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Biologia – Ambiente e specie (3)

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di Adriano Madonna

solco di battente

per la parte 2 (leggi qui)

Il solco di battente

A livello del mesolitorale, quando l’onda si infrange su una parete verticale, si forma il cosiddetto “solco di battente”, che certamente tutti avete visto: è proprio quel solco, quell’intaglio più o meno profondo, quella cavità che l’onda forma “consumando” la roccia in tempi lunghissimi (tempi geologici). Ma ciò non avviene solo per azione meccanica, bensì anche per azione chimica: nell’interfaccia fra atmosfera e superficie acquea, infatti, il diossido di carbonio (CO2) forma con l’acqua acido carbonico (H2O + CO2 — H2CO3), un acido molto debole e instabile che agisce sul carbonato di calcio delle rocce e, nel tempo, lo solubilizza, contribuendo alla formazione del solco di battente.

solco di battente 2

Anche qui, a livello del piano mesolitorale, troviamo un tipo di vita estremamente specializzato, perché deve fronteggiare la forza delle onde, che tende a svellere e a distruggere qualunque cosa sia ancorata al substrato. Consideriamo che il mesolitorale è il piano costiero più tartassato, che può essere profondamente trasformato anche in seguito a una sola, forte mareggiata, poiché gli agenti distruttivi della linea di costa sono incredibilmente potenti. Tanto per dirne una, può accadere che dell’aria venga compressa a fortissima pressione in una cavità della roccia da un’onda di tempesta e la faccia esplodere. Cose come queste non avvengono con frequenza, specialmente in Mediterraneo, poiché le onde non sono tanto potenti. In Atlantico, invece, sulla costa portoghese di Nazarè, nell’isola di Berlenga Grande e alle Azzorre, ho visto montagne d’acqua schiantarsi contro la roccia, emettendo boati assordanti, con un immenso impatto dirompente, tant’è che a Ponta Delgada, nell’isola di Sao Miguel, proteggono il litorale con particolari frangiflutti che smorzano l’immensa energia delle onde.

La fauna tipica del mesolitorale è costituita da una discreta biodiversità, fra organismi vegetali e animali. Per quanto riguarda la flora, troviamo alcune specie di alghe rosse, fra cui è molto comune, specialmente nel meridione d’Italia, il Litophillum lichenoides.

litophillum lichenoides

Sul mesolitorale troviamo ancora il granchio corridore, una specie che si adatta con facilità all’ambiente acqueo così come a quello solo umido del sopralitorale. Un altro granchio, abitante tipico del mesolitorale, è il favollo (Eriphia spinifrons o verrucosa), certamente meno dinamico del corridore: infatti, sia durante la bassa marea sia durante l’alta marea, resta nella sua tana e raramente si mostra completamente scoperto. Il suo carapace è forte e compatto, a volte marrone a volte nero, con ispide e corte setole. Durante la bassa marea, il favollo, nella sua tana bagnata e in ombra, attende tranquillamente il nuovo flusso.

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Presenza tipica del mesolitorale sono anche i mitili, che, ancorati con il forte bisso al substrato, non temono il moto ondoso. Accanto ai mitili, l’alga verde lattuga di mare (Ulva rigida), ben conosciuta da alcuni buongustai: sono ottime, infatti, le frittelle di lattuga di mare!

alga verde o lattuga di mare
Tipica del mesolitorale è l’attinia equina (Actinia equina), che, quando è immersa (alta marea), si apre ed estroflette una corona di tentacoli, mentre, quando resta all’asciutto durante la fase di riflusso, si chiude e assume, grazie anche al colore rosso acceso, l’aspetto di un pomodoro, che le vale il nome comune di pomodoro di mare. Chiudendosi, ingloba una certa quantità d’acqua che ne assicura la sopravivenza fino alla successiva alta marea. Inoltre, l’acqua trasuda all’esterno, evapora e abbassa il livello di temperatura, proteggendo l’attinia dalla calura estiva.

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Nel cosiddetto “sottobosco”, ovvero nel substrato nascosto, nell’intrico del bisso dei mitili e fra i talli delle alghe, c’è una numerosa fauna minuscola, costituta da piccolissimi crostacei (di solito, nel tallo veliforme della lattuga di mare si trovano gamberi microscopici), polichetti (vermi), briozoi ecc.

Il mesolitorale delle coste sabbiose, a differenza del substrato roccioso, presenta un’endofauna praticamente nulla. In superficie, invece, troviamo alcuni esponenti della fauna delle terre emerse, fra cui alcune specie di insetti.

