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Le cose belle

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proposto da Rosanna Conte
Le cose belle. Locandina

 

Affrontare un caldo pomeriggio estivo in città, per quanto la città sia Napoli, non è piacevole, specie di sabato pomeriggio.
Manca anche la voglia di decidere cosa fare, specie se i soliti amici sono sparpagliati e si è fuori dalla routine organizzativa invernale.

Non volendo cedere alla pigrizia ho pensato che andare al cinema mi avrebbe consentito di stare al fresco e di gustare un po’ di cultura. Non essendo particolarmente informata su quanto sta in giro nelle sale (di solito in questo periodo non c’è granché) mi sono rivolta al mio critico di fiducia che, senza esitazione, mi ha suggerito film e cinema: “Le cose belle” al Modernissimo.

Per la verità voleva anche procedere con le sue solite spiegazioni-critiche, ma l’ho interrotto subito ed è riuscito solo a dirmi che si trattava di un documentario che aveva ricevuto diversi premi.

La sala era piuttosto vuota, come lo è normalmente in un sabato pomeriggio estivo, la proiezione era appena iniziata ed io sono stata subito trascinata… nelle storie, ben 4, e non ne sono uscita nemmeno al termine della proiezione né quando si sono accese le luci in sala, né all’esterno del cinema.

“Le cose belle” è un film documentario di  Agostino Ferrante e Giovanni Piperno finito nel 2012, ed entrato nelle sale cinematografiche proprio in questi giorni corredato da una serie di premi e riconoscimenti.

Guarda qui il trailer del film

 

E’ un’opera particolare iniziata nel 1999 con un progetto per RAI 3  che doveva cogliere le aspettative emblematiche di adolescenti napoletani e presentata già allora come indagine fra i giovani. Furono selezionati su una marea di ragazzini solo quattro, Adele, Enzo, Silvana e Fabio, appartenenti alle classi emarginate o comunque periferiche della città e fu prodotto il documentario “Intervista alla madre”

Di cosa parla?

Di dodici anni di vita dei quattro adolescenti napoletani.
Ripresi nei loro sogni e nelle loro aspirazioni nel 1999, li ritroviamo cresciuti nel 2012 e vediamo cosa ne è stato di loro.
Non sembra forse una grande novità, ma ci sono degli aspetti  che invece rendono particolare questo documentario.

Intanto gli attori della pellicola sono realmente le persone di cui si racconta: Adele Serra, Silvana Sorbetti, Enzo Della Volpe e Fabio Rippa. Li vediamo prima ragazzini, con i loro desideri proiettati verso il futuro, e poi, da giovani adulti, nella loro reale situazione di vita con le delusioni, i ripiegamenti, la voglia di lottare o la rassegnazione.

La prima parte è stata estrapolata dal documentario che gli stessi registi avevano prodotto  nel 1999 per RAI 3.

Ferrante e Piperno ne hanno ripreso delle scene che potessero innestarsi sulla seconda parte e l’hanno fatto con bravura e maestria.

I quattro ragazzini di allora, sicuri davanti alla telecamera, la fissano nel descrivere i loro sogni e le loro aspirazioni – le cose belle – e la fanno guardare ai loro genitori e fratelli quando li intervistano. Da questi riquadri di vita viene fuori grande spontaneità e forza; i loro sguardi verso il futuro rimandano serenità e fiducia.

Dodici anni dopo, nello scontro quotidiano con la vita, i loro sguardi hanno perso quella carica che dà forza emotiva ai pensieri e alle azioni

La mano dei registi, qui, non ricalca l’evidente realtà con la tecnica documentarista, ma sceglie di mediare attraverso la narrazione, intercalata da richiami alla vita precedente tratti dalla prima parte.

E’ un documentario veramente poetico, di quella poesia  che non vuole dipingere di rosa il mondo, ma vuole cogliere l’arcobaleno dei colori che adolescenti napoletani di fine ‘900 riescono a dare alla vita e la sua dissoluzione.

Hanno alle spalle famiglie diverse – ancora strutturate quelle dei maschi, già piuttosto sfasciate quelle delle due ragazze – ma tutti e quattro collaborano per il mantenimento e/o la conduzione della famiglia. I loro sono desideri semplici che contemplano una vita normale: sanno già che non si arricchiranno, ma hanno ancora speranza di vivere diversamente, dando corpo ai loro sogni. Stiamo nel periodo del pieno del Rinascimento napoletano dell’era di Bassolino, eppure uno dei ragazzini avverte che c’è qualcosa che non va ed avanza la critica di un’assenza di politica per i giovani, preconizzando la fine di quel periodo che sembrava magico.

In realtà, le storie dei quattro protagonisti possono parafrasare la vicenda dell’ultimo miracolo napoletano che, dal culmine delle speranze degli anni ’90, si è dissolto, nel decennio successivo, nel grave problema dei rifiuti che hanno sommerso la città.

E’ stato corroborante per il corpo e per lo spirito vedere quest’opera interessante nei contenuti, accattivante nella forma, vivace nella sua proposizione, intelligente nell’ideazione e realizzazione.

Il brevissimo incontro, al termine della proiezione, con il regista Piperno e due dei protagonisti, Enzo e Silvana, è stato particolare.
Avere davanti un personaggio del film in carne ed ossa con la sua storia e la sua vita reale, piena ancora di incertezza per il futuro crea una situazione anomala.
All’attore si chiede che rapporto ha avuto col personaggio, quali difficoltà ha incontrato nell’interpretarlo e via così, ma ad Enzo e Silvana cosa si poteva chiedere?

Ambedue non avevano il ruolo dell’attore né si sentivano tali: erano solo testimoni di se stessi e cosa abbiano provato nel vedersi oggettivati nel film non costituiva il centro dei loro interessi.

 

Le cose belle

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