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Musica: storia di un musicista (quasi) mancato

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di Silverio Guarino
Musica anni '60

 

Antefatto
Che emozione vedere e sentire piccoli abitanti dell’isola dedicarsi con passione alla musica!

Il fatto.
Come tutti i genitori ponzesi di una volta, mio padre avrebbe voluto che io suonassi il sassofono nella banda musicale dell’isola. Mio zio suonava il flicorno tenore, mio cugino la tromba. Solo che ero troppo piccolo e, oltretutto, ben presto avrei dovuto lasciare lo scoglio natio.

Le cose non cambiarono quando, a Sermoneta, mio padre mi presentò al maestro della banda di quel paese che, a sette anni circa, decise di darmi la prima decisiva occasione per mandare all’aria il sogno musicale. L’incubo era Pasquale Bona, sì, il famoso e temibile libro di solfeggio che bisognava studiare prima di iniziare a suonare qualunque strumento e che avrebbe schiantato una quercia.
Io subii lo stesso destino e, fino a 14 anni, la musica rimase nel limbo dei miei desideri.

Poi, un nuovo amore: il trombone. Cominciai così a frequentare la banda musicale di Latina e a fare le prove nei locali di Palazzo M, vicino casa mia. Il trombone era a pistoni, io avevo acquistato un bocchino e, con tanta passione (…e foga) studiavo finalmente uno strumento vero.

Schianto n° 2: una sera, dopo aver passato almeno due ore a suonare, torno a casa e mia madre mi fa notare che avevo due labbra da “baluba” e che forse era meglio se mi fossi dedicato ad un altro strumento.
Convinto dell’immanente e persistente inestetismo labiale al quale mi sarei dovuto sottoporre in caso di persistenza del trombone, mi dedicai alla chitarra.

Beatles. Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band. 1967

Imperversavano i Beatles e fu così che le lezioni di Julio Sagreras, con la guida di un maestro d’eccezione (Orazio Di Pietro, che suonava il “volo del calabrone” con la chitarra) accompagnarono gli anni del liceo, fino ad arrivare a formare un “complesso”, come si diceva allora, con amici e compagni di scuola.
Una chitarra elettrica, dapprima una Hofner, poi una Framus e, per ultima, una Gibson. Tutto il periodo dell’università fu un continuo suonare in tutti i locali di Latina e provincia. Pensate che d’estate, quando ero in vacanza a Ponza, partivo il fine settimana per andare a “suonare”.
Gli studi universitari si fecero duri e dovetti passare a suonare il “basso elettrico” che era un pochino meno complicato della chitarra (imperversavano i wow-wow e i distorsori). Avevo il basso Hofner a mezza cassa, come quello di Paul McCartney dei Beatles! Amplificatore organbass della Meazzi e poi FBT  100watt. Il complesso si sciolse, tutti seri professionisti, si continuò a suonare per hobby, campando di rendita. Ma ecco che a 40 anni ricompare il trombone, quello “a tiro”, o meglio “à coulisses” (Holton). Con i baffi si riduceva l’effetto “baluba” e rieccomi a studiare la musica, a solfeggiare e a leggere i chiave di basso e di violino e a stare in una “band”: 25 elementi, per lo più minorenni, tutti gasati a suonare gli “standard”, il rock e il blues e a fare serate.

In quella occasione, qualche timido approccio anche con la banda dell’isola e incontro con il maestro Cafolla. Solo che è difficile trovare 25 persone che facciano le prove e che vadano a suonare. Ritorno al basso elettrico; riscopro che alcuni dei “vecchi” compagni del complesso suonano ancora ed allora riprendiamo a suonare. jazz, musica leggera, musica brasiliana, musica insomma. Con questa formazione: chitarra elettrica, chitarra acustica, basso elettrico (io), batteria, flauto traverso. Solo che i bassi elettrici che ho: Fenderjazz (Los Angeles, California, 1976) pesa kg10.500 e il basso Yamaha (2008) acquistato per fare esercizi a casa, non pesa molto meno (kg 4.800). La mia schiena di sessantacinquenne comincia a reclamare. Ed ecco la soluzione: mio figlio mi ricorda il “vecchio” Hofner a mezza cassa di Paul; lo rimetto a nuovo e posso finalmente suonare con solo 700 g di peso attorno a me. Ho ripreso a studiare, vado di nuovo a lezione e sto imparando delle cose a dir poco meravigliose.

La musica è!
Si narra che Socrate, mentre si accingeva a bere la cicuta, causa della sua morte, si stava esercitando al flauto. Un suo discepolo gli chiese a cosa mai poteva servire il continuare a suonare.
La risposta fu: “Ma io questa composizione non l’ho ancora imparata!”

Neanche io.

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