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Ripensando alla ‘mia’ isola di Wight, molti anni dopo (3)

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di Sandro Russo
Isle of Wight. Needles_Lighthouse. Dx

 

Poi il mio compagno di viaggio arrivò, all’appuntamento di Dover, anche se con un giorno di ritardo, quando ormai disperavo di rivederli, sia lui che la mia ‘cinquecento’. E il viaggio di ritorno proseguì attraverso la Francia, fino alla frontiera con l’Italia.
Qui, invece di tornare a Roma, fatto un rapido conto dei soldi che restavano, decidemmo di proseguire per la Spagna fino a Barcellona.
Gli ultimi soldi erano per la benzina. Per noi pane e uva o quel poco che trovavamo per la strada fino al ritorno a casa.

Ricordo la notte del rientro a Roma; la sorpresa di ritrovare un mondo uguale a quello che avevo lasciato, mentre il mio si era rivoltato come un calzino, nel mese scarso passato fuori.
E poi mi vengano a dire che i viaggi non servono!

Un’altra sorpresa fu ritrovare la notizia del raduno dell’Isola di Wight sui giornali italiani – ‘L’Europeo’ e altri settimanali riportavano ampi servizi dei loro inviati – ma con ‘letture’ divergenti, perfino opposte.
L’Europeo, con le firme prestigiose di Enzo Magrì e Gianfranco Moroldo per le fotografie, titolò: “Tre giorni con gli hippies nell’isola di Wight” e riportava una fedele cronaca dei tre giorni clou del Festival Rock, in linea di massima corrispondente a quanto avevo visto con i miei occhi.
Altre testate erano più severe e moralistiche con titoli “L’isola degli angeli senza speranza”, oppure: “Così 250.000 hippy hanno occupato l’isola di Wight” e mettevano l’accento sulla trasgressione delle regole e gli aspetti negativi del Festival con un tono sarcastico-denigratorio che faceva da filo conduttore ad eventi che avevo vissuto con tutt’altro significato.
E da allora fui anche vaccinato contro le manipolazioni della stampa.

Wight 1970. La folla

Camminare tra i rifiuti

Alcune immagine di Wight ’70

Ma tutti i reportage mettevano l’accento sui grossi problemi organizzativi dell’evento, travolto dal suo stesso successo, quando la logistica approntata al massimo per circa duecentomila persone si trovò ad affrontare quasi un esodo di massa, una folla di partecipanti tre volte superiore a quella prevista (e sono numeri enormi!). Ancor più impressionante se si considera che era un mondo privo della rete di comunicazione globale cui oggi siamo abituati.

Wight '70. Tendopoli

Il Rock Festival dell’isola di Wight per me fu un’apertura degli occhi sul mondo; l’innesco di un interesse meno vago per quella musica.
Ma la sostanziale adesione, una volta cominciato ad informarmi, non mi impediva di vedere le derive negative e potenzialmente distruttive del fenomeno (nel frattempo, nel 1971, mi ero laureato in Medicina).

Mi ero informato, sull’onda dell’interesse seguito a quella esperienza, dei vari aspetti del movimento hippie; avevo letto del Festival di Woodstock dell’estate del ’69 in USA, New York State, che fece scalpore per la novità e la mastodontica organizzazione, ma che non fu più affollato di Wight ’70, anche sotto l’aspetto degli artisti che vi parteciparono.

Mi ero imbattuto anche nell’Altamont Free Concert (in California), nel dicembre ’69, un altro grande concerto intermedio tra i due, con i Rolling Stones come star, che resterà famoso soprattutto per la violenza e gli incidenti che lo caratterizzarono, culminati con la morte di un ragazzo di colore, accoltellato dagli Hell’s Angel, cui con improvvida decisione, era stato affidato il servizio d’ordine (!)

Né sottovalutavo l’impatto distruttivo che cominciavano ad avere “le droghe” sul modo di fare e fruire la musica a quei tempi; non solo la vecchia marijuana (Cannabis), ma anche l’eroina e gli allucinogeni (l’LSD sintetizzato da Hofmann nei laboratori Sandoz nel ’43, negli anni ’60 cominciò a diffondersi su larga scala) – (*) Vedi in Appendice.

Dal punto di vista commerciale l’evento era stato un flop: tra i biglietti non venduti e l’invasione del recinto del Concerto, i compensi delle star partecipanti e le loro bizzarre richieste; oltre che per le numerose cause intentate agli organizzatori dai residenti.
Per dire, dopo il Festival venne varato da parte del governo inglese il cosiddetto “Isle of Wight Act” che vietava di tenere sull’isola esibizioni per più di 5000 persone, tanto che non ci fu più un concerto a Wight fino al 2002!

Di fatto un’isola fino ad allora tranquilla e un po’ snob – i residenti erano circa 98mila – era stata invasa da una massa enorme di estranei interessati a tutt’altro che all’isola. Per essi il luogo era un semplice sfondo; un posto come un altro.
Ci ho ripensato qualche volta, a Ponza, osservando le masse transumanti di giovani ‘vacanzieri’ e festaioli: anch’io e tanti come me l’abbiamo fatto a quell’età!

