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Il culto dei morti nel passato ponzese

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di Martina Carannante

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“La vita dei morti è riposta nel ricordo dei vivi”
Marco Tullio Cicerone

Qualche tempo fa, vedendo delle foto molto belle fatte alla Necropoli del Bagno Vecchio dal mio caro amico Luigi Vitiello, e anche ascoltando alcune “spiegazioni storiche” fornite dai barcaioli ai turisti durante il giro dell’isola, mi  è nata l’idea di una ricerca proprio su questo sito archeologico ponzese poco conosciuto.

In un periodo come questo, dove a Ponza bisogna cercare di morire il meno possibile per problemi relativi al luogo di sepoltura, è stato interessante scoprire come in passato era praticato il culto dei morti nella nostra isola. Ho scoperto che oltre ai due grandi siti, i ‘Guarini’ e il ‘Bagno Vecchio’, c’erano altri luoghi adibiti alla sepoltura in diverse località dell’isola. Io mi concentrerò sul quello del Bagno Vecchio e su qualche nozione comune.

Le due necropoli, seppur diverse tra loro nella struttura interna, hanno le loro radici riconducibili nelle esperienze di ambiente ellenistico documentate in area napoletana; se ellenistica appare la matrice architettonica, di ispirazione romana è l’apparato decorativo, oggi quasi tutto perduto.

Da alcuni disegni del Mattei si possono ammirare  questi siti quando versavano in condizioni migliori.

La Necropoli dei Guarini e quella del Bagno Vecchio hanno in comune:
– la presenza di tombe a camera scavate nel banco roccioso;
– lo snodarsi dalla sommità lungo i fianchi sud e sud-est dell’altura;
– l’orientamento, determinato dall’orografia dei luoghi che imponeva lo sfruttamento di terrazzamenti naturali e di pianori senza l’intervento di forzature artificiali.

Buona parte delle necropoli non è più visibile: nella zona Guarini a causa del crollo delle pareti rocciose del versante di Chiaia Di Luna; nella zona Bagno Vecchio per  parziale interramento e invasione da parte dalla vegetazione. In ogni caso, come per molti altri siti archeologici ponzesi, parti delle necropoli sono private.

Zona del Bagno Vecchio. Faraglioni del Calzone Muto e spiaggia del 'tortano'

Sulle pendici orientali del promontorio del Bagno Vecchio, di fronte al “Calzone Muto”, si colloca una necropoli di età romana in cui si possono individuare, nella  planimetria generale, quattro tombe. Il “Bagno vecchio” è così denominato per essere stato sede di reclusione (bagno penale) dei galeotti che, in epoca borbonica, lavoravano all’estrazione delle pietre da costruzione.

Tutte sono a camere scavate nella roccia, con loculi e nicchie posti su due livelli e presenti su tutte le pareti disponibili della tomba. La tomba 1, di forma quadrangolare, e la tomba 3, a forma di croce, sono orientate NE-SO; la tomba 2 è grande e a forma rettangolare con due bracci poco dopo l’ingresso. E’ mal conservata, ma nella parete di fondo  presenta alcune tracce di intonaco; la tomba 4 è ancora ben conservata e abbondanti sono le tracce di intonaco dipinto in vari punti.

Le necropoli furono utilizzate per un arco di tempo molto ampio;  in due delle tombe, la presenza di croci fa supporre che siano state utilizzate anche dai cristiani.

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La tomba meglio conservata. La croce è visibile sulla parte destra della foto

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Qui visibile il motivo ornamentale della conchiglia

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Necropoli del Bagno Vecchio: tutte le foto sono di Luigi Vitiello

 

Nel bel libro di Salvatore Perrotta “Isole da scoprire” (leggi qui), tra i vari itinerari turistici troviamo anche il sito del Bagno Vecchio:

 

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Nota.
Alcuni riferimenti sono da G. M. De Rossi nel libro “Le isole pontine attraverso i tempi (Guidotti Editore)

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