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La ‘mia’ isola di Wight. (2). Il 1970 Rock Festival

di Sandro Russo
The Festival site [1]

 

L’ingresso al rock-festival costa una cifra irrisoria (al senno di poi: solo tre sterline!); ma comunque al di fuori delle mie possibilità e interessi). D’altra parte i paganti sono un’esigua minoranza; ad essi viene tatuato sul polso un segno con un inchiostro indelebile per la durata dell’evento, perché si possano muovere dentro e fuori il recinto. Il grosso del pubblico non pagante, cioè gli ‘uomini liberi’ si sistema sulla collina che viene presto ribattezzata Desolation Hill (ma anche Devastation Hill). La vista è ottima, anche se il palco è lontano, ma la musica si sente bene.

Festival.1 [2]

All’interno del recinto del Festival (spettatori paganti). Sul palco si legge la scritta “3RD ISLE OF WIGHT FESTIVAL OF MUSIC 1970”

Festival.2 [3]

Foto dall’interno del recinto del Festival verso la collina prospiciente (Desolation hill) gremita di gente . Chi scrive era proprio sulla collina, da qualche parte tra la folla. Al di là del crinale della collina c’è la discesa che porta al mare di Freshwater bay

view-from-the-hill [4]

Foto opposta alla precedente, dalla collina verso il sito del Festival e il palco delle esibizioni. Sulla sinistra della foto, dal lato del palco, lo spazio per i servizi. Sulla destra invece, parzialmente visibile nella foto qui sotto, c’è la tendopoli con il boschetto della perdizione (leggi in seguito)

Panorama dalla collina.Lato dx [5]

Sulla destra del recinto col palco (guardando giù, dalla collina) c’è una tendopoli e un rado boschetto; è lì che si sono accampati i primi arrivati: gruppi per lo più, o grandi famiglie. Ci sono delle strane moto con il manubrio alto (…mai viste prima, ma anch’esse diverranno famose: Easy rider, il film, è del ’69!), e anche piccoli van adattati in modo fantasioso; tende di diverse misure e rudimentali cucine da campo. La notte diventa un posto fantastico, tra fumo e incensi indiani, lampade a petrolio e odori di cucinato. Circolano strane voci, a proposito del ‘boschetto’: di orge notturne e di droghe pesanti. È lì che sento parlare per la prima volta di ‘eroina’. A un ragazzo ‘perbenino’ come me il posto dà l’idea dell’anticamera dell’inferno, infatti non ci metto più piede!

Ma la vita sulla collina non è meno avventurosa. A causa della pendenza ci si deve stendere in una posizione obbligata, con i piedi verso il fondovalle. La prima notte si sperimenta e si impara tutto in necessario per la sopravvivenza. La tecnica più rudimentale consiste nello scavare due buchette, o una sola più grande, in cui piantare i talloni, ma anche così, nel rilassamento del sonno, si può perdere la presa. Nessun problema, ritrovarsi addosso a qualcuno: grandi pacche sulle spalle e qualche volte anche un invito a bere qualcosa insieme. Il giorno dopo compaiono piccole nicchie o terrazzamenti fatti lavorando di badile (dig… dig…).

L’umidità notturna entra nelle ossa e sembra non ci sia modo di difendersi; i cartoni per coprirsi vanno a ruba. Ma la mattina dopo il tam-tam del campo annuncia che si vendono a pochi soldi (very cheap!) dei rudimentali sleeping-bag, in cartone catramato a prova di umidità (sleep warm and dry!).

Sacco catramato cosiddetto waterproof sleeping bag [6]

Sleeping bag catramato, probabilmente tossico, ma erano categorie ancora inesplorate

Anche la musica può diventare un problema. E’ vero che sul palco si avvicendano i gruppi più famosi del momento – cioè di tutta la storia del rock – e ognuno dei presenti ha un suo preferito nel programma, ma la musica è continua, giorno e notte, con una brevissima pausa nel primo pomeriggio. Quando si vorrebbe dormire, il tumb… tumb… tumb… dei bassi diventa ossessivo e somiglia a un incubo.

Però ci sono anche gioie e scoperte. La più importante è l’atmosfera di libertà gioiosa del raduno; la togetherness che si sperimenta lungo i bordi del festival site, guardando le famiglie borghesi dei residenti dell’isola che vengono in gita con i bambini, il sabato e la domenica, a guardare… come si fa con gli animali allo zoo.

Dall’alto della collina, di tanto in tanto si vedono assembramenti lungo il recinto in lamiera zincata del concerto; di incerto significato. Poi si viene a sapere che un gruppo di “esclusi” ha sfondato la barriera al grido di Free concert! e dalla ‘falla’ non più riparata si è riversata una fiumana di gente. Il concerto è diventato davvero libero.

