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Buongiorno, come mi devo chiamare? (4)

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di Gaetano Migliaccio Jr.
Paesaggio terrestre. Dipinto di Bruno Greco

 

Per le puntate precedenti cercare nel sito attraverso l’indice per Autori: Migliaccio Gaetano Jr.

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Divisione impossibile
Tornarono a Milano, passando sempre per quella grossa struttura di marmo, ma da quel giorno in poi Luigi non ci sarebbe mai più passato. Non ne era contento, ma la Milano che aveva imparato ad amare ormai lo disgustava.

Sì, lì c’era il lavoro e la sua famiglia e per essere l’uomo che era, di grandissima responsabilità e integrità, mai avrebbe potuto separarsi dalla moglie e dal figlio.
Ma diviso rendevano Luigi, il paese del passato e la Milano del presente.
Seguendo quel che credeva fosse il suo dovere, aveva trovato un amore, o forse un’ossessione, che gli (l’)aveva fatto creare delle immagini false del suo passato, e non ci poteva tornare.
Ma quanto era cresciuto! Quando era arrivato nella grande città, non era nient’altro che un pulcino timido che aveva trascorso la sua vita precedente legato a mamma chioccia.
Ormai si sentiva vecchio e solo.
Prima aveva sempre avuto il pensiero che la sua terra natia lo aspettasse, ma con l’ultimo viaggio aveva scoperto di non aver più nulla in comune con quel posto, tranne qualche vaga ombra di ricordo.

A Milano, però, aveva trovato la vita.
Perché, allora, la felicità non gli era l’amica più cara?
A volte, la gente, cercando la felicità, la trova, ma è di una diversa sorta, una felicità che appaga solo le necessità più immediate. Avere quest’amica per l’uomo vuol dire essere integro – è una condizione essenziale – nonostante la vita che lo tormenta e lo divide di continuo. In quel momento, Luigi si trovava diviso, tirato allo stesso tempo dal passato, presente, ed eventuale futuro…
Il pulcino era arrivato in città, e, senza nemmeno accorgersene, era diventato un cigno bello ed elegante. Ma nella sua terra non c’erano cigni, forse perché l’ambiente era troppo crudele e aspro. Inoltre, nessun cigno trasformato era mai tornato in quel posto. Gli altri si erano stabiliti altrove, senza neanche lasciar sfiorar la mente a quel pensiero, e da loro la felicità non partiva mai.

Quando si è divisi, a volte l’anima prova a guarire tramite la ricerca di altri in situazioni non dissimili, altre anime perdute. Così fece Luigi.
Cominciò a frequentare un signore simpatico che ogni mattina si recava al caffè vicino a dove lavorava Luigi. Anche lui era di un paesino sconosciuto in quella terra del sole, dove la vita era stata più o meno uguale. Strinsero amicizia parlando dei ricordi che erano incisi nelle loro memorie.
La reminiscenza può essere una cosa dolce, scoprì Luigi, ma è anche propensa a provocare delle illusioni. Dopo alcuni mesi, benché Luigi cercasse di dissuaderlo, il suo amico tornò al suo paese d’origine sull’onda dolorosa della nostalgia. Però, non avendo più trovato nessuno che conosceva al paese e senza una sua famiglia a Milano, l’uomo ritornò sì in città, ma dopo pochi mesi, non lo si vide più.
Luigi pensò che si fosse gettato in qualche fiume per sottrarsi dal mondo in cui non riusciva più a trovare consolazione, ma forse più semplicemente il suo cuore non aveva retto la scossa ricevuta nel tornare al paese, e un giorno fece il suo ultimo battito.

La perdita dell’amico a Luigi fece impressione, ma gli servì da esempio. A tutti i costi, Luigi non voleva fare la stessa fine, ma allo stesso tempo non poteva fare a meno del suo passato. Aveva cercato di integrarsi completamente alla sua nuova società, ma voleva anche conciliare questa nuova vita con quella dello scoglio in mezzo al mare. Il cigno maturo voleva razzolare, e tutti rimasero sorpresi il giorno che accadde.

Consapevolezza.1

 

Che si prenda atto
Luigi smise di piangere, smise di rimuginare le solite cose nel silenzio, smise di essere imbarazzato delle sue origini. Smise persino di voler tornare alla sua gioventù, avendo riconosciuto che non serviva a niente ambire al passato. Riconobbe che c’erano quelli che vedevano i problemi e ne parlavano soltanto, e quelli che ne prendevano atto per affrontarli. I problemi non si risolvono da soli, e sono solo quelli che si dedicano al miglioramento della situazione che riescono ad effettuare i cambiamenti.

