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La Galite. L’isola clonata (2)

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proposto da Vincenzo (Enzo) Di Fazio

La Galite

per la prima parte, leggi qui

testo di Carlo Picozza

E’ arrivata così, quasi fino a noi, l’esperienza della Galite, di questa “seconda Ponza”, come continua a chiamarla Francesco Ferraiuolo, ex sindaco della prima. Sulle stesse carte nautiche, in verità, l’indicazione delle zone dell’isola, richiama i nomi dei punti caratteristici di Ponza: I Mazzarielli, Monte Guardia, Punta della Madonna.

Il faro de La Galite

E il piccolo cimitero della Galite, con i nomi ponzesi sulle lapidi, i rustici parchi con l’impianto tipico dell’edilizia borbonica delle Ponziane e di Procida, incastonati sulla morfologia simile a quella di Ponza, può far dire al visitatore che abbia avuto un incontro, sia pure occasionale con l’isola laziale: “Tutto il mondo è paese”.

Tombe a La Galite

Per decenni – scrive Corvisieri – la comunità visse senza preti, senza scuole, senza alcun pubblico servizio. Si nasceva e si moriva, ci si sposava e ci si separava in una sorta di anarchia trionfante. Un vero anarchico francese era approdato alla Galita verso la fine dell’Ottocento e se ne era innamorato, inviò al periodico anarchico marsigliese Père Peinard una colorita corrispondenza per elogiare la vita libera dei ponzo-galitesi e per polemizzare con il benpensante Dépeche tunisienne che aveva definito selvaggi i circa 80 abitanti dell’isola. La vita, a dire dell’anonimo anarchico, scorreva tranquilla e si aveva la dimostrazione che si poteva vivere senza governo e senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo”.

L’isola felice, dunque? “Ero al timone di un mercantile in navigazione notturna”, racconta ancora Salvatore Conte. “Il cielo stellato era schiarito da una luna grande e luminosa. La visibilità era buona e la Galite lì, a poche miglia. Modificai di qualche grado la rotta per avvicinarmi all’arcipelago di cui avevo sentito tanto parlare. Provai un’emozione irripetibile nel vedere, così lontana da casa, un’altra Ponza”. Oggi sarà abitata ancora da qualche discendente dei ponzo-galitesi? Un D’Arco ci sarà ancora. E se non c’è, il suo spettro aleggia spavaldo sui promontori ponzesi al largo delle coste tunisine”

I Cani, scogli de La Galite

paesaggio de La Galite

pescatori a La Galite

gente de La Galite

Nota per chi viaggia (datata 2 settembre 2004)

E’ l’isola dei pirati, senza un porto né ridossi sicuri. Abitata da una piccola comunità di pescatori e presidiata da una guarnigione della guardia nazionale, la Galite dista 35 miglia (63 km.) da Tabarka e 48 (86 Km) da Biserta e non collegata con la terraferma da traghetti o aliscafi.

posizione de La Galite nel Mediterraneo

La si può raggiungere con un’imbarcazione di pescatori che su richiesta trasbordano, dai due porti tunisini, subacquei ed escursionisti.

Meta di velisti e pescatori, dista 110 miglia da Cagliari e 85 da Teulada.

I suoi fondali sono ricchi di pesce azzurro, dalle ricciole ai sardoni, crostacei (aragoste e astici), dentici, saraghi e pagelli.

Il turismo non è di casa alla Galite: di taverne e locande non c’è ombra. E per le barche alla fonda c’è un solo ridosso contro i venti del primo e del quarto quadrante (dal Grecale al Maestrale).

Se si annunciano sventolate tese di Libeccio e Scirocco, meglio salpare l’ancora”, consiglia lo skipper Sandro Riccetto, 70 anni, presidente della Federazione Vela sarda che alla Galite torna spesso a bordo del suo sloop “Saguenka”.

Da qualsiasi banchina della Tunisia occorre l’ok della polizia portuale per mollare gli ormeggi alla volta della Galite (o per altre rotte nazionali).

Con le grotte dei pirati, si possono visitare sulla terra dell’isola rovine romane e resti di tombe puniche.

Fino a qualche anno fa” racconta Riccetto, “sulla Galite viveva ancora un pescatore ponzese che si era “convertito” alla religione musulmana per poter restare nell’arcipelago senza fastidi. Allevava conigli e galline, coltivava il suo orticello e nei miei soggiorni in quel mare ci incontravamo per parlare di Ponza e la Galite…”

[La Galite. L’isola clonata (2) fine]

Chissà se La Galite è ancora bella e pescosa come dieci anni fa. Chissà se Sandro Riccetto continua a fare ancora lo skipper (glielo auguriamo!). Ci piacerebbe conoscere “l’oggi” di quest’isola gemella, ci piacerebbe soprattutto sapere cosa ne è stato di quel vecchio pescatore ponzese “convertito” alla religione musulmana…

Immagine della costa de La Galite

Nota: tutte le foto pubblicate a corredo dell’articolo sono di Giovanni Rinaldi

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