Il piano infralitorale

Il piano infralitorale inizia dal margine basso del mesolitorale e si estende fino a quella profondità nota come “profondità di compensazione”, dove i processi di produzione fotosintetica eguagliano quelli di respirazione. Sappiamo, infatti, che la fotosintesi è generata dalla luce e che questa diminuisce procedendo dalla superficie verso il fondo, quindi, il prodotto fotosintetico è sempre minore, fino a che, alla profondità di compensazione, eguaglia quello della respirazione (ricordiamo che la respirazione è il processo inverso della fotosintesi: durante la fotosintesi, la pianta produce glucosio e ossigeno da anidride carbonica e acqua; in seguito, durante la respirazione, da glucosio e ossigeno si ricostituiscono anidride carbonica e acqua). La profondità di compensazione coincide con il margine superiore della prateria di posidonia.
A livello di mesolitorale, sia i fondi sedimentosi sia quelli rocciosi mostrano una ricca biodiversità. I fondi molli, in particolare quelli colonizzati dalla posidonia, presentano un’endofauna costituita da molluschi bivalvi come il tartufo di mare (Venus verrucosa), il riccio spatango (Echinocardium mediterraeum), echinoide del gruppo degli irregularia, i bivalvi Acanthocardia tuberculata e Chamelea gallina (una delle diverse specie vongole), oltre a una vasta varietà di policheti, organismi onnipresenti nel sedimento, un po’ a tutte le profondità.

venus verrucosa o tartufo di mare

acanthocardia-tuberculata

Chamelea gallina

 Anche i fondi molli “nudi”, cioè non colonizzati da posidonia o altra flora marina, come la Cimodocea nodosa, ospitano una discreta varietà di specie, fra cui i cannolicchi Ensis sp., le prelibate telline (Donax trunculus) e i soliti policheti.

 Cymodocea nodosa

Una biodiversità ancora più ricca si trova sul piano circalitorale con substrato roccioso, fra cui alghe del genere Cystoseira. Altre alghe, una grande varietà, grazie alla presenza di luce ancora abbondante, si trovano negli strati più profondi del piano infralitorale, che termina a livello del margine inferiore della prateria di posidonia.

Le comunità di organismi animali del piano infralitorale con fondo duro sono quelle che osserviamo durante le nostre escursioni subacquee in bassofondo o durante lo snorkeling. Numerosi sono i pesci, la cui maggior parte presenta la caratteristica di essere euritermi, cioè di sopportare con facilità ampie escursioni di temperatura: infatti, le specie del bassofondo sono esposte ai forti passaggi di temperatura fra estate e inverno, trovandosi in quella fascia d’acqua definita “strato mescolato” (mescolato dalle onde) e, quindi, fortemente influenzata dalla temperatura esterna.
Nel piano infralitorale troviamo anche pesci stenotermi, cioè adattati a un livello di temperatura costante, ma, al sopraggiungere dell’inverno, questi pesci migrano verso profondità maggiori, lontane dallo strato di mescolamento, dove la temperatura è più alta e più stabile.

Il piano circalitorale

Dal margine inferiore della prateria di posidonia fino al limite della platea continentale, quindi là dove inizia la scarpata continentale, si estende il piano circalitorale. Siamo già a profondità discrete: quaggiù la luce è diminuita considerevolmente, così come l’intensità degli idrodinamismi. Siamo nel regno delle gorgonie rosse.

gorgonie rosse

L’aspetto ambientale più importante del circalitorale è quello della biocostruzioine: qui, infatti, osserviamo la deposizione di calcare da parte di quegli organismi che riescono sintetizzarlo per costruire un substrato particolare: il coralligeno. Un substrato di coralligeno ha origine così: in un primo momento si forma uno strato costituito da alghe incrostanti e altri organismi sessili, come briozoi e spugne. Su questo primo strato se ne insedia un altro formato da forme arborescenti, come le gorgonie. E’ tipica del substrato coralligeno la presenza di alghe calcaree, con il tallo impregnato di carbonato di calcio, rigido e fragile. Una delle alghe calcaree più note è lo Pseudolitophillum expansum, conformato a lamine tondeggianti, di colore rosso bruno.

 

Fra gli abitanti del circalitorale non potevano mancare gli onnipresenti policheti, questa volta “sotto forma” di splendidi spirografi e di organismi tubicoli più piccoli, come il fiocco bianco (Protula tubularia).

protula tubularia o fiocco bianco
E’ notevole il sucesso dei policheti, un philum numerosissimo, che riescono a colonizzare ogni tipo di substrato grazie alle loro speciali capacità di adattamento e a un piede specializzato in funzione della diversa natura del substrato. I policheti, quindi, possono trovarsi sia su fondi duri sia sopra o dentro (endofauna) fondi molli.
Le alghe, tranne quelle calcaree, nel circalitorale sono poche, poiché la luce è scarsa e le possibilità di fotosintesi sono molto limitate. I fondi molli del circalitorale sono costituiti da fanghi, poiché, a queste profondità, gli idrodinamismi sono molto deboli e le leggerissime particelle di fango riescono a depositarsi sul fondo.

 Biologia – Ambiente e specie (fine)

Dott. Adriano Madonna, Biologo Marino, ECLab Laboratorio di Endocrinologia Comparata, Università di Napoli “Federico II”

Bibliografia

G, Cognetti, M. Sarà, G. Magazzù – Biologia Marina – Calderini;
O. Mangoni – Lezioni di Biologia Marina – Università di Napoli Federico II;
G.D. Ardizzone – Introduzione alla Ecologia Marina – Università di Roma La Sapienza;
D.E. McCauley – Genetic Consequence of Local Population Extinction and Recolonization – Trends Ecol. Evolut.;
A. Madonna – Colori in Fondo al Mare – Edizioni Caramanica;
A. Madonna – Mare in Tasca – Ireco;
L.M. Valiante – Lezioni di Produzioni Marine e Ambiente – Università di Napoli Federico II.

 

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