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Il turismo a Ponza. Il commento di Polina

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di Polina Ambrosino
Cartolina di Ponza degli anni '80

 

Durante il boom degli anni ’80, quando Ponza era ancora un’isola poco patinata ma molto amata da un turista maturo in cerca di cose vere, il turismo aveva preso una buona piega. Si affittava per periodi lunghi, i prezzi erano equi, non c’erano i pontili, non c’erano tantissimi noleggi-barca, le spiagge erano tutte libere, non c’erano vincoli nè pericoli di frane in ogni dove. Il ponzese, spartano e ‘casereccio’, lavorava molto. Per entrare nei bar del porto nelle sere di luglio e agosto, si faceva la fila sul muretto. Sembra incredibile ma è cosi.
Cosa è successo dopo?
Dopo, il ponzese si è evoluto: ha iniziato a migliorare l’ospitalità (le belle case a cupola ridotte a loculi per farne monolocali), alzando subito i prezzi e di pari passo sono andate le compagnie di navigazione, consce che pur di venire, i turisti avrebbero pagato biglietti da strozzinaggio. Ancora si lavorava benone negli anni 90, ma già il turista restava meno… non più mesi ma settimane.
Intanto il ponzese che aveva guadagnato bene, cosa ha fatto?
Ha investito nell’isola? Ha realizzato palestre, saloni di bellezza o altro? Niente affatto! …anzi, chi aveva delle proprietà ha iniziato a venderle, visto come erano quotate… e ha comprato a Formia! Gesù, a Formia di doveva avere casa… Che facimme guadagnà sule l’alberghe!?
Comprando casa a Formia qualcuno vi si è preso la residenza, per evitare tasse troppo alte. Non si partiva più solo per necessità sanitarie o di studio, ma si trasferivano di solito mamma e prole. Stranamente però, l’avere casa a Formia non ha fatto aumentare il numero dei laureati ponzesi che, invece, ebbe il suo picco negli anni peggiori per gli studenti isolani, quando cioè i genitori li mandavano alle superiori e all’università con budget risicatissimi e la minaccia: “si viene bocciate t’aspetta à cautarella, o “à cazette”, se eri una ragazza.
Dunque, negli anni ’90 il ponzese ha investito a Formia, vi si è trasferito, ha dimezzato il numero degli studenti a Ponza, ha dimezzato i clienti dei negozi che hanno iniziato a chiudere, e Ponza ha iniziato a morire di deperimento organico (di fame endogena).
E’ sorto cosi il semi-villaggio vacanze aperto da maggio a settembre.
Ma sembrava funzionare! che meraviglia: lavorare due mesi e mezzo e camparne dodici!

Poi arrivò l’euro. L’euro, con quei numeri semplici e senza zeri! che meraviglia! Ah! come era tutto più facile! Il 2003, appena introdotto l’euro, Ponza visse un’estate grandiosa: tempo meraviglioso per 90 giorni di fila! Da maggio a settembre non fece mai una giornata brutta, i weekend di maggio erano stracolmi di barche in rada e ai pontili. Il ponte del 2 giugno sembrava ferragosto! che estate magica… Fu la prima e l’ultima estate grandiosa.

Poi, la crisi, che dura ininterrotta da dieci anni. Sono anni che si dicono le stesse cose scritte da Domenico Musco (leggi qui), sono anni che si piange. Ma non si fa niente di concreto per invertire la rotta. Ormai lo sappiamo che il mare non basta più. Il mare funziona d’estate, nonostante i divieti, nonostante l’inflazione di noleggi barche che ne abbiamo più a Ponza che in un arcipelago delle Filippine, nonostante le spiagge accessibili siano luoghi di noleggio e in mezzo al porto. Il mare non ce la fa più a garantire il sostentamento economico.
Ci rimane la cultura, quella cultura che si affossa, che si denigra.
Non si investe nella cultura e persino i barcaioli la stanno uccidendo: si inventano storie assurde per attirare le attenzioni di persone che, secondo me, si fanno solo quattro risate…
E poi, l’abitudine a cambiare i nomi dei luoghi, che sono il nostro patrimonio! La Piana Bianca è la Piana Bianca, non il cavallino, nè la foca! Lo Spaccapurpo è lo Spaccapurpo, non l’arco dell’amore perchè cosi tira di più! Ma che scemità sono!
…E poi, Madonnine inventate di sana pianta, scogli dedicati a questo o a quello…
Ma dico: esistono tanti libri, tra cui quello meraviglioso di Salvatore Perrotta (leggi qui), disegnato scoglio per scoglio, cala per cala: perchè mai non viene almeno letto da chi porta i turisti in giro!?

Se si vuole allungare la stagione bisogna investire sulla cultura, sulla salvaguardia del nostro patrimonio naturale, architettonico, geologico e archeologico. E non ridursi a parlarne a giugno, quando ci guardiamo intorno, finalmente, basiti, per il fatto di non vedere ciò che vorremmo.
Si semina in inverno per raccogliere d’estate. Di solito. A Ponza la semina si salta, si vuole solo raccogliere …ma mò pure ù mare s’è seccate. Vediamoci a settembre, davvero, parliamone tutti insieme! Vediamo chi ci sarà!

 

Foto di copertina: la spiaggia di Chiaia di Luna, com’era nei tardi anni ’80

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