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Le Mostre perdute

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di Francesco Ferraiuolo
Manifesto mostra La Galite. Resized

 

Nel 1984 (ero Sindaco) incontrai il fotoreporter Giuseppe Farace, che aveva appena pubblicato sulla rivista “Mondo Sommerso” un bellissimo servizio fotografico sulla pesca del corallo nelle acque dell’Isola di La Galite. Egli mi rivelò il suo stupore nell’aver scoperto in quell’isola, ormai abbandonata, i resti di un insediamento di pescatori ponzesi, che indicavano la vecchia esistenza di un agglomerato urbano con caratteristiche in gran parte simili a quelle di Ponza, a partire dall’architettura delle case, ai nomi delle strade e delle varie località, alle tombe nel cimitero con i tipici cognomi ponzesi, alle coltivazioni; finanche la conformazione di alcuni tratti della costa sembrava assomigliare a quella di Ponza.
Io sapevo dell’insediamento dei nostri pescatori a La Galite ma dopo aver ascoltato Farace ed aver visionato alcune sue foto mi convinsi che in quell’isola si era ricreato un “carattere”, direi un genius loci, che molto sapeva dell’isola madre; insomma, sembrava essersi costituita una seconda piccola Ponza.
Fu così che nacque l’idea di sfruttare il copioso materiale fotografico in possesso di Farace per allestire una mostra su La Galite a Ponza. La Giunta Comunale si mostrò entusiasta della predetta iniziativa cosicché io incaricai il compianto Giuseppe Tricoli, all’epoca mio Vicesindaco, di occuparsi degli aspetti organizzativi per la realizzazione della mostra, che fu inaugurata l’anno successivo, il 25 aprile 1985, nell’ampio spazio dedicato a sala consiliare.
La mostra, importante non solo per l’aspetto culturale ma anche per la sua consistenza qualitativa, a cui Giuseppe Farace dette il suo notevole e qualificato contributo, come risulta dalla foto dell’allegato manifesto, ebbe il seguente titolo: “La Galite dei Ponzesi – Storia ponzese in Terra d’Africa”.
Nelle intenzioni dell’Amministrazione, tale mostra avrebbe dovuto avere un carattere permanente e, pertanto, fu conservata nei locali comunali in attesa di essere sistemata in ambienti ad hoc. Ma, da lì a qualche mese, la mia Amministrazione cessò e, successivamente, i materiali di quella mostra andarono, purtroppo, perduti.

Manifesto Mostra Isole pontine. Resized

Come andarono perduti anche quelli dell’altra importante mostra “Le isole pontine attraverso i tempi” (anch’essi conservati per lo stesso scopo) che fu esposta, a cura dell’Istituto di Storia e di Arte del Lazio Meridionale, a Palazzo Venezia in Roma dall’8 al 26 giugno 1983.
Successivamente tale Mostra, consegnata al Comune di Ponza, fu esposta presso la ex scuola media “C. Pisacane” in Via Roma nel periodo estivo degli anni 1983 e, se non erro, 1984. Quest’ultima iniziativa, che, anch’essa, fu appoggiata convintamente dalla mia amministrazione perché offriva una panoramica ragionata delle vicende storiche e topografiche della nostra isola e di quella di Ventotene portò, poi, alla realizzazione del catalogo della mostra a cura del Prof. Giovanni Maria De Rossi dal titolo “Le Isole Pontine attraverso i tempi” stampato da Guido Guidotti Editore.
Di quest’ultima mostra abbiamo, quindi, la possibilità di consultare, oggi, il relativo catalogo. Di quella di La Galite possiamo solamente sperare che Giuseppe Farace conservi ancora le foto del suo reportage per poterla riproporre; il che non sarebbe cattiva cosa.

 

Nota
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4 commenti per Le Mostre perdute

  • silverio lamonica1

    All’elenco suddetto, bisogna aggiungere la mostra relativa a Giuseppe Mazzini (vita e opere), di cui sopravvive qualche pannello. Tale mostra fu inaugurata il 27 giugno 2007, in occasione del 150° Anniversario dello sbarco di Pisacane a Ponza. Non ci resta che rammaricarci alla maniera di Mons. Dies a proposito della perdita totale dei ruderi del Palazzo Senatorio : “Proh dolor!” (V. Dies: Ponza Perla di Roma, Roma, Atena 1950)

  • E oltre al danno culturale c’è stato un danno sicuramente economico. Di chi è la colpa?

    L’anno scorso si andava a giocare a ping-pong nella ex scuola media e ammucchiati in un angolo per terra c’erano una marea di opuscoli “Itinerario storico” – intervento finanziato dalla Regione Lazio. Ma c’erano anche stipati i pannelli della mostra su Giuseppe Mazzini di cui parlava Silverio Lamonica.

    Ora cosa si può concludere: un’amministrazione prende un’iniziativa e poi finito il suo mandato questa iniziativa non trova continuità, cura e tutto il materiale viene prima abbandonato e poi perduto, perché mancano evidentemente le strutture preposte alla conservazione e i funzionari comunali che diano continuità all’azione politico-culturale di un’amministrazione?

    E su questo bisognerebbe discutere per trovare soluzioni altrimenti continueremo a parlare di storia, archeologia e poi di museo, di strutture da adibire alla cultura senza capire che il problema rimane soprattutto la nostra discontinuità organizzativa.

  • Non disperate, della mostra “Le Isole Pontine attraverso i tempi”, Ventotene conserva la parte che la riguarda in perfetto stato. Basta andare al Museo Comunale, posto al piano terra del castello, per osservarla. Come al solito, gli altri ci devono sempre insegnare come curare le cose preziose.

  • Paolo Iannuccelli

    Caro Franco,
    condivido in pieno quanto hai scritto. Me ne rammarico; i patrimoni storici non vanno perduti, sono un tesoro.
    Domenica ho trascorso parte della giornata a Norma, per visitare i resti dell’antica Norba. Lì funziona tutto a meraviglia, con guide turistiche molto preparate, al costo di soli tre euro a persona abbiamo avuto la possibilità di ammirare un posto di enorme interesse. Negli ultimi cinque anni, dopo intenso lavoro, sono venute alla luce molte cose nuove (abitazioni, strade, terme, altre mura megalitiche) che rendono sempre più interessante il sito archeologico di Norma. La presenza dei visitatori è stata molto alta, segno che il turismo culturale è in crescita. Alcuni insegnanti di Roma erano presenti per organizzare gite scolastiche.
    A Ponza non mancano certo cose da valorizzare, specialmente per favorire l’arrivo di ‘vacanzieri’ nei periodi lontani dall’estate. L’esempio di Norma dovrebbe insegnarci qualcosa.
    Ripetiamo sempre le stesse cose ma non dobbiamo disperare, speriamo in un futuro migliore, con il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà

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