Oggi, dopo tanti anni, si celebrano delle riedizioni del raduno, come si fa per Woodstock. Ma tutto è diverso, e l’atmosfera di quell’alba degli anni ’70 è solo un pallido ricordo.

Perché il successo mediatico, al tempo, era stato enorme. Restano le immagini, le registrazioni, le scene filmate a riportarci indietro nel tempo, quando un concerto era qualcosa di più di un’esibizione musicale, quando le parole pace, amore e musica accomunavano centinaia di migliaia di giovani.

Message to love. Murray Lerner film of the 1970 Isle of Wight Festival

Murray Lerner immortalò gli eventi del Rock Festival di Wight 1970 nella pellicola intitolata “Message to Love: The Isle of Wight Festival”

Potrei dire che il Festival dell’isola di Wight del ’70 fu il canto del cigno, l’ultimo sprazzo di vitalità del movimento hippie che aveva cominciato ad essere inghiottito dal ‘sistema’, dagli interessi economici e dalla maggiore età – inesorabile ed esiziale aggravante! – dei partecipanti.

Essere stato all’isola di Wight certo mi ha aperto la mente sulla musica dei miei tempi. Dai tempi del liceo seguivo tiepidamente i Beatles e i Rolling Stones (io tenevo per i Beatles), ma quell’occasione musicale – perduta sul momento, frastornato da troppe altre novità – fu la svolta per interessarmene, da allora in poi, ed approfondirne la conoscenza.

L’altra cosa che non avevo realizzato del tutto al momento, era di trovarmi su un’isola.
È stata un’altra occasione persa, insieme alla musica, non essermi accorto di quanto avevo intorno: prati verdi e scogliere a picco sul mare; una popolazione tranquilla che aveva distillato il modo di vivere british
Addirittura dei fari, non mi ero accorto!

Isle of Wight. Baia con Needle's Lighthouse. Panorama

Isle_of_Wight. Prati e costa.

Isle of Wight. Freshwater Bay

Ero stato per così dire “travolto dagli eventi” e quello era un posto nuovo come un altro.
Ma ripensandoci, qualcosa nel profondo mi deve ben aver spinto dalla collina (the hill, dove stavo ‘puntellato’ con i talloni) verso il mare, piuttosto che dalla parte opposta, verso il palco e la folla.

Wight '70. Discesa al mare

Che Wight fosse l’isola che era ed è, lo scoprii al mio ritorno, quando ne guardai (in foto) i paesaggi, le coste; tutte cose che mi ero del tutto perse in quell’occasione…

St. Catherine’s lighthouse on the south coast of the Isle of Wight

Isle of Wight. Needle's Lighthouse

Sopra. Il Faro di Santa Caterina (St. Catherine’s lighthouse) all’estremo sud dell’isola.
Sotto. The Needles lighthouse (il Faro degli Aghi) alla punta occidentale a delimitare la Alum bay (vedi foto di copertina)

 

Con il Rock Festival dell’isola di Wight il movimento hippie, nato nell’America degli anni ’60, dalla resistenza alla guerra del Vietnam e dalla diffusione delle droghe psicheleliche – mind expanding drugs – era giunto all’apogeo e cominciava a declinare.

Se ne sarebbero occupati la storia e il tempo di dirci che eravamo stati dei sognatori, dei velleitari; che il mondo sarebbe andato da tutt’altra parte.
A tutti gli effetti ci sentimmo traditi dalla vita che non era andata come e dove pensavamo noi; dalla società con le sue leggi economiche; ma soprattutto dal tempo. Forse per questo è doloroso ricordare…

Morti o invecchiati – nella migliore delle ipotesi solo ‘stanchi’ – i protagonisti di quell’irrepetibile stagione, ora i nostri giovani non sanno più cosa sognare – fino all’estremo di andarsi ad arruolare nell’I.S. – e molti dei miei coetanei, se continuano a sognare, lo fanno con le fiction TV.
Ma non è la stessa cosa!

 

(*) Appendice

Informazioni di base sulle droghe d’abuso. I cannabinoidi (leggi qui)
Informazioni di base sulle droghe d’abuso. Gli Allucinogeni 1 e 2 (leggi qui e qui)

 

[“La ‘mia’ isola di Wight”. (3). Fine.  Per gli articoli precedenti digitare – isola di Wight – nel riquadro CERCA NEL SITO, in Frontespizio]

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1 commento per Ripensando alla ‘mia’ isola di Wight, molti anni dopo (3)

  • marcello

    Credo sia più emozionante ricordarlo ora, sapendo di aver partecipato alla storia della musica, che viverlo in quel momento dal vivo. Non ricordarlo con dolore. Ricordalo con malinconia, quella malinconia struggente ma piacevole della quale ci ha scritto Ernesto Prudente in suo libro.
    Grazie

    P.s. Hai notato la 6^ foto ? Quella dell’isola. L’avevo scambiata per Palmarola. Sposta i faraglioni dall’altra parte ed è Palmarola….

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