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Lo storione dei nostri mari

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di Sandro Vitiello

 

La vicenda del pesce Re raccontata da Martina nei giorni scorsi su Ponza Racconta  mi ha riportato alla mente un ricordo molto lontano, della mia infanzia: primi anni 60.

Mio padre, con i suoi fratelli e qualche giovane di famiglia pescava con i tremaglioni a’ int’ Palmarola”.
E’ una zona di pesca molto conosciuta, tre o quattro miglia a nord-ovest dell’isola, dove la secca di Mezzogiorno declina dolcemente verso il fondale.
Avevano da poco una nuova barca: la Sant’Anna seconda.

1. La Sant'Anna

In una mattina di primavera mentre il verricello riportava a bordo le reti, una macchia argentata apparve attaccata a queste, una decina di metri sotto alla barca.
Quando si mettono a bordo le reti, per evitare che i pesci si rovinino sul verricello, c’è sempre qualcuno che guarda fuori dalla murata della barca, per far salire a bordo nel modo migliore le aragoste o i pesci più pregiati.

Una grande macchia segnala qualcosa di importante ed motivo di tensione, di preoccupazione, all’idea di vederlo andare via.
Sta di fatto che, arrivato sulla murata, si presenta uno strano pesce mai visto prima.

Un strano muso e una specie di corrazza che accompagna tutto il corpo mettono un pò di timore.
Non è una preda enorme: pesa venti o trenta chili. Quelle reti hanno portato in superficie ben altre bestie dalle profondità.

E’ strano, incuriosisce anche dal suo modo di agitarsi nella rete.
E’ ancora vivo quando viene messo a bordo e prima di morire emette un paio di lamenti che assomigliano a quelli di un maiale.

Storione

Finita la pesca si torna a terra e, appena lo strano pesce viene sbarcato, si forma un capannello di gente.
Ognuno dice la sua ma non ci si riesce a mettere d’accordo su che razza di bestia è.
Si carica l’animale sul carretto di legno e lo si porta nel magazzino di don Ciro.

La discussione continua lì da lui e, siccome non si trova un nome definitivo, si manda un ragazzino a chiamare il maestro Ernesto, a scuola.
Avvisato, Ernesto passa prima da casa a prendere un libro che conteneva le immagini di tutti i pesci.
Intanto si fa raccontare le caratteristiche della preda e incomincia a farsi un’idea di cosa possa essere.

Arrivato da don Ciro, prima ancora di aprire il suo libro, se ne esce dicendo: “Se è uno storione io voglio tutto quello che c’ha nella pancia”.
Qualcuno, senza sapere di cosa si sta parlando fa una battuta non molto elegante.
Si sprecano parole in abbondanza in quelle situazioni e non si sa perchè il livello del dibattito cresce fino a un punto che non si capisce più niente.
Intanto Ernesto ha incominciato a sfogliare le varie pagine del suo libro fino a quando si ferma sulla figura di uno storione.
Era pari pari a quello steso per terra nella pescheria.

Omette di raccontare ai suoi amici che la parte più preziosa di quel pesce sono le uova che potrebbe avere nella pancia e, dopo essersi fatto pagare in natura, saluta tutti e se ne va.
Quello storione l’indomani è stato spedito sulla costa dove ha trovato subito un acquirente e un po’ di soldi sono andati a chi l’ha pescato.

Ernesto e Costantino

Non sappiamo se Ernesto, con le eventuali uova, abbia fatto del buon caviale.
Lui ne parlava volentieri con mio padre, di questo e di altri momenti che hanno diviso insieme.
Un’ultima occasione è stata il giorno successivo alla festa dei cento anni di Costantino.
Seduti nel cortile di casa, davanti al mare di Cala Fonte, hanno ricordato con passione – mentre Rossano riprendeva il tutto – le tante avventure della loro vita.

E’ stato un bel modo per salutarsi.
Non si sarebbero più rivisti.

 

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