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Ritratti fornesi. Olga Angiolillo: Le Forna, un tuffo al cuore

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di Giuseppe Mazzella
Olga Angiolillo

 

Un amore che dura da oltre mezzo secolo, senza tentennamenti: è quello che lega Olga Angiolillo a Ponza e in particolare a Le Forna. Olga, nipote del politico e giornalista fondatore del quotidiano romano “Il Tempo”, è tornata all’isola dopo sei anni di assenza e manifesta qualche perplessità alla luce dei recenti cambiamenti, non sempre felici.

“Conosco questo posto da sogno da quando avevo diciassette anni. Vi venivo in barca con i miei genitori che avevano casa a Terracina. Era allora una Ponza straordinaria, silenziosa, misteriosa, affascinante. Un giorno, fuori le Grotte di Pilato, mentre ero in barca a remi, una tartaruga gigante ci ha accompagnato nuotando lentamente e senza spaventarsi. L’isola era un eden”.

Da allora ha sempre villeggiato a Ponza?
“Ho viaggiato per gran parte d’Italia e sono stata all’estero, ma un luogo così bello non l’ho mai visto. Un’isola, che assieme a Palmarola, è ferma nel tempo, anche se adesso qualche segno di cambiamento negativo mi preoccupa”.

Cioè?
“Intanto queste file di ombrelloni e sdraio che fanno tanto Rimini e che stonano con il paesaggio. Secondo me l’isola deve essere vissuta in libertà, senza modelli importati da altre realtà turistiche. Ognuno deve poter scegliere il suo angolo preferito e goderselo liberamente. Come è stato in tutti questi anni e che hanno preservato Ponza  dalla omologazione. E poi, orrore, ho visto un trenino da luna park partire da Le Forna e avviarsi verso Ponza porto. Io mi domando chi ha voluto questo?”.

Quindi anche Ponza sta cambiando?
“Intanto devo dire che io sono sempre stata attratta dalla parte più selvaggia e naturale dell’isola, cioè da Le Forna. Da dove mancavo da sei anni. Quest’anno sono stata in vacanza con un’amica in una abitazione di Cala dell’Acqua, un posto splendido, come tanti di Le Forna. In questa frazione trovo ancora quel rapporto umano che trovavo tanti anni fa anche a Ponza porto. Qui la gente è gentile, disponibile, buona. Anche se anche qui stanno avvenendo dei stravolgimenti. Verso Cala Caparra, infatti, ho visto un cantiere che sta edificando delle abitazioni bruttissime che stanno dando il colpo finale ad un paesaggio già martoriato dalla vecchia miniera. In questa parte dell’isola, infatti, questo mega cantiere sta modificando profondamente il paesaggio, snaturandolo. Le Forna è un  paesaggio di colline dolci, con terrazzamenti e cale uniche, bellissime, dove vi è un mare trasparente e dai colori intensi. Tutto questo non va assolutamente tradito. E poi io che amo profondamente Le Forna, penso che dovrebbe avere dei servizi di collegamenti elettrici e non autobus come quelli attuali assolutamente inadeguati. Le Forna, poi, manca di una farmacia, di una pescheria, di un Bancomat, di un’agenzia bancaria, tanto per ricordare solo le cose più essenziali. E, anno dopo anno, non vedo mai realizzati questi desideri dei fornesi, che avrebbero diritto a servizi più efficienti”.

Possibile che non trova nulla di positivo?
“Per la verità trovo l’isola più pulita e ordinata. Anche il mare mi sembra più pulito”.

Parla di Le Forna, quasi volesse venirci ad abitare in permanenza.
“E’ il mio grande sogno. Da sempre desidero vivervi, almeno per molti mesi all’anno. Le Forna è per me ormai il mio luogo dell’anima. Io adesso abito e lavoro a Cervia, ma non dispero di poterci passare quanto prima almeno sei mesi all’anno”.

Cosa è che l’attrae soprattutto di questo luogo?
“Io ho girato molte isole italiane, dalle Egadi alle Eolie, alle Tremiti, Elba e Giglio. Ponza, però, e in particolare Le Forna, rappresentano un unicum, un posto che non ha eguali al mondo. Assistere al tramonto dietro Palmarola è quasi un’esperienza mistica”.

Come è possibile secondo lei migliorare l’isola e preservarla dalla brutture?
 “Io chiamerei qui un personaggio come Philippe D’Averio, che non è solo uno storico dell’arte, ma un innamorato pazzo di tutto ciò che è identità italiana. Un personaggio come lui saprebbe dare i giusti suggerimenti, perché tutta questa meraviglia non venga oltraggiata e ridicolizzata”.
La salutiamo e la ringraziamo. Dice di aver fretta. Deve correre a casa dove potrà godersi per quest’anno l’ultimo tramonto su Palmarola. Un tramonto sempre nuovo che incanta e che fa sognare.

Tramonto Cala Feola e Palmarola

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