Ambiente e Natura

Ricordi di un giorno di Ferragosto

di Luisa Guarino
Pioggia mare 4

 

Ero poco più che adolescente e vivevo le mie lunghe e intense estati a Ponza con la comitiva di amici di infanzia, che grazie al Cielo mi trovo vicini anche oggi. Da qualche anno nel gruppo ‘autoctono’ (più o meno, perché nessuno di noi viveva nell’isola pur essendoci nato) avevamo ‘accolto’ Luciano, di Roma, che con i suoi genitori frequentava Ponza da diverso tempo: erano in tre, uno più innamorato dell’altro dell’isola.

Lo chiamavamo ‘il contino’, vuoi perché tra i suoi avi c’erano davvero dei nobili (aveva anche il doppio cognome a sottolinearlo), sia perché aveva un atteggiamento e un fisico piuttosto elegante nonostante le gambe leggermente arcuate che però gli conferivano un’andatura di un certo fascino indolente.

Ne abbiamo fatte di cose insieme, ‘per mare e per terra’, come si dice, anche in compagnia  dei genitori, che rispetto ai nostri ci sembravano molto più aperti e giovani, anche se non sotto il profilo anagrafico.

Erano anni in cui le estati facevano il loro dovere… di belle stagioni, e il sole dominava da giugno in poi, almeno fino ad agosto. Poi spesso proprio in agosto poteva accadere che ‘si rompessero i tempi’. E quell’estate Giove Pluvio decise che la ‘rottura’ coincidesse proprio con il pomeriggio di Ferragosto, quando già gran parte dei turisti concludeva le vacanze e lasciava l’isola.
Quell’estate Luciano aveva avuto una storia d’amore, di quelle splendidee, intense e brevi come una vacanza al mare, con una bellissima ragazza, Marika, che trascorreva a Ponza un paio di settimane. Ebbene, la vacanza era finita e proprio quel pomeriggio di Ferragosto anche lei doveva partire.

Dal mio balcone sulla Parata, con vista sul molo Musco, seguivo l’imbarco sul piroscafo (allora non si chiamava traghetto) per Anzio: cielo scuro, ‘vasoli’ bagnati, pioggia intermittente. Cercavo di scorgere tra la gente la massa di capelli lunghi e ricci di Marika, castani schiariti dal sole e del mare: ma quel giorno sembrava che i colori fossero spariti del tutto.
Un finale davvero perfetto per un addio: struggente e triste al punto giusto. Neanche il regista di un film avrebbe potuto volere di meglio.

Pioggia in cerchi

 


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