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Diario di viaggio. Ponza, l’isola dei colori (1)

di Alessandro Bassignana

 

“Vedrai che ti piacerà”, questo m’aveva garantito mio nipote dopo averci convinti a passare le vacanze estive a Ponza.Lui quell’isola la frequenta ormai da qualche anno, complice la sua lunga storia sentimentale con una bella ragazza d’origine ponzese, la cui famiglia gestisce una piccola struttura alberghiera.

“Non sarà la Polinesia” aveva aggiunto sicuro di sé, “ma di certo nel Mediterraneo non è seconda a nessuno!”
Io e mia moglie, che la Polinesia l’avevamo visitata in viaggio di nozze, non pretendevamo tanto, ma ci saremmo accontentati, e pure di buon grado, d’aver almeno la possibilità di bagnarci in un mare pulito e cristallino come quello che ci aveva raccontato lui e promettevano le tante recensioni reperite su internet.
E così dopo anni di Costa Azzurra, Grecia, Mar Rosso, Sardegna, Tunisia e Croazia, questa volta sarebbe toccato proprio all’isola più famosa dell’arcipelago delle Ponziane.

Di Ponza m’affascinava la storia, ricca di vicende, di storie e leggende che mi portavano agli anni di scuola, quando ancora studiavo i poemi omerici o le vicende di Roma Imperiale.

Che la meta delle nostre vacanze fosse stata oppure no l’approdo in cui Ulisse e i suoi fossero stati ammaliati dalla Maga Circe era certo un mistero che non ci sarebbe stato svelato, ma le vestigia romane che la costellavano erano invece una solida realtà, così come il fascino emanato da insenature, calette e gallerie che s’aprivano a pelo d’acqua un po’ ovunque sull’isola.
Partimmo da Torino destinazione Terracina dove avremmo raggiunto Ponza con un traghetto; eravamo in tre, io mia moglie e il nostro figlio, desideroso di immergersi nelle limpide acque che ci erano state magnificate.

Arrivo. Le luci del porto

L’arrivo fu notturno, accolti dalle festose luci d’un porticciolo vivace e ben organizzato.

Appena sbarcati dal “Carloforte” cercammo la strada per andare al nostro albergo; Le Forna, dov’era ubicato, era dall’altra parte dell’isola, che in verità immaginavo più piccola, ma raggiungerla era davvero a… prova di fesso poiché v’è un’unica strada che l’attraversa per tutta la sua lunghezza.
La prima sensazione che provammo fu quella d’una natura piuttosto rigogliosa e ancora intatta, con salite e discese che accarezzavano i declivi su cui s’intuiva vi fossero arbusti, cespugli e piante non certo d’alto fusto.

L’aria tersa e limpida come capita raramente di trovare alle nostre latitudini dove smog e inquinamento, tanto acustico quanto luminoso, offuscano la vista e annebbiano i sensi, permetteva allo sguardo di correre libero ad esplorare la volta celeste: quante stelle vedemmo, e quante ancora immaginammo ne potesse contenere l’universo! La Via Lattea pareva potersi toccare, accompagnandoci benigna nelle tenebre notturne come un drappello di soldati che scorti una carovana di persone attraverso zone pericolose.

In quelle occasioni capisci perché gli uomini che vissero secoli e millenni addietro ne fossero tanto attratti, e come osservando gli astri potessero nascere miti e leggende, credenze e persino religioni.

Era una magnifica sensazione che io avevo già provato, raramente, ma qualche volta era successo.
Mi capitò nel deserto africano dove l’umidità è assente e regna il buio assoluto; un paio d’altre volte fu in alta montagna, addentrandomi in valli sperdute nel cuore della notte o risalendo ripidi sentieri in notti senza luna. Ogni volta tutto ciò suscitò in me emozioni incredibili, di pace assoluta ma anche la consapevolezza della nostra immensa pochezza di fronte alla potenza del Creato.

Il nostro albergo era una costruzione piuttosto recente, pur se realizzata nello stile dell’isola, e sovrastava una delle più belle insenature di Ponza, Cala Feola, famosa per le sue piscine naturali e, aggiungerei io, per i tramonti mozzafiato che da lì si possono ammirare guardando verso l’isola Palmarola.

Cala Feola. Tramonto.3

Ad attenderci il proprietario, ponzese doc e grande cultore di storia e tradizioni locali.

Iniziò così il nostro soggiorno, e una vacanza che questa volta avrebbe avuto un sapore differente rispetto ad altre precedenti, alla ricerca del puro relax, del mare e della natura nelle sue espressioni più belle.

 

[Diario di viaggio. Ponza, l’isola dei colori (1) – Continua]

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