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I colori del mare (2)

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di Adriano Madonna

cerianto

per la prima parte (leggi qui)

Cena con invitati a sbafo

Avete mai visto un’attinia che si procura il cibo? E’ un appuntamento a cui un appassionato di biologia marina non deve mancare. Innanzitutto, è un invito a cena, poiché le attinie si dedicano alla caccia nelle ore buie (sott’acqua, la maggior parte delle cose più avvincenti avvengono di notte e, fra tutte, le strategie di caccia sono le più spettacolari).

Andare a osservare le attinie che fanno colazione con i piccoli pesci ignari che gironzolano nelle loro vicinanze, oppure con incauti vermetti, come le rosse arenicole, offre il vantaggio di non doversi spingere a grandi profondità, poiché anche un metro d’acqua andrà bene: praticamente, dove vivono molte specie di attinie.

attinia e granchio

Di notte, dunque, molti di questi antozoi aprono la corolla dei loro tentacoli scoprendo la bocca. I tentacoli sono come frecce pronte a essere scoccate e, infatti, al primo pesce che si avvicina, ecco che parte un tentacolo, ed è talmente veloce che difficilmente se ne coglie il movimento. Il pesce è afferrato e tramortito, poi scende nel viluppo dei tentacoli dove cento braccia lo avvolgono, lo uccidono e lo portano verso la bocca, che nel frattempo si è spalancata come un forno.

In ogni caso, se volete divertirvi, provate a offrire voi del cibo a un’attinia: fate piovere dall’alto dei minuscoli pezzetti di pesce e se la nostra amica ha fame, vedrete che non farà complimenti e accetterà l’invito a cena.

Però, ecco che, a un certo punto, potrebbero comparire degli invitati che non avevamo calcolato: si tratta di gamberi e granchietti, che, immuni agli cnidociti dell’attinia, si rifugiano sotto i tentacoli, accanto al disco basale, dove raggiungono un duplice scopo: trovano un rifugio supercollaudato a prova di predatori e, nello stesso tempo, non appena il pesciuzzo è stato colpito e ucciso, prima che la grande bocca lo fagociti, riescono a staccarne qualche pezzetto per saziare il proprio appetito.

attinia

Attinie di protezione

Siamo vertebrati grandi e grossi e le attinie, con i loro tentacoli, non ci fanno paura, perché al massimo ci darebbero del prurito alle mani. Ma rendiamoci conto che nel piccolo mondo animale esse sono dei satanassi da cui guardarsi, vere e proprie trappole della natura, proprio come le piante carnivore per gli insetti sulla terraferma. In ogni caso, qualcuno sa addirittura sfruttare le loro armi letali servendosene come mezzo di difesa, come il paguro, che attacca le attinie della specie Calliactis parasitica sulla conchiglia del gasteropode in cui si rifugia per tenere lontani eventuali aggressori.

Calliactis parasitica e paguro

La riproduzione

Si dice che le attinie si riproducono mentre si spostano sul fondo, ed è vero. E’ accertato, infatti, che a volte, durante la deambulazione, il disco basale si rompe e l’animale ne lascia dei frammenti dietro di sé. Da questi “pezzetti di attinia” si svilupperanno altre attinie. Questo è il tipo di riproduzione asessuata più comune, detta per frammentazione, ma può essere usata anche una riproduzione sessuata, come quella che si osserva più di frequente nei cerianti, in cui c’è emissione di gameti e fecondazione dell’uovo, da cui nasce una larva, la cerianthula, che trascorre un lungo periodo planctonico, poi atterra sul fondo, effettua una metamorfosi e si trasforma in individuo adulto.

 

I cerianti

Anche se meno comuni delle attinie, i cerianti le ricordano molto: in pratica, si tratta di “attinie speciali” che hanno subito delle opportune trasformazioni anatomiche: ad esempio, essendosi adattate a vivere nel sedimento, per tenere la corona di tentacoli il più lontano possibile dal fango, hanno sviluppato una colonna più lunga e l’hanno protetta con un tubo membranoso (al tatto sembra cartone bagnato), spesso inanellato come le corna di un caprone.
Proprio da questo astuccio membranoso che protegge la colonna deriva il nome scientifico del più noto dei cerianti: Cerianthus mebranaceus.

cerianto (2)

Lo troviamo da pochi metri di profondità in giù e, osservandone i tentacoli, noteremo che ve ne sono di corti e fitti attorno alla bocca (i tentacoli aborali) e di molto lunghi sulla circonferenza esterna (i tentacoli periferici). Spesso, periferici e aborali sono di colori diversi, ma ci sono anche cerianti in… tinta unita! In particolare, si trovano nelle grotte e possono essere di un elegantissimo colore vino scuro oppure bianchissimi, quasi evanescenti.

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Al cospetto di tanta bellezza, c’è da restare decisamente incantati.

 I colori del mare (fine)

 

Dott. Adriano Madonna, Biologo Marino, EClab Laboratorio di Endocrinologia Comparata, Università degli Studi di Napoli “Federico II”

 

 

Bibliografia

  • Mitchell, Mutchmor, Dolphin – Zoologia – Zanichelli; Barnes – Invertebrate Zoology – Philadelphia, Cbs College Publishing;
  • O. Mangoni – Lezioni di biologia marina – Università di Napoli “Federico II”;
  • G. Ciarcia e G. Guerriero – Lezioni di zoologia – Università di Napoli “Federico II”;
  • C. Agnisola – Lezioni di fisiologia degli organismi marini – Università di Napoli “Federico II”;
  • A. Madonna – Colori in Fondo al Mare – Edizioni Caramanica;
  • A. Madonna – Mare in Tasca – Ireco;
  • Friese, U.E. – Sea Anemones – Neptune City (N.J. Usa) T.F.H. Publications
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