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È uscito il nuovo romanzo di Tea Ranno

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di Sandro Russo
Viola Fòscari. Copertina

 

Nel romanzo anche gli echi della vicenda del polo petrolchimico siracusano.

È al suo quarto romanzo, Tea – ma comme fa? – con questo “Viola Fòscari” uscito circa un mese fa per Mondadori.
Anche del precedente “La sposa vermiglia” (2012) avevamo riferito – Cerca nel sito con il titolo – e della stessa Tea abbiamo ospitato sul sito degli scritti, sempre focalizzati sulla condizione delle donne (cerca Ranno Tea nell’indice per Autori).

A proposito di quel libro riportavamo:
“A parte l’amicizia che mi lega a Lorenza e a Tea, trovo interessante il tema di questo romanzo per i richiami che l’ambientazione siciliana propone con Ponza. Di due isole si tratta – peraltro legate da antichi rapporti: la comune dominazione borbonica, influssi culturali, scambi migratori e commerciali – e molti aspetti dell’insularità sono universali e intercambiabili…

Ma anche per un altro aspetto questo romanzo propone similitudini con le vicende del recente passato di Ponza. Lo scempio del tratto di costa compreso tra la Marina di Melilli e Augusta, perpetrato a partire dagli anni ’50 in Sicilia, quando si è trasformata una terra benedetta in una cloaca maleodorante in nome del progresso e dell’arricchimento, non è dissimile da quel che è accaduto con la miniera di bentonite a Ponza – Le Forna. Anche lì si agiva in stato di bisogno; c’erano la fame e l’emigrazione come alternativa e ’A Miniera sembrò al tempo una benedizione arrivata dal cielo. Di quali frutti avvelenati si trattasse, fu evidente solo negli anni successivi: i morti per silicosi, le case ingoiate e la ferita ancor oggi aperta nel paesaggio dell’isola, stanno là a ricordarlo.

Sarebbero vuote recriminazioni col ‘senno di poi’ se situazioni analoghe non si riproponessero ancor oggi a dimostrare che poco o nulla impariamo dal passato (S. R.).

La lettura del recente articolo sul decreto “Sblocca-Italia” (leggi qui) sta a dimostrare che sono stato facile profeta e, altri tempi-altri luoghi, ci ritroviamo a parlare delle stesse cose; di barattare, per un bene contingente e fortemente inquinante (il petrolio), la bellezza delle coste e dell’ambiente in genere: una risorsa che il mondo ci invidia e noi italiani non riusciamo a preservare.

Il mare e il petrolio

Perché come le persone profondamente ferite da un evento, nei libri di Tea Ranno il tema della sua terra violentata e corrotta torna e ritorna; diceva infatti in quell’intervista:

“Adesso mi scrivono tantissime persone che hanno letto il libro, siciliani che vivono lontano e nelle mie pagine hanno ritrovato la loro Sicilia e vogliono raccontarmi, darmi indicazioni, suggerirmi luoghi e mondi che si portano nel cuore. Mi dicono che il libro ha permesso loro di parlare, di ricordare. Molti, come me, vogliono conservare negli occhi e nel cuore la bellezza di un mondo che non conosce lo scempio che è venuto dopo.

Perché una cosa brutta di noi siciliani è che a lungo non abbiamo avuto coscienza del nostro enorme patrimonio. Quel patrimonio io lo conservo in me tramite i racconti di mia madre, di mia nonna, delle mie zie. A cui il libro è dedicato”.

Tea Ranno Viola Foscari

In Viola Fòscari, come tema secondario rispetto a quello ‘principe’ della passione amorosa, la memoria di quello scempio ritorna, anche se leggermente modificato per esigenze narrative – viene infatti attribuito agli ‘Americani’ la colonizzazione di quel pezzo incontaminato dell’isola – e per sprazzi (nel romanzo) e per conoscenza (di triste attualità) sappiamo com’è andata a finire: che la terra tra Augusta, Melilli e Priolo, una volta giardini benedetti di acque e aranceti è adesso nota come il “Triangolo della Morte”, con una percentuale di mortalità per cancro e malformazioni fetali molto superiori a quelle della media nazionale e rilevamenti di mercurio e altri metalli pesanti nelle ossa dei pesci della baia, a livelli allarmanti.

Polo petrolchimico. Priolo La spiaggia di Priolo

Anche in questo caso, una delle più grandi catastrofi tossicologiche del pianeta, la vicenda della Baia di Minamata in Giappone (per le informazioni di base da Wikipedia, leggi qui), sembra non abbia insegnato niente.

