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Enrico il Navigatore. Stesso mare, altri tempi, altro re

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di Sandro Russo
Monumento dedicato a Enrico il Navigatore

 

I due begli articoli di Adriano Madonna dedicati al ‘re navigatore’ Dom Carlos de Bragança, penultimo re del Portogallo (leggi qui e qui) mi hanno smosso un vago ricordo di qualcosa che avevo già letto, pur se con qualche confusione sul personaggio e sul periodo storico: su un altro re navigatore e scienziato, su un buen retiro privilegiato e su una fine del mondo…

Ai tempi di Internet e di Wikipedia si può anche essere pigri, ma non è più concesso essere ignoranti: eccomi così alla scoperta di un altro nobile portoghese, principe della real casa: l’Infante Dom Henrique o Enrico di Aviz detto il Navigatore (Porto 1394 – Sagres 1460).

Enrico il Navigatore

Enrico il Navigatore – di Nuno Gonçalves – Dal politrittico di S. Vincenzo (1460), al Museo Nazionale di Arte Antica, Lisbona

Gran personaggio, unanimemente considerato una figura fondamentale degli inizi dell’era delle esplorazioni geografiche e precursore delle grandi scoperte avvenute sul finire del XV sec.

Enrico il Navigatore. A Lisbona sul fiume Tago

Monumento alle scoperte marittime, con Enrico in primo piano, a Lisbona, sulla sponda del fiume Tago

Come figlio minore dei regnanti del Portogallo – Giovanni I (dom João d’Aviz) e Filippa di Lancaster -, dom Henrique mosse nel 1415 alla conquista di Ceuta nel Marocco (sulla sponda africana dello stretto di Gibilterra).

Ceuta

 Le rotte portoghesi verso l'Africa.1

L’espansione portoghese verso l’Africa nel 1465: in giallo i commerci e in rosso le esplorazioni​

Il principe aveva capito l’importanza del luogo per l’espansione portoghese nel mondo, anche se lo scopo dichiarato di tale conquista era quello di espellere l’influenza musulmana dall’area e promuovere ulteriormente la cristianità; oltre che farne un porto in grado di competere con la spagnola Cadice (Ceuta rimase a lungo dominio portoghese fino al trattato di pace del 1668 con il quale fu ceduta alla Spagna).

Enrico progettò e diede seguito – pur senza navigare personalmente – all’esplorazione delle coste occidentali dell’Africa che si spinse, lui vivente, fino alle foci del fiume Gambia, nell’attuale Senegal.

Tutto il lavoro preparatorio di Enrico il Navigatore contribuì all’apertura della prima rotta marittima occidentale delle spezie e a porre fine al monopolio arabo, garantendo al Portogallo un ruolo di primissimo piano nel commercio dei preziosi “oromi”. Enrico, nei quarant’anni che diresse la colonizzazione portoghese, pianificò tutto in prima persona anche se raramente (o mai) prese parte alle spedizioni.

Il grande impulso dato da Enrico il Navigatore si concretizzò solo alcuni decenni dopo la sua morte con le grandi scoperte avvenute sul finire del sec. XV.

Le date che si possono porre come punto fermo del trapasso dalla navigazione centrata sul Mediterraneo al mondo intero, furono quella della scoperta dell’America (le cosiddette “lndie Occidentali” – il 12 ottobre 1492 da parte del capitano genovese Cristoforo Colombo) e l’approdo di Vasco De Gama a Calicut (1498), con l’apertura della via marina delle Indie.

Come punto di appoggio e centro dei suoi interessi dom Enrique scelse la località di Sagres, situata nella bella e assolata regione dell’Algarve che costituisce il punto più a sud del Portogallo.

