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Popolo o società?

di Francesco De LucaEducazione civica [1]

 

Non appaia intellettualistica la domanda del titolo. Spero di dare risposte non futili!

Di solito  popolo, comunità, società, popolazione, sono concetti utilizzati come sinonimi, ossia parole dal significato identico. Ma poi, quando si tocca con mano la differenza che c’è fra l’espressione sociale del Fornese, differente dal ponzese del Porto, fra l’espressione del professore che vive stabilmente a Ponza da Sang’  ’i rutunne, mi viene da riflettere sulle componenti strutturali della società ponzese.

La presenza e la funzione di questo Sito (che qui ringrazio) rendono possibile l’esternazione di queste riflessioni.
Perché una cosa è essere popolo e una cosa è essere società. La distinzione dei due concetti è soltanto mia ed è funzionale a quanto voglio evidenziare.

La società  è l’insieme dei cittadini disciplinati da norme che concernano lo stare insieme. E’ la legge comune  a costituire una società. Per cui l’algerino trasferitosi a Ponza e lavorante in un’impresa edile, i cui figli frequentano la scuola dell’isola, fa parte in tutto e per tutto della società ponzese. Così come il ponzese, residente che sverna a Formia, può vantarsi della stessa appartenenza.

Si è facenti parte della società ponzese per il fatto che l’insieme dei diritti e dei doveri del singolo siano espressi all’interno di un consesso sociale e di una realtà geografica.

Sottolineo questo per estromettere volutamente dal concetto di società l’aspetto culturale, sentimentale, romantico dell’appartenenza. Si fa parte della società cittadina di Ponza anche se non se ne parla il dialetto, non se ne conoscono le usanze, non se ne approvano i culti.

Tutto questo bagaglio culturale è insito nel concetto di popolo. Il popolo va oltre la struttura legale dell’appartenenza, la supera. La ingloba talvolta ma può anche farne a meno. Tant’è che il popolo dei devoti a san Silverio, ad esempio, supera i confini geografici.

Alla luce di quanto detto è chiaro che nel complesso mondo relazionale socio-economico-culturale intrecciato nella realtà isolana la società non si identifichi col popolo di Ponza..

L’affermazione può disorientare ma prenderne coscienza è un atto dovuto. Inutile è meravigliarsi che le forze più robuste economicamente non siano sintonizzate sui fini che il popolo vorrebbe prioritari. Per dirla con un esempio: i pontilisti sono una categoria della società che persegue esclusivamente il vantaggio economico. Del resto non si cura. Allo stesso modo chi difende, che so, gli interessi della parrocchia, può non privilegiare lo spirito del popolo. Così come è grande la diversa percezione che si ha della chiusura di Chiaia di Luna fra l’amministratore e il ponzese.

Secondo questa visione ogni interesse (professionale, economico, politico) trova la sua giustificazione e, insieme, il suo punto di scollamento con le altre forze  presenti nella società.

E allora? Allora il prioritario intendimento di chi opera e vuole operare nella società cittadina dovrebbe essere quello di uniformarsi con la volontà popolare, altrimenti si avvera che le iniziative religiose vadano ad imporsi sui desideri del popolo, che le ‘Determine’ comunali siano espressioni inaccettabili, che le iniziative degli operatori economici vengano giudicate affaristiche.

Ma allora: è lo spirito popolare che deve primeggiare su tutto?
NO, assolutamente. Lo spirito popolare (sostanziato di cultura, di tradizione, ma anche di ignoranza, di pregiudizio) deve trovare ricetto e amalgama nelle decisioni sociali (affinché esse non siano snaturanti).

Ponza sta vivendo, a mio vedere, un momento di  novità politica. Novità: perché la genesi dei provvedimenti sociali non si radica nelle famiglie, negli amici, nelle famiglie degli amici; perché il perseguimento degli obiettivi si direbbe  disincarnato dagli isolani.
Una autentica novità rispetto alle municipalità precedenti. La società che si  intende amministrare deve adeguarsi a regole nuove e diverse. Cosa questa legittima e salutare, a parere mio. Ma… manca lo spirito del popolo.

Quello che in modo disordinato, affastellato, incongruente c’è negli isolani, stenta a trovare voce propria ma c’è, quello spirito non è ascoltato, non cercato, rigettato.

Dal punto di vista da cui mi sono posto mi appare chiara la divisione (non ancora contrapposizione) fra una società che si tenta di strutturare secondo regole di civiltà, e un popolo che non si sente ascoltato e si dimena perché le regole non le tollera.

E’ questa una delle ragioni per cui è difficile dare evidenza alla stessa novità politica. L’Amministrazione non riesce a dar valore allo spirito del popolo e i Ponzesi non vedono il beneficio di sottostare a regole di civiltà.

La chiusa di questo articolo sarebbe auspicare l’incontro fra la società cittadina con lo spirito del popolo ma cadrei in una retorica banale. Io sono convinto che l’incontro è possibile ma sarà così?