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I 25 anni di Oriana a Ponza

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di Rosanna Conte
Oriana. Esterno

 

Il 15 giugno 1989 Oriana e Paolo aprivano il loro negozio di parrucchiere qui a Ponza, giù alle banchine, dove sono rimasti fino allo scorso anno.
Sono passati 25 anni ed è forse il momento di tirare le somme, perciò sono andata a fare una chiacchierata con loro.
R.C.

 

Paolo ha piacere a risalire indietro nel tempo quando, intorno al 1982-83, venne a lavorare con Luciano Beniani, di cui era amico e compaesano (il loro paese è Matelice , in provincia di Macerata), che aveva avviato la discoteca al Covo nord-est. Oriana, che lavorava in inverno nel paese di origine e in estate Senigallia, venne a trovarlo nel periodo di vacanza, e da allora, per diversi anni, ogni volta che vedeva Ponza, pensava che sarebbe stato bello viverci sempre.

Ambedue fanno emergere dai loro discorsi l’innamoramento per la nostra isola: il primo, con lo spirito critico di chi vede perdersi un capolavoro della natura, la seconda con parole attinte alla sfera del sentimento e gli occhi perduti in un incanto.

La svolta arriva improvvisa e colta al volo, nel 1989, quando il 25 aprile di quell’anno, Oriana, arrivata a Ponza con l’intenzione di chiedere alla parrucchiera romana che apriva solo in estate a S. Antonio di poter lavorare con lei aprendo anche d’inverno, trova che ha chiuso.

In un battibaleno, senza nemmeno rifletterci sù, con Paolo va al Comune a chiedere di rilevare la licenza di quella attività e l’ottiene; ma bisogna trovare un locale, perché quello della parrucchiera romana non è più disponibile. Paolo si fa in quattro e, con l’aiuto di Mario Feola, individua un negozietto giù alle banchine, contatta telefonicamente il proprietario che vive ad Udine e, in pochi giorni ottiene l’appuntamento per firmare il contratto di affitto a Fiumicino, in aeroporto.

E’ fatta. Comincia l’avventura: attrezzato e arredato il negozietto, il 15 giugno del 1989 c’è l’apertura con inaugurazione.

 

Ma, in 25 anni, che cambiamenti ci sono stati?
Oriana risponde che ce sono stati tanti e, purtroppo, in negativo.

La prima riflessione è che l’isola ha perso il suo aspetto “selvaggio”, cioè quella semplicità di vita così lontana dalla città che emana un suo fascino e fa accettare anche l’assenza delle comodità e dei divertimenti che ci sono normalmente in ogni cittadina.

Allora c’era anche vita invernale a Ponza: se si usciva di sera, in pieno inverno, comunque trovavi persone al bar e per strada; la gente si organizzava e c’erano diversi negozi aperti. Oggi non c’è nulla, nemmeno per i ragazzi e per loro bisognerebbe fare qualcosa: – “Adesso hanno messo il nuovo indirizzo turistico per la scuola, speriamo…”.
Col tempo e l’incremento del turismo l’anima del ponzese è cambiata: “Non si guarda più intorno, basta che affitta” e pensa solo ad incamerare guadagni senza valutare se e quanto possa migliorare la comunità”.

Paolo non riesce a non intervenire in questo discorso. E’ vero che è cambiata tutta la società ed il consumismo ha soffocato la capacità di godere delle cose semplici come una volta per cui la gente sceglie di andare a Formia o altrove d’inverno, ma non si fa nulla per far restare la gente sull’isola nel periodo invernale. Così l’isola sta morendo! – “Speriamo che l’indirizzo turistico della scuola possa favorire la scelta di restare qui!”.

Ma non è solo questo! Fra i ponzesi prevale un egoismo piuttosto cieco che, non solo non consente di lavorare in maniera cooperativa, ma non fa nemmeno progettare una qualità dei servizi di buon livello. E fa il confronto con Capri, la cui bellezza non è certamente equiparabile a quella di Ponza, ma che attira tanto turismo di alto livello, italiano e straniero, proprio per la sua organizzazione e la qualità dell’offerta: – ”Ponza è una Ferrari con pessimi piloti!”.

