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Omaggio a Tommaso, assieme agli altri oltre lo steccato

di Silverio Lamonica
Cimitero Ponza. Ingresso [1]

 

Caro fratello,

Anche quest’anno, nel ricordare chi non è più tra noi, non posso avvicinarmi alla tua ultima dimora: la rupe, giù a “La Batteria”, che sovrasta quell’alveare marmoreo in cui riposi tra la tua gente, sembra non reggere più perché corrosa, fino al midollo, da millenni di continui e implacabili colpi delle incessanti intemperie.
E così mi fermo davanti allo steccato: freddo, grezzo, invalicabile.
Ma stranamente ti sento vicino, come quando – tenendomi per mano – ci incamminavamo verso la scuola della Parata, dove tu insegnavi ed io apprendevo gli elementi basilari della cultura e le regole fondamentali del vivere civile, poi il lungo percorso fatto insieme con lo sguardo sempre fisso verso mete lontane.
Così ho ricalcato le tue orme: con successo e in maniera degna? Chissà…
Ma ora vorrei deporre davanti a quel freddo quadrato di marmo che custodisce le tue spoglie, almeno un fiore che tanto amavi e accendere una fiammella: “Rapian gli amici una favilla al sole/ a illuminar la sotterranea notte”, la medesima cosa vorrebbero fare i tanti amici e parenti, i cui cari sono sepolti là, “off limits”.

Però tu mi hai insegnato che fino a quando non si smette di amare, un raggio di sole sempre ci illuminerà… anche al di là degli steccati, perché l’amore travalica qualsiasi ostacolo, perché l’amore è vita.

Cimitero. Zona in basso [2]

Ed oggi voglio condividere questi miei pensieri con i concittadini che hanno i loro cari oltre quella crudele barriera e coi tanti che ti hanno voluto bene e stimato, offrendo loro questi tuoi versi delicati.

 

Non ha stasi di luce

(Ad Amiche ed Amici)

 

Limpido cielo converge

su Ponza – fiore tirrenico –

e sui miei pensieri:

momento di tramonto.

Non ha stasi di luce

chi ha radici nell’amicizia.

Freschi di brezza i pensieri

mi siete tutti accanto nel ricordo

col mare, le tempeste, il volo dei gabbiani,

l’apparire e lo sparire delle fioriture…

persone care al cuore.

E mi parlate

con le lettere, le poesie, i libri,

le musiche, i dipinti, le fotografie…

ma più col vostro affetto

col vostro umano sentire.

E con voi parlo e mi commuovo

e sublimo le mie sofferenze.

E anche il morire di ogni giorno

è amore

è pace.

 

Tommaso Lamonica (1918 – 1987). Da: “L’Isola di palma che s’inciela” – Tipolito Epomeo Forio, 1989