Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

0051-051 d-01 u-12 e-12 m1-6 Probabile Didemnum tunicato incrostante

Shackleton (5). Cosa dicono e lasciano scritto gli uomini, prima di morire

Condividi questo articolo

di Sandro Russo
Massiccio montuoso transantartico

 

“Il ghiaccio nasconde, ma non ruba”, verrebbe da dire, parafrasando l’antico detto isolano che si riferisce alla casa.
Per coincidenza, durante la preparazione di questi articoli sulla conquista dell’Antartide è comparsa sui giornali (24 ottobre 2014) la notizia del ritrovamento del diario di uno dei componenti della spedizione Terranova, riportato alla luce, dopo oltre un secolo, a causa dello scioglimento dei ghiacci antartici.

Si tratta di un taccuino appartenuto al chirurgo, fotografo ed esploratore inglese George Murray Levick, che faceva parte della spedizione, ma non del gruppo dei cinque esploratori periti nel viaggio di ritorno dal Polo sud (Robert Falcon Scott, Edward Evans, Lawrwnce Oates, Henry Robertson Bowers e Edward Wilson) (leggi qui).

Il diario di Levick riporta il suo nome all’inizio e contiene all’interno appunti, soggetti, ritratti e dettagli tecnici delle foto; è stato preso in custodia dal New Zealand’s Antarctic Heritage Trust e si aggiunge ai negativi ritrovati proprio l’anno scorso, con le immagini scattate alla base della Spedizione.

Per le immagini del taccuino in una galleria di foto su www.repubblica.it: guarda qui

Scottgroup

Il gruppo di Scott al Polo Sud. Da sinistra a destra: Oates, Bowers, Evans, Scott ed Wilson (la foto è ripresa dall’articolo precedente; la si ripropone perché è l’ultima immagine (ripresa con l’autoscatto) del gruppo che troverà la morte nel viaggio di ritorno

 

Ma il ritrovamento nel ghiaccio è solo l’innesco per ricordare un altro diario con altre testimonianze di quella triste e ormai quasi dimenticata vicenda.

Riporta molte informazioni il taccuino di Scott ritrovato, a fianco del suo cadavere congelato, solo vari mesi più tardi. Per esempio le ultime parole di Lawrence Oates, il più malandato dei quattro superstiti (Wilson era stato il primo a morire prima di arrivare all’ultimo rifugio).
Annota dunque Scott che, ritenendo la situazione disperata e temendo di essere di intralcio ai compagni per le sue condizioni fisiche (aveva perso un piede per congelamento), Oates si allontanasse volontariamente dalla tenda nel gelo polare, con queste parole:

I am just going outside and I may be some time – Vado a fare un giro, potrebbe volerci un po’
Si era intorno al 17 marzo 1912 (Scott aveva perso il conto dei giorni).

E sempre nelle ultime pagine del celebre taccuino, un’altra frase appuntata da Scott, che ancora colpisce:

– Had we lived I should have had a tale to tell of the hardihood, endurance and courage of my companions which would have stirred the heart of every Briton.
– Fossimo sopravvissuti, avrei avuto una storia da raccontarvi sull’ardimento, la resistenza ed il coraggio dei miei compagni che avrebbe commosso il cuore di ogni britannico.

Mentre queste sono le sue ultime frasi scritte, datate 29 marzo 1912:

Scott_last_page

– We shall stick it out to the end but we are getting weaker of course and the end cannot be far. It seems a pity but I do not think I can write more.
R. Scott.
For God’s sake look after our people

– Combatteremo fino all’ultimo, ma ovviamente siamo sempre più deboli e la fine non può essere lontana. È un peccato, ma non penso di poter scrivere di più.
R. Scott.
Per l’amore di Dio, prendetevi cura delle nostre famiglie

I corpi di Scott, Wilson e Bowers furono sepolti nel punto dove furono trovati il 12 novembre del 1912; la stessa tenda fu coperta di ghiaccio e sul tumulo venne posta una croce.

Scott_Wilson_and_Bowers_grave

 

 

In chiusura della serie di articoli mi sia consentito, come estensore di questa gran mole di informazioni, di sottolineare due aspetti che mi hanno personalmente colpito, malgrado conoscessi abbastanza bene la storia nelle sue linee generali (ma la raccolta e revisione del materiale non è mai priva di interesse per chi la compie; si spera anche per chi legge il risultato della fatica).

Al di là delle vicende umane, di per sé coinvolgenti, è stridente per la sensibilità moderna l’importanza secondaria che si attribuiva a quel tempo – parliamo di un secolo fa – agli animali; la noncuranza con cui si sacrificavano, ovviamente per le esigenze e nell’interesse della spedizione, ma tale da pianificarne l’impiego per uso alimentare. Fossero i pony della Manciuria di Scott o i cani da slitta di Amundsen (dei 52 cani di partenza ne tornarono 16; 24 di essi furono soppressi in un campo intermedio denominato appunto ‘macelleria’ per nutrire gli uomini e gli altri cani).
Analoga (brutta) fine fecero i cani della spedizione di Shackleton e anche la gatta del carpentiere sacrificata per l’ordine di ridurre il bagaglio all’essenziale, nel viaggio di trasferimento dalla Endurance stritolata dai ghiacci verso l’isola Elephant (leggi qui). Pare che l’uomo non perdonò mai per questa decisione il suo comandante, che pure gli aveva salvato la vita.

Certo si tratta di vicende e di avventure che possiamo solo immaginare, per la loro difficoltà e crudezza, ma la considerazione si impone.

Foto by Ponting di Lawrence Oates coi i cavalli della spedizione

 Lawrence Oates con i cavalli della spedizione Terranova (foto di Herbert Ponting)

Amundsen Polo_sud. Con cani

Amundsen al Polo sud con i cani da slitta

L’altro aspetto è messo in evidenza dal ritrovamento del taccuino di cui si è riferito sopra, a causa dello scioglimento dei ghiacci polari, che sta avvenendo con una progressione inarrestabile.
Dell’Antartide oggi si parla poco, ma nella prima metà del secolo scorso se ne parlava molto. Si dice anche che i nazisti vi avessero creato delle basi segrete. Attualmente è un continente dimenticato, pressoché sconosciuto al grande pubblico e ai network. In realtà contiene la metà (!) dell’acqua dolce presente sul pianeta Terra e gli studiosi seguono con estrema attenzione l’evolversi dello scioglimento di cui molto si parla e si sa, ma non abbastanza per quanto attiene alle variazioni climatiche che stanno coinvolgendo l’intero pianeta per effetto delle attività umane.

.

[Shackleton (5) – Fine]
[Per gli articoli precedenti digitare – Shackleton – nel riquadro CERCA NEL SITO, in Frontespizio]

Condividi questo articolo

Devi essere collegato per poter inserire un commento.