Paolo parla con rammarico della perduta genuinità del ponzese e, a scanso di equivoci, sottolinea che ringrazia i ponzesi di aver accolto lui ed Oriana, di averli fatti sentire parte della comunità, insomma di averli accettati. Oggi ambedue dicono che non lascerebbero mai Ponza.
Nel 2000 hanno aperto un altro negozio su nelle Marche ed è Paolo a gestirlo, così per rivedersi ogni tanto è Oriana a salire o Paolo a scendere.

Oriana e Paolo

Oriana e Paolo all’interno del laboratorio

Da un anno e mezzo la loro attività si è spostata dalle banchine a Giancos. La clientela si è un po’ ampliata, perché vengono anche le signore di S. Maria che trovavano faticoso arrivare giù alle banchine.
Alla domanda se d’estate, con la piazzetta molto frequentata ci sia anche maggiore affluenza di clienti, Oriana risponde che d’estate il marciapiede diventa problematico per la presenza dei giochi gonfiabili. Occupano tutto lo spazio del marciapiede e le persone sono costrette a camminare in strada – e spesso sono mamme con passeggini. Il rumore è continuo ed assordante e ricorda che lo scorso anno i ragazzi che tornavano dalla discoteca, trovando incustoditi alcuni giochi ne approfittavano, così che i rumori continuavano anche di notte, fin quando non è stato messo il guardiano notturno.
Oriana ritiene che i gonfiabili non siano adatti a Ponza: lo scorso anno erano frequentati in gran parte solo da turisti ed erano quasi sempre vuoti.
Paolo dice che probabilmente dovrebbero posizionarli altrove. Del resto sul marciapiede c’è anche il palco “per carità, va benissimo che ci siano spettacoli in estate, ma c’è un sovraffollamento sul marciapiede che toglie spazio ai bambini e ragazzini che giocano coi pattini, col pallone..”

Lo scorso anno ci sono state molte lamentele e a Ponza, in genere, la gente si lamenta ma non fa nulla. Questa volta, invece, è stato preparato un ricorso che ha firmato anche Oriana perché si eviti una situazione simile a quella dello scorso anno.

Paolo dice che è un fatto d’immagine: qui c’è il mare, non è come a Riccione dove sulla spiaggia si sfoggia un look da mare ed il bagno si va a fare in piscina. “Qual è la consonanza? Si ha l’impressione che, qui a Ponza, chi fa turismo non abbia le idee chiare sull’immagine che bisogna dare dell’isola …” Per creare il salotto bisogna fermarsi a riflettere principalmente sulla tipologia di servizi. Certo non vanno trascurati i bambini e probabilmente possiamo anche dare loro i gonfiabili, posizionandoli nel posto giusto, ma non dimentichiamo che mancano quei piccoli servizi che contribuiscono a fissare nella memoria del turista la piacevolezza del proprio viaggio a Ponza.

Può sembrare un’inezia, ma far trovare qualcosa di caldo da mangiare alle 4 di mattina, dopo la discoteca, rende più felici le persone, oltre che rendere più cordiale l’immagine del ponzese, e questo è un servizio

“Per fare turismo ci vuole l’imprenditore.. qui ….A volte arrivano dalla città delle persone che dicono abbiano la patente di imprenditori, ma che poi, messi qui, pare che non sappiano guidare”

A Paolo piace parlare di queste tematiche, le avverte molto e le proietta anche a livello nazionale giungendo ad esclamare che “L’Italia avrebbe potuto essere la Florida dell’Europa e invece….!!!” Poi, oggi c’è pure la crisi!

Qui, a Ponza, è la guerra dei poveri e, invece, occorrerebbe una collaborazione nell’organizzazione che preveda la correttezza e il mantenimento dei livelli di qualità dei partecipanti, anche a costi più contenuti.

Oriana fa l’esempio di Frontone unica spiaggia accessibile e ormai privata di tutto; le faccio notare che adesso saranno impiantati i servizi igienici e i distributori dell’acqua, e ci sarà anche qualcuno che fornirà ombrelloni e sdraio. “Menomale, almeno questo… Chiaia di Luna è chiusa e non si sa perché… l’hanno massacrata, l’hanno massacrata. Io quando vedevo quelli con quei trapani…..”

Parla di Ponza come di un corpo vivo.
…E nonostante i cambiamenti negativi, quanto amore per Ponza!

Auguri, Oriana, a te e a Paolo: la vostra avventura ci racconta una storia che vorremmo si ripetesse ancora.

 

 

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