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Un altro autunno. (5). La notte della grande stagione, di Bruno Schulz

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proposto da Sandro Russo
Colori autunn. Foto di Antonio Zimbone

Una delle cose più belle che abbia mai letto sul tema dei colori dell’autunno è di uno scrittore – uno dei grandi del Novecento… sconosciuto ai più – la cui vita (e morte) andrà qualche volta raccontata su queste pagine…

Colori autunno.9

 

“…Mio padre era di nuovo seduto dietro al banco posteriore del negozio, in uno stanzino a volta, che era quadrettato come un favo in tanti casellari pluricellulari, e si sfaldava all’infinito in strati di carta, lettere e fatture…

…Lì sedeva mio padre, come in un’uccelliera, sopra un alto sgabello, mentre le piccionaie dei casellari frusciavano di fascicoli e tutti i nidi e le nicchie erano pieni del cinguettio delle cifre.

[Alla fine dell’estate] …l’interno dell’ampio negozio si oscurava e si riempiva di giorno in giorno di partite di panno, cheviot, velluto e tweed. Sugli scaffali bui, magazzini e dispense di fredda tinta feltrata, si potenziava l’oscura, decantata colorazione delle cose, si moltiplicava saturandosi il poderoso capitale dell’autunno. Là cresceva, nereggiava quel capitale, e si estendeva sempre più sugli scaffali, come nelle gallerie di un grande teatro, completandosi ancora, arricchendosi ogni mattina di nuove forniture di merci, che in casse e balle, assieme al freddo mattutino, facchini lamentosi e irsuti, portavano sulle loro spalle da orsi fra odore di frescura autunnale e di wódka.

I commessi scaricavano quelle nuove partite di tessuti saturi di colore e riempivano con quelli, otturavano tutti i buchi e le fessure degli alti armadi. Era come un immenso registro di tutte le tinte dell’autunno, disposto a strati, assortito per sfumature, che percorreva su e giù come nelle scale musicali, l’intera gamma delle ottave colorate.
Cominciava dal basso e tristemente, timidamente tentava le scoloriture e i semitoni del contralto, passava poi alle ceneri stinte della lontananza, agli azzurri dei gobelin, e risalendo verso l’alto in accordi sempre più ampi, giungeva ai cupi turchini, all’indaco dei boschi remoti e alle soffici densità dei parchi fruscianti, per entrare infine, attraverso tutti gli ocra, sanguigno, ruggine e seppia, nell’ombra sussurrante dei giardini appassiti e arrivare all’oscuro odore dei funghi, alle zaffate di legno marcio nelle profondità della notte autunnale e al sordo accompagnamento dei bassi più cupi.

Mio padre passava lungo gli arsenali di quell’autunno tessile, e calmava, placava quelle masse, la loro forza crescente, la quieta potenza della Stagione.
Voleva mantenere il più a lungo possibile intatte quelle riserve di colori immagazzinati. Aveva paura di intaccare, di trasformare in moneta spicciola quel capitale aureo dell’autunno.
Ma sapeva, sentiva che sarebbe presto giunto il momento in cui il vento autunnale, un vento devastatore e ancora caldo, avrebbe soffiato su quegli armadi, e questi allora avrebbero ceduto e niente sarebbe riuscito a contenere la loro piena, quelle fiumane di colore che avrebbero inondato tutta la città…”

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[Bruno Schulz – Da: “Le botteghe color cannella” – La notte della grande stagione (estratto parziale).
Einaudi 2001; pp. 79 – 80 – Traduzione di Anna Vivanti Salmon]

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[Un altro autunno. (5). Fine]

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