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Pianeta benthos (2)

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di Adriano Madonna

fondale marino

per la prima parte, leggi qui

I molluschi

I molluschi sono un evidente esempio di adattamento all’ambiente, in primis per quanto riguarda il piede, che può avere una forma “a suola” strisciante nei gasteropodi, oppure può essere un organo fossorio, come quello di tanti bivalvi che vivono nel sedimento.
Il polpo, mollusco cefalopode, cioè costituito essenzialmente da testa e piedi, senza un corpo intermedio, “racconta” una bella e articolatissima storia evolutiva: in origine, infatti, forse era un gasteropode e aveva un solo piede, che gli consentiva un’andatura lenta e strisciante come quella di un murice o di un nudibranco.

Murice1

In seguito, al polpo è sopraggiunta la necessità di proiettarsi verso l’alto, quindi di avere la possibilità di spingersi e di nuotare nel blu, oltre a quella di muoversi sul fondo con più agilità. Di conseguenza, il suo piede si è diviso in otto piedi sottili, sinuosi e svelti e si è formato quel potente sistema a idrogetto con cui il polpo procede a reazione, espellendo acqua a pressione dall’imbuto.

polpo invertebrato dai grandi poteri

polpo che balla

Ovviamente, del polpo è cambiato anche il metabolismo, a questo punto ben diverso da quello di un lento gasteropode, con una necessità di incrementare la pressione del sangue affluente alle branchie per la riossigenazione, dopo essersi sparso nei sottilissimi vasi di irrorazione del corpo. E’ stato proprio nel contesto di questa evoluzione che il cuore del polpo ha avuto necessità di altri due cuori ausiliari: due pompe di rinforzo per incrementare la pressione del sangue e costruire un apparato circolatorio adeguato a un animale con un certo tipo di metabolismo e con caratteristiche del tutto nuove e diverse di quelle del suo progenitore ancestrale.

Stelle e ricci

ricci di mare e stella marina

Per la loro forte presenza e spesso anche per le loro dimensioni e i colori vivi, gli echinodermi sono uno dei philum biologici più appariscenti su ogni tipo di fondale. Esistono, infatti, stelle di mare sulla roccia e sulla sabbia, piccole come una monetina oppure grandi come una padella, così come si trovano ricci (spesso in quantità enormi) sia su substrato duro, come il cosiddetto “riccio maschio” (Arbacia lixula), sia nel sedimento, come lo spatango (Spatangus purpureus). Al philum degli echinodermi appartengono anche i crinoidi, che si ancorano al substrato o ad altri organismi, diventando, in questo caso, degli epibionti (organismi che vivono su altri organismi). Anche gli echinodermi, dunque, presentano caratteristiche in funzione dell’ambiente: ad esempio, i ricci non hanno necessità di essere veloci, poiché, tranne qualche stella di mare, non ci sono altri predatori del riccio di mare, che può starsene tranquillo a “brucare” sugli scogli ricoperti di microalghe. Al riccio, dunque, basta solo spostarsi di quel tanto che gli consenta di passare da una porzione di fondale a quella vicina. La sua lenta peregrinazione è consentita da un particolare sistema di locomozione detto sistema acquifero, che aziona i pedicelli ambulacrali, contraendoli ed estendendoli. Il sistema è coadiuvato dagli aculei, che si muovono grazie a uno snodo sferico posto alla loro base.

stelle marine

ricci di mare

Un po’ più veloci dei ricci sono le stelle di mare, dotate di un apparato di locomozione molto simile. Ma le stelle sono certo più svelte e agili e usano benissimo le loro braccia per afferrare un bivalve o proprio un riccio e lavorarli con tutti i “sistemi da scasso” (acidi compresi) esistenti, per scardinare una cerniera o per bucare una teca.

stella marina

La necessità di essere piatti

Perché la sogliola, il rombo, la passera e altri pesci simili sono piatti? La risposta è “perché vivono sui fondali sabbiosi”, ma urge una spiegazione: un fondale roccioso offre buchi, anfratti, spacche, quindi tane, oppure sassi e rocce che interrompono il campo visivo di un predatore, dietro il quale ci si può nascondere. Niente di tutto ciò su un piatto fondale sabbioso! Non ci sono buchi né spacche e gli occhi girano e scrutano su trecentosessanta gradi senza trovare ostacoli. Se un pesce non fosse piatto, sarebbe individuabile da qualunque distanza! Quindi, il segreto è vivere “pancia a terra”, come gli incursori delle truppe d’assalto, per non farsi notare.