Sagres

Mappa con la posizione geografica di Sagres, chiamata “la fine del mondo”: tante altre ne abbiamo incontrate (leggi qui), nel senso che ogni nazione si sceglie la sua ‘fine del mondo’ 

Diapositivo 1

 Fortaleza de Sagres: questa fortezza fu la dimora di Enrico il Navigatore negli ultimi anni della sua vita

Fortaleza de Sagres. Particolare

A Sagres fu istituito un centro d’eccellenza dell’epoca nel campo della navigazione e della cartografia, con un arsenale reale, un osservatorio e una scuola per l’insegnamento di queste materie alla nuova marineria portoghese.
Risultati non trascurabili di queste ricerche furono l’introduzione della caravella (*), la diffusione dei portolani e il perfezionamento della bussola.
Un famoso cartografo ebreo, Jehuda Cresques, fu chiamato a Sagres per dedicarsi alla raccolta della somma delle conoscenze geografiche, e fu lui ad insegnare ai portoghesi a fare le mappe. La Fondazione della cosiddetta Scuola di Sagres è uno dei punti fermi della storia tradizionale del Portogallo anche se la fama che ebbe in passato è stata alquanto ridimensionata dagli storici moderni.

Prince Henry monument. New Bedford USA
Non a caso monumenti dedicati a Enrico il Navigatore si ritrovano spesso in America. Nell’immagine, il Parco dedicato a Enrico il Navigatore a New Bedford, Massachusetts, USA

Ma torniamo al punto da cui eravamo partiti: nessuno sa (o solo forse gli agiografi del ‘re navigatore’ Dom Carlos de Bragança hanno potuto approfondire) quanto la figura di Enrico abbia influito sull’immaginario dell’altro re a noi più vicino, ma viste le tante analogie, ci piace pensare che fascinazione ci fu, e non di poco conto!

Sagres (Algarve). Faro di Cabo de S. Vicente

 

(*) – La ‘caravella’ (carabela) fu messa a punto dai portoghesi e ‘presentata’ a Lisbona nel 1441; concepita con lo scopo specifico di circumnavigare l’Africa, era un’imbarcazione più piccola della caracca ma rispetto a questa più robusta e veloce. Fu largamente utilizzata per tutto il corso del XV secolo e diede un grande impulso alla navigazione dell’epoca. Attrezzata con due o tre alberi dotati di vele quadre (carabela redonda) o vele triangolari (carabela latina), era adatta a traversate di lunga durata grazie alla sua solidità e manovrabilità. I primi modelli di caravelle avevano una stazza di circa 60 tonnellate ma nell’evoluzione di questo tipo di imbarcazione furono realizzati esemplari che arrivavano a stazzare fino a 150 tonnellate (informazioni sintetizzate da Wikipedia – NdR).

Carabela Niña. Palos

Replica della Niña di Colombo, ormeggiata a Palos. Sotto: caravella in navigazione

Caravella in navigazione

 

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1 commento per Enrico il Navigatore. Stesso mare, altri tempi, altro re

  • Adriano Madonna

    Ho letto con piacere il bell’articolo di Sandro Russo su Enrico il Navigatore, l’Infante Enrique, che dall’alto del monumento alle scoperte geografiche (che riproduce la prua di una nave), porge una caravella al Tejo, il fiume di Lisbona.
    Proprio sulle caravelle sarebbe interessante soffermarsi, ma inizio ab ovo. Tanti anni fa, quando facevo il giornalista, mi fu dato di assumere la carica di rappresentante in Italia del Governo Autonomo delle Azzorre e poi quella di Addetto Stampa dell’Ufficio Turistico del Portogallo in Italia. In quegli anni, grazie alla mia profonda conoscenza della terra lusitana, scrissi una guida turistica sul Portogallo, che fu pubblicata dalle Edizioni Futuro di Verona.
    Mi interessai, dunque, della storia del Portogallo e, quindi, “mi incontrai” con le caravelle, grandi protagoniste della scoperta del nuovo mondo, e qui c’è una novità: in Internet ho trovato una inesattezza: si parla, infatti, di caravella latina e caravella redonda, attribuendo la differenza solo al tipo di vele. In realtà. la caravella redonda fu così chiamata poiché ne fu trasformata la carena, adattandola al meglio sia alla navigazione nell’Oceano sia alla risalita dei fiumi, dove, spesso, la profondità è esigua. Allo spirito di scoperta e di avventura di Enrico il Navigatore, dunque, si coniugò l’arte dei mastri d’ascia che riuscirono addirittura a modificare ad hoc l’opera viva delle caravelle.

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