Il cosiddetto 'Triangolo della Morte'. Da Google map

 

Ma non è questo – si diceva – il tema principale del romanzo di cui la quarta di copertina riporta questa sintesi:

“Arrossire per uno sguardo, tremare per un abbraccio, soffrire per una parola mal detta, sognare ogni notte un’intimità proibita… Sono sentimenti che si provano da ragazzi, al primo amore. In rari casi la sorte ci offre il dono – o la condanna – di sperimentare nuovamente quelle emozioni. Viola Fòscari è una donna di grande carisma: perfetta padrona di casa, madre di due figli, ancora bellissima. Ma è in un momento di fragilità: i figli, che le hanno riempito la vita ogni istante, sono abbastanza grandi da lasciare il nido e da voler costituire una nuova famiglia. È proprio durante la festa di fidanzamento di uno di loro che tutto inizia. Basta uno sguardo, e Viola sente nascere improvvisa la passione per un ragazzo che ha l’età dei suoi figli, e che la guarda con gli occhi affamati e dolci dei giovani quando scoprono la vita… Iniziano giornate ebbre, in cui il desiderio amplifica i sensi e tutto sembra giusto, lecito, tutto salvato dall’Amore, che illumina ogni cosa e ci rende migliori. Momenti in cui l’azzardo porta Viola a giocarsi ogni cosa, e ore in cui la stanchezza prevale, consegnandola allo sfinimento della colpa e dell’angoscia. Ma anche giorni favolosi in cui i sogni diventano possibilità e le porte del reale si aprono verso l’incanto. Sul palcoscenico di una Sicilia gravida di cambiamenti – negli anni Cinquanta iniziano gli espropri terrieri per fondare il grande impianto petrolchimico che muterà il volto del Siracusano –, Tea Ranno intreccia le parole, i profumi, le vite di personaggi memorabili, ciascuno dei quali, come tutti noi, nasconde un segreto destinato a rivelarsi in quelle circostanze speciali in cui l’esistenza apre un varco nella sua rete. E narra la storia senza tempo dell’amore che rinasce dalle proprie ceneri, dell’amore che rischia di bruciare tutto ma che può anche dare spazio a una speranza nuova”.

Di più, per dare un’idea della scrittura di Tea – il cui siciliano non è quello volgarizzato di Camilleri …ma tranquilli! È scritto in perfetto italiano e per gli occasionali inserti dialettali è fornita la traduzione in nota – vorrei riportare queste parole indirizzate al lettore, a mo’ di epigrafe, poste proprio all’inizio del romanzo:

Ma chista ca vi cuntu iu
è storia ’i sintimentu c’abbrancica e pazzia,
e nun pinsati ca su’ cosi ca nun ponu capitari
nun vi sintiti megghiu ’i chilli
ca paterû duluri e tribulizzi,
nun pinsati ca ’u ventu trasi e nesci di li casi
senza arrubbarisi nenti,
pinsati ca comu ’u ventu è l’amuri:
latru e senza rispettu, minnicativu, bastardu

 .

Tea-Ranno-Autore-del-libro

.

Ma questa che vi racconto io
È storia di sentimento che avvinghia e fa impazzire
E non pensate che sono cose che non possono capitare
non vi sentite migliori di quelli
che patirono dolori e tribolazioni
non pensate che il vento entra ed esce dalle case
senza rubare niente,
pensate che come il vento è l’amore:
ladro e senza rispetto, vendicativo, bastardo

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2 commenti per È uscito il nuovo romanzo di Tea Ranno

  • Raffaele Pacifico

    Io posso dire che ho visto da vicino la raffineria di Gela, ho vissuto 6 mesi nella raffineria Esso di Augusta e quando andavo in mensa dall’odore nauseabondo non mangiavo, mi si chiudeva lo stomaco. Ho vissuto giorni e giorni sulla piattaforma petrolifera VEGA A di Pozzallo e sto vicino alla raffineria di Milazzo dove un mese fa è scoppiato un incendio di un serbatoio che è durato due giorni impegnando i Vigili del Fuoco di Messina, Catania e Milazzo.
    …Vedete se potete rovinare anche le nostre acque da quelle parti!

    Commento ripreso a cura della Redazione dalla finestra Facebook del sito Ponzaracconta

  • La Redazione

    Ringraziando per la pubblicazione della nota sul suo romanzo, l’Autrice, Tea Ranno ci scrive: “Proprio in questi giorni sta accadendo una cosa tremenda: in quel tratto di costa ci si sveglia “annegati” dalla puzza. Quello che furbescamente (da parte delle “Industrie”) era pratica incostante e centellinata (aprire i valvoloni di sfiato durante la notte) è diventata regola. Probabilmente la questione sta sfuggendo di mano agli “industriali”, probabilmente l’impianto è così vecchio che fa acqua da tutte le parti. O forse si sta avvicinando il momento in cui la Natura si riprende il suo. Non so, fatto sta che su Facebook in questi giorni non si sentono altro che proteste per la puzza insopportabile, per il veleno che staziona nell’aria. Speriamo bene”.

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