Riot.1 [7]

Riot.2 [8]

L’abbattimento della barriera in lamiera ondulata

Poi c’è la scoperta del mare. La mattina, appena il sole comincia a scaldare, una massa di gente da ogni parte del vasto campo risale la collina, scavalcando i corpi delle persone ancora addormentate e si riversa, come per una migrazione biblica, verso il mare dall’altra parte: Freshwater bay. Quel che promette mantiene! Per essere fresca è fresca – la baia e l’acqua – anzi gelida! Inavvicinabile per noi mediterranei…

La discesa al mare [9]

La discesa al mare

Sul bagnasciuga e sulla spiaggia pietrosa stanno tutti nudi; tutti parlano fluent english.

– Tu sei italiano, vero? – mi dice un gigante (forse) norvegese, preciso a Odino, come l’ho sempre immaginato. Cosa si può rispondere, quando un Dio nudo ti interroga?
– Beh! ..Sssee
– E’ che sei l’unico che non si è spogliato – The only one not undressed!
Mamma mia! Che vergogna..!

Finalmente su lavano [10]

Cuore ravvicinato [11]

L’aggregazione spontanea di decine di persone in acqua, al suono di tamburelli, a formare la figura di un cuore è di quelle che non si dimenticano; ritroverò la foto di quell’evento, al ritorno in Italia, su un settimanale (di destra). La didascalia sotto, dice: “I teppisti… finalmente si lavano!”.

Friends [12]

La copertina di un settimanale giovanile con ampi resoconti dell’evento, all’interno. All’epoca il nudo in copertina faceva abbastanza scalpore

C’è anche la musica, è vero. Ma di quell’esperienza non è il ricordo più forte. Un po’ sono frastornato da tutto il resto, un po’ le mie conoscenze musicali all’epoca sono scarsine. Fatto sta che i grandi nomi – mai più rivisti tutti insieme sulla scena del rock – si confondono sul palco e nelle mie orecchie in un magma confuso.
Questo, molti anni dopo, costituirà un grande motivo di rimpianto.

Il Rock Festival ’70 all’isola di Wight costituisce la penultima apparizione in pubblico di Jimi Hendrix (morirà circa tre settimane dopo, in un albergo di Londra, il 18 sett. 1970), e anche l’ultima apparizione del gruppo dei Doors con Jim Morrison in Europa (‘King Lizard’ muore a Parigi il 3 luglio del ’71). L’eroina, le sue centrali e i suoi profeti divennero da allora e per sempre i nostri nemici generazionali. Si chiudeva una stagione esplosiva e anche il movimento hippie – che da noi in Italia sembrava ancora una novità – cominciava da lì il suo lento declino.

Jimi Hendrix [13]

Jimi Hendrix nella sua esibizione all’isola di Wight, il 30 agosto 1970 

Ricordo molto bene la lunga strada del ritorno, sotto la pioggia. Quando più di mezzo milione di persone che erano arrivate in ordine sparso nel giro di una settimana, presero tutte insieme la via del ritorno. Sporchi, bagnati, affamati.
Tanto dovevo far pena, che un buon vecchio signore inglese (…Dio strabenedica gli inglesi!) che mi dà un passaggio, non ha il coraggio di mollarmi per strada; mi porta invece a casa sua e insieme alla moglie mi offrono un bagno caldo, una tazza di brodo e un letto per la notte…

Al porto di Dover arrivo puntale, ma il mio amico all’appuntamento non c’è, né ho idea di cosa possa essergli successo (l’epoca dei telefoni cellulari è ancora al di là da venire).
Non solo… Ho speso gli ultimi soldi rimasti in lattine di birra inglese da portare in regalo in Italia, così mi ritrovo con lo zaino appesantito e senza una lira, per un’attesa che non so quanto potrà essere lunga.

Le-bianche-scogliere di Dover copia [14]

La notte sta scendendo, sulle bianche scogliere di Dover…
Aiutooo! …Mi sono perduto nel vasto mondo..!?
Telefono… Casa…

Ma questa è un’altra storia…

 [L’isola di Wight. (2). Continua; per la puntata precedente, leggi qui [15]]

Da YouTube,L’isola di Wight”: un singolo dei Dik Dik, pubblicato nel 1970 dall’etichetta discografica Dischi Ricordi ripreso da un grande successo mondiale del 1969 di Michel Delpech “Wight is Wight“. Il particolare questo filmato è stato scelto perché ripropone le immagini di quei giorni lontani

 

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