rombo 2

Si può obiettare che i predatori arrivano anche dall’alto e in questo caso un pesce, per piatto che sia, sarebbe visibilissimo. Allora, oltre che essere piatti, sorge la necessità di “mimetizzarsi la schiena”. E’ questo il motivo per cui tutti gli animali marini bentonici che vivono sui piatti fondali sabbiosi sono dei maestri nell’arte del mimetismo. Questa caratteristica, però, non è un “mimetismo fisso” come la tuta mimetica di un incursore, bensì un mimetismo mutevole, fortemente e immediatamente trasformabile in funzione delle variazioni cromatiche ambientali. Ciò significa che un rombo che passa da un sedimento color sabbia a un sedimento grigio muterà il colore della pelle del lato dorsale dalla tonalità sabbia a quella grigia. E, infatti, nella pelle di questi pesci, così come dei molluschi cefalopodi, come il polpo, il calamaro e la seppia, ci sono piccoli organi, detti cromatociti, che si occupano proprio di elaborare questi trasformismi cromatici.

Una valida palestra

Se vi è venuta voglia di andare a fare qualche escursione sul fondo con altri occhi, allora è il caso di cercare la palestra giusta: non scenderemo a grandi profondità, perché l’autonomia della bombola e la possibilità di uscire fuori curva lo sconsigliano, quindi sarà il caso di scegliersi un bassofondo misto di sabbia e roccia, con un bel fondale prettamente sabbioso davanti. Troveremo tutto questo con facilità lungo i versanti rocciosi che normalmente incastonano le spiagge. Abbiate però l’accortezza, se volete divertirvi davvero e trovare tanta, tanta vita bentonica, di preferire il plateau costituito da sabbia e scogli (il vero fondale misto!) alla classica parete verticale che scende sulla sabbia. Il primo tipo di fondale, infatti, vi presenterà una fauna bentonica più varia, specialmente per quanto riguarda pesci, molluschi e crostacei.

Tra i pesci, in bassofondo, in un metro d’acqua circa, abbondano blennidi e gobidi, cioè bavose e ghiozzi. Delle bavose, elementi interessanti sono, in molte specie, i grandi tentacoli sopraorbitali, che si ipotizza abbiano anche funzioni di polmone, consentendo a questi pesci una respirazione arerea quando le loro tane sono ubicate sullo sfioro di marea e restano all’asciutto a causa del riflusso, e le pinne pelviche con funzioni di zampe, per appoggiarsi sul substrato. In alcuni casi, si osserva addirittura una fusione di alcuni raggi delle pinne, con la formazione di una specie di zampa di gallina.

con machera e pinne

Ci sembra simpatico, a questo punto, informare che il vero nome dei raggi delle pinne dei pesci, siano pinne pari o pinne impari, è lepidotrichi, termine composto derivante dal greco, che significa “scaglie a forma di pelo”.

Al pari delle bavose, i ghiozzi sono pesci bentonici comunissimi in bassofondo. Alcune specie di ghiozzi presentano una grande pinna pelvica rotonda e carnosa, con una funzione ben precisa: agisce, infatti, come una ventosa e serve per ancorare il pesce allo scoglio quando il moto ondoso è forte e spazza il fondo.

Il vostro primo, bellissimo viaggio di osservazione nel benthos costiero potrete farlo così, a un passo da riva e, magari, anche senza bombola, con maschera e boccaglio, ma tanti subacquei proprio non riescono a togliersi la bombola dalla schiena, neppure una volta: se lo facessero, si sentirebbero come soldati degradati sul campo.

[Pianeta benthos (2) fine]

Dott. Adriano Madonna, Biologo Marino, ECLab Laboratorio di Endocrinologia Comparata, Dipartimento di Biologia, Università degli Studi di Napoli “Federico II”

Bibliografia

G, Cognetti, M. Sarà, G. Magazzù – Biologia Marina – Calderini;
Mitchell, Mutchmor, Dolphin – Zoologia – Zanichelli; Barnes – Invertebrate Zoology, Philadelphia, Cbs 1987 cap. 5;
Nichols – Echinoderms, London, Hutchinson University Library;
A. Madonna – Colori in Fondo al Mare – Caramanica Editore;
A. Madonna – Mare in Tasca – Ireco;
R. Riedl – Fauna e Flora del Mediterraneo – Franco Muzzio Editore.

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