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Camilla Ravera a Ponza (1)

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di Rosanna Conte

 

Dalla nave in arrivo avevo ammirato la bellezza di Ponza: sul mare azzurrissimo, e qua e là disteso in limpide trasparenze verdi, le rive granitiche dell’isola si levavano alte, ripide, variamente colorate e ornate, nelle insenature, da monumentali faraglioni. Non si scorgevano alberi. La terra, fra quei graniti, doveva essere scarsa. E scarsa la vidi poi realmente: non nutriva alberi a tronco, ma agavi alte, siepi di fichi d’India e piccoli orti di erbe e basse pianticelle, nel calore estivo in gran parte disseccate.

Coste di Ponza

Nel giugno del 1937, a ridosso della festa di S. Silverio, arriva a Ponza la confinata politica Camilla Ravera
E’ una donna  minuta, fragile e, a vederla, non  avresti pensato che fosse un pericolo per il regime fascista.
Ed invece, ricercata per anni, dal 30 dicembre del 1922, viene arrestata il 10 luglio del 1930 e il Tribunale speciale la condanna a 15 anni di carcere per la ricostituzione del Partito comunista ed agitazione contro il regime.
Dopo 6 anni di carcere a Trani, è mandata al confino a Montalbano Jonico, poi trasferita a San Giorgio Lucano e infine a Ponza.
Ma questa esile donna è davvero così pericolosa?

Carcere femminile di Trani

 

Il carcere femminile di Trani

Per sommi capi possiamo dire che Camilla Ravera, iscritta al Partito socialista dal 1917, con la scissione di Livorno del 1921 aveva fondato, insieme a Bordiga, Gramsci, Togliatti, Terracini e tanti altri, il Partito Comunista d’Italia.

Bordiga

Amadeo Bordiga

Nel marzo del 1923 era diventata membro del Comitato Centrale del partito e lo aveva diretto dal 1926 al 1928 quando, unica dell’ufficio di segreteria rimasta libera, con l’aiuto di due compagni, aveva organizzato tutte le attività che il partito svolgeva in clandestinità e aveva preso le decisioni sul come proseguire la lotta antifascista.

Ricordiamo che con le leggi fascistissime del 1926 erano stati dichiarati fuori legge tutti i partiti e i sindacati, ed erano stati istituiti il tribunale speciale ed il confino politico.
Il Partito comunista fu l’unico a sopravvivere  in Italia, clandestinamente, perché i suoi dirigenti ebbero la lungimiranza di creare strutture clandestine parallele prima, quando era ancora legale, e Camilla Ravera aveva contribuito a ciò col suo intenso lavoro e la sua capacità organizzativa, sostenuta da una forte tensione intellettuale.
Era, quindi, davvero pericolosa per il regime fascista che stava fondando uno stato totalitario e non poteva accettare nessuna voce interna dissidente.

Ma quale percorso aveva fatto Camilla Ravera per giungere ad essere una donna dirigente di un partito e per giunta clandestino?

Camilla Ravera.1

 

Camilla Ravera.2

 

Camilla Ravera.3

Immagini di Camilla Ravera in tre diverse stagioni della vita

Camilla era nata nel 1899 ad Acqui Terme (Al) in una famiglia numerosa dove c’era una vita intellettuale attiva che favoriva lo sviluppo delle capacità critiche e l’autonomia di pensiero.
Suo padre l’aveva guidata verso  lo studio della storia e del pensiero di Marx, interessi che l’accompagnarono per tutta la vita.
Aveva vinto il concorso magistrale nel 1914 e si era iscritta al Magistero; tuttavia lasciò il suo lavoro di maestra elementare, che pur amava, per dedicarsi completamente alla politica.
Camilla fece le sue scelte in momenti difficili.

Torino, la città italiana più importante dal punto di vista industriale, negli anni 1917-18, fu teatro di grandi manifestazioni delle donne contro i bassi salari, il carovita e la guerra. La reazione del governo fu di dichiarare la città “zona di guerra”, con tutti gli obblighi e le limitazioni per gli abitanti connessi a questo stato, ed i capi del Partito socialista, ritenuti responsabili di tutto, furono arrestati. Bene, fu proprio in questi momenti che Camilla decise di iscriversi al Partito Socialista: richiesta fatta nel 1917 e tessera ottenuta agli inizi del 1918.

Antonio Gramsci

 

Antonio Gramsci

Umberto Terracini

Umberto Terracini

A Torino c’erano anche studenti come Gramsci e Terracini che elaboravano l’analisi di quanto succedeva e si rendevano conto dello scontro che andava delineandosi. Camilla  li frequentava, ammirata dalla limpidezza di pensiero di Gramsci, dai suoi discorsi mai generici o astratti sempre collegati alla realtà del momento, e dalle capacità di Terracini espresse in discorsi acuti e brillanti.
Ben presto Gramsci, che nei suoi articoli sul Grido del popolo e sul settimanale Ordine Nuovo cominciò ad emergere per lo spessore della personalità e la forza  e lucidità delle  idee, divenne la figura fondamentale di riferimento per lei.

Ascoltarlo, discutere, relazionarsi con lui, fu per Camilla scuola di tensione morale e passione rivoluzionaria, sempre concretamente vissute in connessione con quanto accadeva. L’insegnamento e le  idee  di Gramsci erano pieni di vita, agli antipodi della generica predicazione, da vecchio socialista, diffusa  fra i dirigenti del partito, e intorno ad Ordine Nuovo si formò il gruppo di giovani (oltre al fondatore Gramsci, c’erano Tasca, Terracini, Scoccimarro) che avrebbe costituito il nucleo del futuro Partito Comunista.

Con queste personalità Camilla Ravera lavorò e visse le vicende del biennio rosso (1919-1920) con il successivo dilagare delle squadre fasciste, sovvenzionate dagli industriali e armate dagli agrari, che assalivano e incendiavano le sedi dei partiti e del sindacato, e aggredivano, a volte mortalmente, operai, sindacalisti, o incolpevoli passanti coinvolti.

E quando, il 21 gennaio 1921, a Livorno durante il XVII congresso del partito socialista, avvenne la scissione che portò alla nascita del PCd’I, Camilla Ravera che ne faceva parte, si trovò in un partito costretto in breve tempo a trasformare i suoi gruppi in distaccamenti per la guerriglia, con l’occupazione delle fabbriche a Torino (organizzata con turni, staffette, ruolini da conservare ecc) ed il presidio di guardie rosse alle sede del giornale Ordine Nuovo, di cui Camilla curava la rubrica  La tribuna delle donne. Assunse subito la guida dell’organizzazione femminile del partito fondando anche il periodico La Compagna.

 

[Camilla Ravera a Ponza. (1) – Continua]

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