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Usucapione: chi era costui?

di Silverio Guarino

 

Qualche mattina fa, in ambulatorio, un paziente che si era ricordato del mio onomastico, mentre mi faceva gli auguri di rito, mi raccontava che, nel passato aveva avuto una occasione (per sua fortuna non andata a buon fine) di acquistare da un ponzese una abitazione: “…sa, era una grotta, di cui il proprietario si era impossessato per usucapione e dalla quale aveva ricavato tre appartamenti, di cui uno in vendita…”.

 

Usucapione: mi è tornata in mente questa parola (dopo che me ne era venuta in mente anche quell’altra, molto nota agli abitanti dello scoglio, vale a dire “abuso”) e mi sono chiesto ancora una volta se, nel 2014 esistano ancora delle persone che si approprino (con tanto di storia del diritto romano e del codice “civile” art. 1158 e seguenti) di cose che non appartengano loro.

 

Forse che i maestri di scuola di Ponza, passati, presenti e futuri, abbiano iniziato o inizino il loro insegnamento alle future generazioni iniziando dalla lettera “u”, come “usucapione”, mantenendo sempre a mente che la prima lettera dell’alfabeto rimane la “a”, come “abuso”?

 

La meditazione che si innesca potrebbe essere che noi, di nostro, abbiamo solo la nostra vita e che, quando non ci saremo più, le nostre “proprietà” (che non potremo portare nello “scutillo” o “tauto”) serviranno solo a distruggere le famiglie per l’avidità correlata all’eredità e a fare arricchire gli azzeccagarbugli di turno.

 

Alberto Sordi in L'avaro di Tonino Cervi [1]

 

Alberto Sordi in L’avaro (fa Molière) un film del 1990, diretto da Tonino Cervi

 

 

Usucapione. Definizione da Wikipedia (NdR).
Il codice civile intende per usucapione il modo di acquisizione della proprietà a seguito del possesso pacifico, non violento e ininterrotto di un bene mobile o immobile per un periodo temporale di almeno vent’anni. Trascorso il periodo, il giudice adito accerta l’effettivo possesso del bene e decreta il passaggio della proprietà.

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