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Andar per mare?

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di Tano Pirrone

 

Ospitiamo una poesia di Tano, densa di parole desuete e immagini aspre, come la terra che l’ha generata.
La Redazione

Saline

 

Un contadino siculo
che nel suo stemma
ha una vanga che scava in campo altrui,
l’unica acqua che sopporta è quella
che nelle saie, scorre, di notte,
e si riversa nelle caselle,
splendidi artigianali piatti di portata
di multichiomati aranci tarocco.

E il profumo dell’acqua bevuta dalle screpolature della terra riarsa
è profumo intenso,
d’incenso e zolfo.

In alcune notti di luna piena si odono ululati umani
e si sa che qualcuno fra gli aranci,
mentre l’acqua ingorga il corpo asciutto della terra,
la possiede e l’insemina.

Aranceti. Notte 

Nota
Saia è il « canale, canaletto dove scorre l’acqua per l’irrigazione della terra» (saqija); può essere in muratura per spostare l’acqua dal pozzo all’appezzamento interessato; poi l’acqua è fatta uscire da un chiusino (zappeddu). In terra l’acqua viaggia in canali (anche questi “saie”) e con estrema ripetuta bravura è dirottata nelle “caselle”, conche con argini di terra per contenere l’acqua che serve alle piante (1 o 2) racchiuse nella casella; gli argini, sono poi riaperti a colpi di zappa dal contadino, che una volta che l’acqua necessaria si è immessa nella casella, la richiude e manda avanti l’acqua verso un’altra casella.

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