Cominciò questa nuova trasformazione smettendo di censurare i varî detti popolari che sentiva spesso da bambino. Erano tutti nel dialetto del suo paese, e benché non riuscisse più a parlarlo con facilità, i detti gli venivano in mente come quelle calde brezze estive che lo facevano sorridere per la gioia di saper d’essere vivo. Sì, all’orecchio sembravano grezzi e franchi, talvolta anche bruschi e caustici, ma esprimevano delle verità eterne che nelle grandi città tante volte scompaiono nel vuoto dell’oblio.
Barbara non li capiva, ma Luigi era contento di spiegarglieli, e anche lei era disposta a capire meglio i luoghi e la cultura da cui proveniva suo marito. Durante la crisi di Luigi, Barbara si trovava spesso preoccupata, perché anche lei era divisa. Da piccola era sempre stata circondata da sentimenti scettici verso il meridione, ma in Luigi trovò una persona sincera a cui non importavano queste differenze e che si era dimostrato una persona perbene.
I pregiudizî non potevano essere tutti veri. In ogni caso quello stesso elemento esotico e diverso di Luigi tante volte la confondeva per il semplice fatto che la faceva pensare a una realtà lontana e antica, obsoleta e ormai incomprensibile. Anche in posti piccoli può esistere grandissima diversità.
Era per questa incertezza che non riusciva ad avvicinarsi al marito, ma decise di smettere anche lei di esitare – il problema non si sarebbe mai risolto da solo.

Durante le sere silenziose e solitarie, Luigi si dedicava a preparare tanti piatti umili del paese. Era un modo per rivivere la tradizione degli avi che avevano creato la cultura e la vita che una volta apparteneva anche a Luigi. Secondo lui, il cibo non era soltanto ciò di cui necessitava il corpo per nutrirsi; particolarmente nei confronti dei prossimi, rappresentava l’amore che portava soddisfazione e felicità alla famiglia – un sacrificio di tempo per il bene degli altri.
Le cene diventavano momenti di emozione e d’amore, a cui tutti contribuivano. Barbara era contenta di assistere alla rinascita di suo marito, e Peppe era contento che suo padre si fosse rallegrato. Non credeva, però, di tornare a quel paese, perché lì non aveva un legame, e non riusciva a lasciarci il cuore l’ultima volta che era andato con suo padre. La sua felicità era più per la possibilità di vedere suo padre sorridere che per la fierezza di venire da quella terra lontana. Si capisce – quella non era la sua terra, e aveva la sua vita a Milano.

Naturalmente, vedere un cigno che di solito si mostrava bello ed elegante cominciare a razzolare può sembrare fuori dal comune, ma riflettendoci è anche abbastanza comico.
Guardando oltre, però, si nota che il pulcino che ognuno era una volta non è mai scomparso. E finalmente, si poteva dire che i desiderî conflittuali della ‘zitella’ si erano realizzati nel suo piccolo Gigì.

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Il tramonto
A questo punto non c’è molto altro da aggiungere alla storia di Luigi, il ragazzo che si trovò diviso internamente tra il mondo del suo passato e quello della sua realtà milanese. Con la speranza di crearsi una nuova vita di successo, scoprì che qualche elemento della sua vita anteriore doveva essere sacrificata.

Una volta che si era accorto di non voler più lasciare la persona che era in passato, era troppo tardi per tornare. Avrebbe potuto scegliere di voltar le spalle ai suoi ricordi del passato, concentrandosi sulla vita che si era creato, e questo sarebbe stato un modo di risolvere il suo problema molto più facile da descrivere, semplice e, per fortuna – o purtroppo -, un metodo abbastanza comune.
Tra l’altro, come si è notato, questo metodo sarebbe stato troppo difficile e doloroso per Luigi, perciò non fu quella la sua scelta.

Essendo riuscito a conciliare la vita attuale con quella precedente, Luigi trascorse il resto della sua vita in letizia, circondato dalla sua famiglia.
A chi riesce a vivere avendo risolto il problema dello stato di scissione tanto comune, neanche la morte fa tanta paura, e fu così che Luigi morì – in pace.
A quel tempo aveva già due nipotini, uno che era riuscito a conoscere abbastanza bene, e una bambina che era ancora troppo piccola.
I nipotini sarebbero cresciuti con un certo rispetto per il nonno, ma il passar del tempo avrebbe sbiadito i ricordi. Non avrebbero mai capito le loro origini in quel paese sul mare che si allontanava da loro sempre di più, cadendo continuamente nell’oblio.
E quel paese, lontano e romito, non avrebbe mai dimenticato Luigi e la sua famiglia, ma per le poche cose che gli avrebbe potuto offrire e perché non venissero sprecati i suoi talenti, vide partire tantissimi dei suoi figli nelle notti solenni verso un mondo sconosciuto.
È ancora lì, quel paese, anche se Luigi non c’è più, ma non è lo stesso, ed anch’esso corre il rischio di essere scordato, perché fa fatica a sopravvivere nella memoria dei suoi abitanti, come il mare che si schianta ancora contro la costa frastagliata e porta via i bei sassolini levigati che i turisti raccolgono per mettere poi sulle loro mensole in alto come trofei.

Tramonto

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Prima foto della pagina: Paesaggio terrestre, di Bruno Greco

[Buongiorno, come mi devo chiamare? (4) – Fine]

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