? Ebbene, perché non illustrare, all’occorrenza, anche agli alunni di fede cattolica i versetti fondamentali del Corano, il cui messaggio è altrettanto positivo?

La società odierna è sempre più multietnica e multirazziale; la scuola – per adeguarsi – deve recepire i messaggi che provengono da più direzioni, non può discriminarli o, peggio, ignorarli, a meno che non siano diseducativi, ma non è questo il caso.

 

Di Silverio Lamonica. In condivisione con www.buongiornolatina.it

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5 commenti per Il Presepe proibito

  • Antonino Di Stefano

    La motivazione per cui non si vuole fare il presepe a scuola se fosse quella detta dal preside sarebbe un errore peggiore del danno.
    Mi spiego, se per qualche centinaio di anni si è tollerato che la scuola non fosse un luogo laico dove l’educazione religiosa non avrebbe dovuta esserci, non significa che bisogna perseverare nell’errore. Dire non si fa il presepe o qualsiasi altra manifestazione cattolica perchè ci sono i bambini musulmani è una cosa fuorviante.
    La vera motivazione dovrebbe essere che finalmente si afferma la divisione tra Stato e Chiesa .

  • La Redazione

    Riportiamo, su suggerimento di Silverio Lamonica, il commento a firma di Michele Serra, comparso sulla sua rubrica giornaliera “L’amaca”, su ‘La Repubblica’ di oggi 7 dicembre 2014:

    “In linea di principio, il preside di Bergamo che decide di non allestire il presepe perché «la scuola pubblica non ha il compito di celebrare ricorrenze religiose», ha ragione. E poche delle persone che lo insultano hanno dalla loro parte uguale dose di pensiero. Ma è una ragione, quella del preside, che non ci soddisfa e anzi ci allarma (esattamente come il veto francese di indossare il velo nei luoghi pubblici) perché affronta la complicata materia della multiculturalità, e della necessaria convivenza tra diversi, con una overdose di anestetico. La azzera. Da multiculturale rischia di renderla a-culturale, cancellando i termini di un confronto che, conflittuale o pacifico che sia, è inevitabile, è parte quotidiana del nostro vivere sociale e lo sarà sempre di più.
    La paura di molti che l’immigrazione cancelli tradizioni, recida radici, metta a repentaglio identità, è comprensibile e legittima. L’immigrazione non deve levare, deve aggiungere. Non deve sopire, deve accendere. Natale, qui, non è solo una «ricorrenza religiosa», è un momento identitario. Così come il profilo dei campanili e il suono delle campane, il presepe segna il paesaggio italiano in profondità. Lo faccio perfino io (un meraviglioso minipresepe messicano di gesso, che pagai un dollaro in un mercatino di Puebla), e la nutrita componente multireligiosa che è in me (ho un pezzo di cervello ateo, uno buddista, uno valdese, uno francescano, uno sufi) non si è mai sentita offesa”.

  • Antonino Di Stefano

    Forse non ci siamo capiti, nessuno vuol togliere qualcosa a qualcuno… ma non a scuola! La scuola deve servire a capire gli altri ed a rispettarli. Le religioni con tutte le sue componenti folkloristiche devono essere studiate ma non celebrate in una scuola che proprio per il rispetto che deve a tutte, deve essere laica .

  • polina ambrosino

    Già, la scuola deve essere laica. Lo afferma la legge. La legge che, in certi casi, come questo in cui si parla di cultura e di persone, o meglio di persone-bambini, purtroppo è spesso inefficace. La scuola del presente e del futuro sarà sempre più “colorata” da gente di tutte le nazioni, le quali non sono entità astratte, ma fatte di carne e sangue, abitudini, costumi, religioni, che a scuola entrano, anzi ENTRANO!
    I bambini non possono scindere la loro vita personale dalla scuola, solo perché al mattino varcano una soglia! Portano con sé tutto ciò che è la loro identità, e la religione, che piaccia o no, ne è parte. Quindi, d’accordo con il non fare catechismo come accadeva una volta, in aula, ma conoscere cosa sia la religione, cosa significhi per i bambini, cosa comporti per le loro vita, è molto importante affinché ci sia vera inclusione, più che integrazione. Perciò è giusto che la scuola permetta di conoscersi anche attraverso le rispettive religioni, che, dai tempi dei tempi, sono parte integrante della vita umana.

  • Silverio Tomeo

    E’ l’antropologia delle religioni (al plurale) che studia il rapporto pratico con la nozione di sacro nelle comunità, nei popoli, tra la gente. Poi c’è la filosofia della religione, che ne studia il significato per l’essere umano. Poi ci sono la fenomenologia, la psicologia e la sociologia della religione. C’è la storia delle religioni (sempre al plurale). C’è la teologia, ovviamente, che è altro da tutto questo. Poi c’è (ma solo per taluni) la fede, e qui c’è solo da dire che deve essere liberamente esprimibile, ma non altrimenti illiberalmente imponibile a nessuno. Quando si confondono tutti questi piani si fa solo confusione.

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